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Draghi: le dieci grandi sfide del 2019, ultimo anno da presidente Bce

di Isabella Bufacchi


Addio a Qe ma senza traumi. Uscita soft anche per Italia

4' di lettura

Inizia oggi, con la prima conferenza stampa del 2019 dopo il consiglio direttivo della Bce, il conto alla rovescia di questi incontri tra la comunità internazionale dei giornalisti ECB watchers e Mario Draghi con al suo fianco il vice Luis de Guindos. Il mandato del presidente scade a fine ottobre e da oggi ad allora saranno soltanto sette le conferenze stampa di questo tipo con l'attuale numero uno. È questo l'anno della “Draghexit”, dell'uscita di scena del banchiere centrale famoso in tutto il mondo per quel suo “whatever-it-takes” pronunciato a Londra il 26 luglio 2012, una frase (faremo tutto ciò che è necessario) rinforzata dal minaccioso “and believe me, it will be enough (e credetemi, basterà)”, che cambiò il destino dell'euro salvando la moneta unica traballante sotto il più feroce attacco dalla sua nascita. Non sarà un anno facile, per Draghi: ecco le grandi dieci sfide della Dragh-exit.

Tassi
Mario Draghi avrebbe potuto chiudere il suo mandato settennale, iniziato nel novembre del 2011, con un rialzo dei tassi. Passare alla storia come il banchiere centrale che non ha mai abbassato i tassi ma che anzi per la prima volta li ha portati in terreno negativo, è un doppio primato del quale Draghi avrebbe fatto volentieri a meno. Ma la moderazione della crescita in Europa, per ora non allarmante e senza rischio di recessione, potrebbe essere tale nel 2019 da non portare più l'inflazione al target, “un livello inferiore ma prossimo al 2% nel medio termine” e dunque a non consentire il rialzo dei tassi.

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Brexit
La mina vagante di Brexit, che tiene con il fiato sospeso i mercati e l'economia in Europa dal giugno 2016, potrebbe esplodere in marzo o al più tardi due mesi dopo, con il concretizzarsi del peggiore degli scenari, il “no deal” cioè l'uscita del Regno Unito dalla Ue senza accordo. L'impatto sul commercio internazionale e sulla crescita in Europa, nel caso si verificasse la peggiore Brexit, potrebbe essere molto duro, e la Bce - che è anche responsabile della vigilanza bancaria europea - è in stato di allerta e pronta a reagire per arginare i danni.

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Trump e la guerra dei dazi
Il protezionismo altalenante di Donald Trump e il pericolo di un'escalation del rialzo dei dazi, con la conseguente brusca frenata del commercio mondiale, sono i principali rischi esterni e incontrollabili tenuti sotto stretta osservazione dalla Bce. Un deterioramento dei rapporti tra Usa e Cina avrebbe ripercussioni gravi sulla crescita europea.

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Elezioni europee
L'esito incerto delle elezioni europee, che in maggio potrebbero confermare l'ascesa di partiti populisti e anti-euro, è un fattore destabilizzante sul cammino di Mario Draghi, guardiano della stabilità dei prezzi e dei mercati finanziari e bancari dell'eurozona.

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Nomine europee
Il membro del Board della Bce in scadenza quest'anno è Peter Praet, capoeconomista molto vicino a Draghi e considerato una colomba. Praet scade in maggio. Se tutto andrà bene, Draghi riuscirà a piazzare l'attuale governatore della Banca centrale irlandese Philip Lane sulla poltrona di capo economista. Lane è vicino a Draghi e questo conforterà il governatore con un alleato a lui vicino negli ultimi mesi della sua presidenza

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Un falco presidente
Se la Francia insisterà per prendersi la presidenza della Commissione europea, è più che prevedibile che a quel punto Angela Merkel insisterà per avere il suo ex-consigliere e attuale presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, alla guida della Bce. Per Draghi e soprattutto per la Bce ci sarebbe da gestire un passaggio delle consegne in nome della continuità, nonostante arrivi come segnale di rottura: Weidmann è famoso per non aver dato il voto favorevole alle grandi decisioni di politica monetaria non convenzionale promosse e sostenute da Draghi (non da ultimo le OMTs).

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I nodi delle banche
L'Unione bancaria è in stallo e non ci sono all'orizzonte grandi crisi bancarie nell'Eurozona. Ma tutto potrebbe accadere in un momento in cui non c'è garanzia unica europea sui depositi bancari e il backstop dell'ESM al Single Resolution Fund è ancora privo di tutta la documentazione necessaria per poter partire. Una sfida per Draghi, che sovrintende l'SSM, il meccanismo unico di vigilanza bancaria nell'Eurozona.

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La scadenza delle TLTRO
I prestiti speciali mirati al sostegno della ripresa economica scadranno tra il 2020 e il 2021 in quattro tappe: le banche italiane dovranno rimborsarne per circa 240 miliardi. Per evitare questo big bang, Draghi già quest'anno è atteso annunci l'erogazione di nuovi prestiti Bce a medio lungo termine per le banche, anche se non proprio nel formato TLTRO, qualcosa di simile.

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Reinvestimento dei titoli del QE
Draghi passerà alla storia per aver collaudato e messo in campo il quantitative easing in Bce, acquistando asset tra il marzo 2015 e il dicembre 2018 per 2.600 miliardi. Il presidente ha messo fine agli acquisti netti lo scorso mese ma ora resta la gestione del reinvestimento dei titoli in portafoglio: questa operazione, che mantiene la politica accomodante, è effettuata con grandi margini di flessibilità, ma Draghi potrebbe essere chiamato a indicare prima della sua partenza fino a quando il reinvestimento andrà avanti e come.

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Exit ed entry
Sono in molti a domandarsi cosa farà Mario Draghi dal novembre 2019. E sono in molti a sperare di venirlo a sapere il prima possibile e al più tardi a novembre.

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