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Draghi: un Paese perde sovranità se il debito è troppo alto

di Beda Romano


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Mario Draghi (Epa)

3' di lettura

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
BRUXELLES - La Banca centrale europea ha ribadito oggi di essere pronta a reagire al rallentamento economico che da qualche settimana è sempre più visibile nella zona euro. In una audizione dinanzi al Parlamento europeo qui a Bruxelles, il presidente dell'istituto monetario Mario Draghi ha anche avvertito i governi ad alto debito, come quello italiano, che l'indebitamento si traduce in una perdita di sovranità perché in ultima analisi dà il giudizio sul futuro del paese ai mercati finanziari.

Sul fronte economico, il presidente Draghi ha fatto notare che le ultime informazioni sulla congiuntura nell'unione monetaria sono «più deboli dell'atteso»; «la persistenza delle incertezze, in particolare collegate a fattori geopolitici e alla minaccia di protezionismo, pesa sul sentimento
economico». In questo senso, parlando di «rischi per la crescita al ribasso», il banchiere centrale ha sottolineato che «il consiglio direttivo è pronto ad agire in modo appropriato con tutti gli strumenti a disposizione».

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Mario Draghi ha escluso tuttavia che la banca possa decidere di reinstaurare quest'anno acquisti di debito sul mercato, «certamente non quest'anno». Tra le cause di incertezza, il banchiere centrale ha citato Brexit: «Le catene di valore (che legano tra loro i paesi membri, ndr) sono difficilissime da individuare», ha avvertito il presidente della Banca centrale europea, parlando dell'uscita del Regno Unito, che il 29 marzo prossimo potrebbe avvenire senza un accordo di divorzio.

La settimana scorsa a Francoforte il consiglio direttivo della banca ha lasciato immutati i tassi d'interesse (quello di riferimento è rimasto a 0), denunciando un periodo di normalizzazione più lungo del previsto. Ha anche lasciato intendere che le prossime scelte potrebbero prevedere un allentamento monetario, e non una stretta monetaria. A questo punto, il mercato si aspetta un aumento del costo del denaro solo a metà del 2020.

A proposito della situazione italiana, il banchiere centrale si è limitato a salutare l'intesa raggiunta tra Roma e Bruxelles sul bilancio 2019 alla fine dell'anno scorso e a ricordare che «l'economia italiana è cresciuta e sta crescendo meno delle altre economie della zona euro». Ha spiegato peraltro che è troppo presto per valutare se il governo Conte dovrà introdurre una manovra correttiva per rimettere in careggiata le finanze pubbliche: «Dipenderà tra le altre cose dal gettito fiscale».

Mario Draghi ha colto l'occasione dell'ultima audizione parlamentare nel corso dell'attuale legislatura per esortare i paesi della zona euro ad agire in modo unito sul fronte politico ed economico. Ha fatto notare che la moneta unica ha rafforzato l'occupazione (dal 59 al 67%) e diminuito la disoccupazione; ma ha anche sottolineato come il ruolo dell'euro a livello internazionale si sia indebolito negli ultimi anni. Ha imputato questa tendenza alle “linee di frattura” dell'unione monetaria.

Inoltre, il banchiere ha avvertito che la zona euro è caratterizzata da «molte fragilità» ed è lontana dall'essere «una unione monetaria perfetta». Mario Draghi ha poi sostenuto che «un debito pubblico elevato riduce la sovranità nazionale di un paese perché l'ultima parola nel giudicare i conti pubblici è affidata ai mercati, istituzioni non elette, fuori dal quadro democratico». Con un occhio probabilmente al governo Conte, il presidente della Bce ha aggiunto: «La sovranità è persa sulla scia di scelte sbagliate».

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