Industria

Draghi nel polo delle piastrelle, cuore di 4,5 miliardi di export

ll premier nel distretto di Sassuolo che tra Modena e Reggio concentra il 90% dell'industria nazionale di piastrelle, 135 aziende, quasi 20mila occupati

di Ilaria Vesentini

(Imagoeconomica)

3' di lettura

Il premier Mario Draghi visita il polo ceramico di Sassuolo – che tra Modena e Reggio concentra il 90% dell'industria nazionale di piastrelle, 135 aziende, quasi 20mila occupati e 5,34 miliardi di euro di fatturato, di cui 4,5 miliardi di export -. Un modello della capacità dei distretti manifatturieri della via Emilia di conquistare la leadership sui mercati internazionali con prodotti di qualità e design e di innovare le filiere produttive locali coniugando tecnologie 4.0, rispetto per l'ambiente, sviluppo economico e buona occupazione. Ed è un esempio di ripartenza del Made in Italy superiore alle attese in questo avvio di primavera, nonostante i nodi dei rincari e delle difficoltà logistiche.

Il ruolo di Cersaie

A sua volta Atlas Concorde, azienda di Spezzano di Fiorano, nel cuore del distretto, è stata scelta come location per ospitare la visita del primo ministro in quanto testimonial eccellente delle imprese ceramiche emiliane che negli ultimi cinque anni hanno rivoluzionato fabbriche e processi, arrivando a investire quasi il 10% del fatturato annuo in digitalizzazione e sostenibilità e oggi rappresentano un modo nuovo di lavorare argille e feldspati in stabilimenti puliti e luminosi immersi nel verde, che riciclano internamente il 99,5% degli scarti, abbattono il 99% delle polveri e il 90% delle emissioni di piombo e fluoro negli impianti di depurazione, consumano il 40% di energia in meno rispetto allo scorso millennio, fanno viaggiare su ferro (e non su gomma) quasi un quarto delle merci in entrata e in uscita (più del doppio della media nazionale) e hanno il primato europeo per linee di prodotto certificate Ecolabel.Spetterà a Cersaie, il Salone internazionale della ceramica, dell'architettura, del design e dell'arredobagno che tornerà in presenza dopo l'estate nei padiglioni di BolognaFiere – primo grande appuntamento fieristico mondiale sotto le Due Torri dopo la parentesi Covid, dal 27 settembre al 1° ottobre - riportare sugli spalti globali la manifattura italiana. «Noi su Cersaie ci stiamo scommettendo tutto, anche perché il momento è favorevole come non mai per il nostro settore – afferma Giovanni Savorani, presidente di Confindustria Ceramica –. Per la prima volta in 15 anni c'è un segnale di forte crescita dal mercato italiano, complice le agevolazioni alla filiera costruzioni e l'attenzione per la casa che si è risvegliata, non solo nel nostro Paese ma in tutto il mondo. La qualità dell’abitare e l’igienicità degli spazi sono tornati ad essere al centro degli investimenti delle comunità e la ceramica è il materiale per eccellenza in questo senso. Tutti gli spazi di Cersaie sono prenotati, abbiamo già lunghe liste di attesa da gestire, non solo di espositori nazionali ma internazionali (il 40% delle aziende attese in fiera arriva da 40 Paesi esteri, ndr). Il nostro Salone si conferma anche dopo un anno di stop il più importante appuntamento mondiale per la filiera ceramica».

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Sale la domanda del 19%

I primi dati del 2021 confermano che la domanda di piastrelle è aumentata del 19% tra gennaio e marzo in Italia, «e il confronto è su un primo trimestre 2020 in cui solo l'ultima settimana di marzo ha risentito della chiusura delle nostre fabbriche – precisa il presidente –. Il confronto vero andrà fatto sul 2019 ma possiamo dire già oggi di essere su livelli superiori a quelli di due anni fa». Il Governo ha fatto la sua parte per sostenere la ripartenza dell'industria ceramica e della sua vetrina internazionale per antonomasia: ministero degli Affari esteri e ICE Agenzia hanno finanziato con 1,2 milioni di euro le iniziative di Cersaie 2021, per spingere l'incoming da Germania, Francia, Regno Unito, Nord America e Paesi del Golfo, i principali mercati di sbocco di una Made in Italy che vive per l'85% di export.Sono numeri che spiegano le ragioni delle battaglie decennali che Confindustria Ceramica sta portando avanti per salvaguardare la competitività del sistema, su cui anche il premier Draghi sarà chiamato a rispondere. La questione più urgente è la revisione del sistema dell'emission trading voluto dalla Commissione europea per tagliare l'inquinamento atmosferico attraverso la tassazione delle emissioni di CO2, che ha previsto misure compensative per i settori energivori esposti alla concorrenza internazionale, dimenticandosi però di inserire l'industria ceramica tra i comparti che hanno diritto alle agevolazioni. L'altra battaglia è quella sulle infrastrutture, che per il distretto ceramico di Sassuolo significano innanzitutto la Bretella Sassuolo-Campogalliano (per sbloccare le file di camion che intasano la viabilità nel distretto), e la Cispadana, l'autostrada regionale impantanata dagli anni Ottanta che dovrebbe collegare l'Emilia al Nord Europa, il più importante sbocco per la ceramica italiana.

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