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Draghi, le parole del Governo hanno fatto danni: tassi saliti tra 20 e 64 punti base

dal nostro corrispondente Beda Romano


Lo spread e le parole dannose del Governo: il costo per famiglie e imprese

3' di lettura

BRUXELLES – In un momento di evidente nervosismo nella maggioranza che sostiene il governo Conte a proposito della prossima Finanziaria, il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi è tornato a dirsi preoccupato da un dibattito che ha un impatto notevole sui mercati finanziari e quindi sul costo del debito per imprese e famiglie. Il ministro delle Finanze Giovanni Tria deve trasmettere la bozza di bilancio alla Commissione europea entro metà ottobre.

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«Come ho detto la settimana scorsa – ha spiegato il banchiere centrale, rispondendo a una domanda sulla prossima Finanziaria dinanzi alla commissione affari monetari del Parlamento europeo - occorre aspettare i fatti, ovvero la presentazione del disegno di legge di bilancio e la discussione parlamentare. Entrambi sono momenti importanti e delicati. Ho detto (di recente, ndr) che le parole hanno fatto danni perché le famiglie e le imprese pagano tassi più alti di quelli di prima».

A differenza che in Germania la settimana scorsa, il presidente dell’istituto monetario ha voluto questa volta offrire ai deputati europei interessanti cifre. Secondo Mario Draghi, da aprile in poi – ossia sulla scia delle elezioni legislative del 4 marzo – le banche hanno aumentato il costo dei prestiti alle piccole imprese di 20 punti base. Per quanto riguarda le emissioni obbligazionarie delle grandi imprese, sempre in Italia, i costi sono aumentati di 64 punti base.
«Non sono solo i tassi del credito bancario ad essere aumentati – ha aggiunto Mario Draghi - ma sono diventate più esigenti le condizioni relative alle garanzie e alle clausole contrattuali. Questa è la situazione. Mentre le imprese degli altri paesi continuano a pagare tassi che erano quelli di prima, forse anche più bassi».

La risposta è giunta sulla scia di una domanda dell’eurodeputato italiano, Fulvio Martusciello (membro di Forza Italia), relativa al prossimo bilancio dello Stato.
Come detto, non è la prima volta che il banchiere centrale fa notare come il dibattito politico sulla prossima Finanziaria così come l’incerta politica economica del governo Conte stiano influenzando negativamente i mercati e provocando costi inattesi per imprese e famiglie. Quando lo fece notare a metà mese, il vicepremier Matteo Salvini aveva risposto: «Conto che gli italiani in Europa facciano gli interessi dell’Italia come fanno tutti gli altri paesi, aiutino e consiglino e non critichino e basta».

Nella sua regolare audizione parlamentare, Mario Draghi è stato costretto a difendere la politica monetaria della Bce, criticata da alcuni deputati che la ritengono favorevole all’Italia: «Non è assolutamente vero che la Bce abbia offerto all’Italia dei prestiti, la Bce ha comprato dei titoli sovrani e dei titoli di società in ogni paese a seconda della nostra chiave di versamento del capitale. Non c’è alcun privilegio nei confronti di un paese (…) Noi facciamo la politica monetaria per tutti i paesi (…) Non in un paese o in un altro».

Come detto, il governo italiano deve presentare entro metà ottobre una bozza di bilancio. Secondo le regole europee l’Italia dovrebbe ridurre il deficit strutturale dello 0,6% nel 2019, ma le stesse norme le danno margini per diminuire il disavanzo di appena lo 0,1 per cento. Mentre il ministro Tria vuole rispettare le regole comunitarie, i due partiti che sostengono il governo – la Lega e il Movimento Cinque Stelle – vogliono finanziare le loro promesse elettorali aumentando l’indebitamento.

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