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Draghi premiato come World Statesman: «Nessuna ambiguità con le autocrazie»

Il riconoscimento della Appeal of Conscience Foundation. Biden si congratula col premier italiano. Martedì notte il discorso all’Onu

di Marco Valsania

Governo, Draghi: "Modo in cui affronteremo autocrazie definirà nostro futuro"

4' di lettura

«Sono davvero commosso». Ha esordito così, con toni molto personali, il presidente del Consiglio Mario Draghi nel ricevere il premio di World Statesman, statista mondiale, dall’organizzazione per i diritti umani, la libertà religiosa, la tolleranza e la pace Appeal of Conscience Foundation a New York, dove si trova per partecipare all’Assemblea Generale dell’Onu. Commosso, ha detto: «Sono commosso specialmente dalle parole del dottor Kissinger». Dal fatto che «ha trovato il tempo per venire qui in questa occasione. Per me è un regalo, un grande regalo». A Kissinger, che ha 99 anni, è stata affidata la laudatio: ha presentato Draghi ricordando un’amicizia di lunga data, nata con la condivisione di panini in aereo decenni or sono, e rendendo omaggio tanto alle sue doti di leadership che di analisi intellettuale.

Il confronto con Kissinger sulle autocrazie

Il rapporto con l’ex segretario di Stato Usa Henry Kissinger, per Draghi, ha però introdotto temi urgenti e scottanti sul palcoscenico internazionale, a cominciare dalla guerra in Ucraina fino alla sfida degli autoritarismi. «La nostra amicizia è cominciata trent'anni or sono, su un aereo, ed è cresciuta negli anni, anche se ci siamo visti poco», ha affermato. Ma «di recente, con gli eventi che sono degli ultimi dodici mesi, abbiamo avuto l’opportunità di avere in particolare una approfondita conversazione su quanto sta accadendo, forse un mese dopo l’inizio della guerra, su cosa fare ora, in seguito e su come affrontare le autocrazie».

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Draghi ha articolato quella sfida nella parte conclusiva del suo intervento. L’idea stessa di lavorare assieme per il vantaggio di tutti i paesi è oggi sotto attacco, ha detto, risultato dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Questa minaccia di portare con sé «una nuova era di polarizzazione», senza precedenti dalla Guerra Fredda. E qui emerge la «questione di come confrontiamo le autocrazie» che «definirà la nostra abilità di modellare il nostro futuro comune per molti anni a venire.

L’appello alla Russia

Ha offerto una risposta: «La soluzione è in una combinazione di franchezza, coerenza e impegno. Dobbiamo essere chiari sui valori fondanti delle nostre società. Mi riferisco alla democrazia e al rispetto della legge, alla difesa dei diritti umani, all’impegno per la solidarietà globale». Ideali che «dovrebbero guidare la nostra politica estera» in maniera «prevedibile». Vale a dire «quando tracciamo una linea rossa dobbiamo farla rispettare. Quando ci assumiamo un impegno, dobbiamo onorarlo. Le autocrazie crescono sfruttando l’esitazione», le ambiguità. Infine, ha continuato, occorre essere pronti a cooperare, senza «compromettere i principi essenziali». Draghi qui ha fatto appello alla Russia, augurandosi che in un futuro «decida di tornare» al rispetto delle norme che aveva sottoscritto nel 1945.

«Solo l’Ucraina può decidere quale pace sia accettabile»

Nonostante i tempi definiti «cupi», Draghi si è detto ottimista sul futuro. Ha citato anzitutto l’eroismo dell’Ucraina come un «potente richiamo a ciò in cui crediamo, a ciò che rischiamo di perdere». E la Ue e il G7 sono rimasti uniti, assieme agli alleati, «nel sostegno all’Ucraina» anche davanti ai tentativi di Mosca di creare divisioni. Allo stesso tempo continua, ha sostenuto, il «nostro sforzo per la pace, come dimostra l’accordo per sbloccare milioni di tonnellate di cereali dai porti del Mar Nero». E se solo l’Ucraina può decidere quale pace sia accettabile, dobbiamo fare tutto ciò che possiamo per favorire un accordo quando diventerà possibile».

