INTERVENTO A MADRID

Draghi: non ci sono bolle nel credito. Bassi margini delle banche non dipendono da Bce

di Alessandro Merli

Mario Draghi (Epa)

3' di lettura

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
FRANCOFORTE - La Banca centrale europea manterrà la sequenza indicata finora per l'uscita dallo stimolo monetario, prima la riduzione progressiva (il tapering) del Qe, gli acquisti di titoli, poi l'aumento dei tassi d'interesse, oggi in territorio negativo, ha detto il presidente della Bce, Mario Draghi, in un intervento a Madrid in cui ha difeso gli effetti positivi della politica monetaria sulla stabilità finanziaria, un punto contestato da alcuni dei suoi critici, soprattutto in Germania.

La strategia della Bce
In un'unione monetaria, ha affermato Draghi alla Banca di Spagna, in un discorso che anticipa parte della discussione che il consiglio della Bce affronterà il prossimo 8 giugno alla riunione di Tallinn, gli acquisti di titoli sono «più difficili da calibrare, più complessi da mettere in atto e più probabilmente possono avere effetti collaterali ingiustificati», mentre i tassi negativi a loro volta possono produrre effetti collaterali, ma questi sono stati finora limitati. La Bce, che è impegnata a continuare il Qe fino a dicembre al ritmo di 60 miliardi di euro mensili, procederà quindi prima alla loro riduzione e poi al rialzo dei tassi.

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Nessuna deviazione dal percorso previsto

La cosa era stata messa in dubbio dai mercati per le dichiarazioni di alcuni consiglieri. «Non c'è ragione per deviare dalle indicazioni» offerte finora, ha detto Draghi. Su questa sequenza c'è accordo in consiglio anche da parte di governatori più critici su altri punti, come il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann. Il presidente della Bce ha osservato che stabilità dei prezzi e stabilità finanziaria sono strettamente collegate e che nella crisi dell'euro le difficoltà del settore finanziario e dell'economia reale si sono alimentate a vicenda. Le azioni di politica monetaria hanno avuto effetti positivi anche sulla stabilità finanziaria, ha sostenuto Draghi, insieme a cambiamenti istituzionali come la creazione della vigilanza unica europea e all'attribuzione della Bce di poteri macroprudenziali.

Non ci sono pericoli di bolle
Draghi ha ribattuto alle critiche che vengono rivolte alla Bce, di avere con le sue misure accentuato l'assunzione di rischio delle banche e di aver influenzato negativamente la redditività delle banche e degli investitori istituzionali, come le compagnie di assicurazione e i fondi pensione. Sul primo punto, il banchiere centrale ha detto che non ci sono elementi che indichino la formazione di bolle e che le aree dove i prezzi stanno salendo di più, soprattutto nell'immobiliare, sono tenute sotto stretto monitoraggio e hanno visto vari interventi delle autorità nazionali. La concessione del credito è aumentata, ma resta prudente.

Da Bce impatto positivo su margini delle banche
Quanto alla redditività delle banche, è vero che, in base al Roe, è calata dal 20% di prima della crisi al 5%, ma si tratta di un confronto non corretto, in quanto nel frattempo il capitale è aumentato, la leva finanziaria diminuita e gli effetti della crisi sulle banche sarebbero stati peggiori in assenza di azione da parte della Bce. I bassi tassi comprimono i margini delle banche ma migliorano anche le condizioni macroeconomiche e i prezzi delle attività finanziarie: nel complesso l'impatto delle misure sulla redditività delle banche è stato positivo, secondo il presidente della Bce. Ancora una volta, Draghi ha insistito perché le banche europee, la cui efficienza in termini di costi non è migliorata dal 2010, si impegnino in più profondi tagli di costi. Quanto agli investitori istituzionali, devono abbandonare il modello di prodotti a rendimenti garantiti, diffuso soprattutto in Germania e in Austria.

Infine, Draghi ha ripetuto il suo appello perché venga completato il terzo pilastro dell'unione bancaria con la creazione di uno schema europeo di assicurazione dei depositi.

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