LA RIUNIONE DEL CONSIGLIO DIRETTIVO

Draghi: lo spread danneggia le banche italiane. «Non finanziamo il deficit dei Paesi»

Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea, in scadenza nell’ottobre 2019 (Afp)

3' di lettura

L’espansione dell’economia dell’Eurozona è confermata e così la graduale ripresa dell’inflazione, sia pure «con alcuni segnali di debolezza». Lo ha detto il presidente della Bce Mario Draghi alla fine della riunione del Consiglio direttivo a Francoforte.

Tra questi fattori di debolezza Draghi indica alcuni settori e Paesi, come l’andamento dell’industria dell’auto tedesca nell’ultimo trimestre, la frenata delle esportazioni, Brexit, tensioni commerciali e volatilità dei mercati. Ma buona parte delle domande dei giornalisti si sono concentrate sul caso Italia.

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Fiducioso su accordo tra Italia e Commissione Ue
Il tema Italia è fiscale, non monetario, ha sottolineato Draghi e dunque non di competenza della Bce. Al Consiglio era presente il vice presidente della Commissione europea Dombrovskis, che vuole cercare «un dialogo» con il governo italiano nel quadro del «rispetto delle regole» concordate a livello europeo. Draghi si è detto «fiducioso» che si troverà un accordo tra Commissione e governo italiano. «In alcuni paesi è stato registrato un lieve aumento dei tassi ma in larga parte crediamo che si tratti di fattori legati a fattori locali. Nel complesso riteniamo che forse c'è stato un qualche effetto di contagio (dalla situazione in Italia) ma comunque si tratta di un fenomeno limitato».

Unico programma di aiuti è l’Omt
«Non vediamo nessun rischio». Così il presidente della Bce ha risposto alla domanda se la Bce corra il pericolo di finire in una situazione in cui prevalgano le esigenze di bilancio dell'Italia piuttosto che quelle di politica monetaria. «Finanziare i deficit non è nel nostro mandato - ha ribadito - abbiamo l'Omt come strumento specifico, per il resto siamo in un regime di dominanza monetaria», non di bilancio. L’Omt (Outright monetary transactions) è il programma creato dalla Bce nel settembre 2012 che prevede l’acquisto di titoli di Stato di singoli Paesi previa loro richiesta ma a condizione che il Paese si sottoponga a un piano di riduzione del deficit concordato con il Meccanismo europeo di stabilità (il fondo salva-Stati creato dopo la crisi greca).

Banche italiane: se BTp perdono valore, problema di capitale
A proposito della situazione delle banche italiane, Draghi ha detto di non avere «una sfera di cristallo, ma certamente questi bond sono nei portafogli, se perdono valore andranno a impattare la posizione di capitale delle banche, e questo è ovvio. Ma voglio ribadire che sono ancora fiducioso che si troverà un accordo».

«Che cosa si può fare in una situazione che ha già messo sotto stress il settore bancario»? in primo luogo «abbassare i toni ed evitare di mettere in discussione l'architettura dell'euro. In secondo luogo adottare politiche che riducono lo spread».

Complessivamente, le prospettive economiche dell’area euro restano dunque «bilanciate», dunque non si vede un peggioramento dei fattori di rischio. «L'espansione generalizzata spinge a ricostituire margini di manovra nelle finanze pubbliche - ha detto Draghi - Ciò risulta particolarmente importante per i paesi che presentano un debito pubblico elevato e per i quali il pieno rispetto del Patto di stabilità e crescita è cruciale per preservare posizioni di bilancio solide».

Spread Italia-Grecia in calo
«Nel corso degli ultimi mesi abbiamo continuato a non comprare bond greci e abbiamo continuato a comprare bond italiani. Eppure il differenziale fra i due paesi è calato», ha sottolineato Draghi, per mostrare come sia il mercato a dettare il rischio Paese. «Dopo la fine del Qe - ha aggiunto - lo spread dei singoli paesi sarà determinato principalmente dalle loro emissioni nette», cioè dall'entità del loro ricorso al debito.

Tassi a zero almeno fino all’estate 2019
La Banca centrale europea ha ribadito che intende tenere i tassi ai livelli attuali (ai minimi storici) almeno fino all’estate 2019. Francoforte intende anche reinvestire il capitale rimborsato sui titoli in scadenza per un prolungato periodo di tempo dopo la conclusione degli acquisti «e in ogni caso finché sarà necessario per mantenere condizioni di liquidità favorevoli e un ampio grado di accomodamento monetario».

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