Draghi, nel suo discorso, ha anche offerto un tributo a Shinzo Abe, l’ex premier giapponese ucciso che era stato tra i precedenti premiati dalla Fondazione. Lo ha definito un leader che credeva fermamente nel contributo del suo Paese alla stabilità globale e ha citato la sua Abenomics per rinvigorire l’economia nazionale. «La sua eredità rimane viva», ha aggiunto.

Regole comuni per la globalizzazione

Draghi ha ripercorso la sua carriera di economista e di policymaker come ispirata «all’importanza del dialogo». Lavorando alla Banca Mondiale ha appreso il valore di «partnership di successo tra istituzioni multilaterali e locali»; riscrivere la regole della finanza, con l’impegno nel Financial Stability Board all’indomani della crisi del 2008. Quel lavoro «ha richiesto fiducia reciproca, apertura e capacità di arrivare a compromessi». Il progetto europeo, ha insistito, «è imperniato sulla forza di istituzioni condivise quali la Banca centrale europea». Infine il G20, che l’Italia ha presieduto l’anno scorso, dimostra che «solo la cooperazione globale può aiutare a risolvere problemi globali dalla pandemia al cambiamento climatico». Draghi ha ricordato che la globalizzazione, per aver successo per tutti, deve avere «regole comuni».

Le motivazioni del premio

Il premio come World Statesman gli è stato consegnato in occasione della 57esima edizione dell’Annual Awards Dinner della Appeal of Conscience Foundation. Il premio, si legge nella motivazione, è stato consegnato al Primo ministro italiano per la «lunga leadership poliedrica nella finanza e nel pubblico servizio, di cui hanno beneficiato l’Italia e l’Unione europea e che ha aiutato la cooperazione internazionale».

L’evento ha avuto luogo nelle sale del Pierre Hotel di Manhattan, con la partecipazione di 450 persone tra leader di business e esponenti impegnati nella società civile. La Fondazione Appeal of Conscience, nel corso della cerimonia, ha premiato anche Jean-Paul Agon, chairman di l’Oreal Group, e Robert Kraft, fondatore, chairman e ceo del Kraft Group. Il fondatore dell’organizzazione, il rabbino Arthur Schneier, ha iniziato la serata ricordando come la missione della Fondazione abbia le radici nella sua esperienza di sopravvissuto all’Olocausto, dove ha incontrato sia «la brutalità dell’uomo» che «i giusti che hanno rischiato la vita per salvarci». Draghi, ha affermato Schneier nel corso dell’evento, «è un leader esemplare». Con «grandi capacità di visione, che unisce e possiede le competenze finanziarie e politiche necessarie per affrontare le complesse questioni economiche, umanitarie e geopolitiche che il mondo ha davanti».

Anche la Casa Bianca ha inviato per l’occasione un messaggio di congratulazioni del presidente Joe Biden «all’amico primo Ministro Mario Draghi», per il suo «lavoro nel far avanzare i diritti umani nel mondo». Biden ha definito Draghi una «forte voce nel promuovere la tolleranza e la giustizia» e, ha aggiunto, «lo ringrazio per la sua leadership».

Draghi è a New York per partecipare all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, dove interverrà martedì sera per riaffermare il pieno sostegno italiano all’Organizzazione e alla sua azione di rafforzamento della governance globale. L’Italia è il primo contributore di caschi blu tra i Paesi occidentali e settimo contributore al bilancio ordinario e a quello del peacekeeping. I lavori al Palazzo di Vetro, presieduti dal neo eletto presidente dell’Assemblea generale, il diplomatico ungherese Csaba Kőrösi, hanno un’agenda fitta che va dalla guerra in Ucraina alla pandemia, dalle sfide umanitarie al cambiamento climatico e alle minacce all’economia globale.


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