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Draghi presenta la Nadef, Fdi gli chiede una mano sulla manovra

L'attività del governo in carica per il disbrigo degli affari correnti si intreccia, inevitabilmente, con quella dell'esecutivo che sarà

Meloni: "Italia ha scelto noi e non la tradiremo"

3' di lettura

Una volta chiuso il capitolo elezioni, con il verdetto che ha fotografato una forte affermazione di Fratelli d’Italia, e in vista della nascita del nuovo esecutivo la politica economica e i suoi temi tornano in primissimo piano. A cominciare dalla necessità di impostare per tempo la manovra. Perché ce ne sarà poco e le incombenze, come ripetono spesso da FdI, fanno «tremare i polsi», tra inflazione alle stelle, bollette che continuano a crescere e lo spettro di un rallentamento generalizzato dell’economia che si abbatterà, inevitabilmente, anche sull’Italia.

Verso via libera alla Nota di aggiornamento del Def

In questo scenario, l’attività del governo in carica per il disbrigo degli affari correnti si intreccia, inevitabilmente, con quella dell’esecutivo che sarà. Mentre infatti il premier Mario Draghi e il ministro dell’Economia Daniele Franco si preparano, mercoledì 28 settembre, a dare il via libera all’aggiornamento delle stime di crescita con la Nadef, ovvero la Nota di aggiornamento del Def, il centrodestra che si appresta a governare chiede di fatto una mano all’esecutivo uscente.

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Manovra, Fdi: lavorare a quattro mani con il governo uscente

Bisognerà «lavorare a quattro mani» vecchio governo ed eletti in procinto di entrare a Palazzo Chigi, è il ragionamento di Guido Crosetto, cofondatore di FdI, perché il Dpb, il Documento programmatico di bilancio - che di fatto costituisce lo schema della manovra - va inviato a Bruxelles di prassi entro la metà di ottobre e il nuovo governo «avrebbe un giorno per farla».

Ue, Dpb aggiornato Italia può arrivare dopo il 15 ottobre

In realtà la scadenza non è poi così perentoria. «Si sono verificati diversi casi in cui uno Stato membro non aveva un governo in carica con pieni poteri di bilancio al momento della scadenza del 15 ottobre per la presentazione del documento programmatico di bilancio (DPB) - ha chiarito un portavoce della Commissione Europea a proposito del cronoprogramma italiano -.

La prassi prevede che il Paese presenti una bozza basato sull’assenza di cambiamenti politici e che il governo entrante presenti poi un piano aggiornato». «Non c’è una scadenza specifica - ha aggiunto - ma dovrebbe avvenire almeno un mese prima dell’adozione del nuovo pdl da parte del Parlamento nazionale». Già in passato Bruxelles ha concesso più tempo in caso di elezioni nazionali e conseguente formazione di nuovi governi (dalla Germania all’Austria fino al Portogallo). Il governo ancora in carica per gli affari correnti, peraltro, al momento non ha alcuna intenzione di fare la manovra. Spetterà a chi verrà dopo, hanno detto più volte pubblicamente sia Draghi sia Franco.

Nella Nadef indicazioni sul tendenziale

Il responsabile del Tesoro si è limitato a invitare i successori a «restare sui medesimi obiettivi» indicati in aprile con il Def. Obiettivi che la Nota dovrebbe ricordare anche se i numeri saranno solo quelli tendenziali, con le previsioni aggiornate a politiche invariate. Perché le scelte su come orientare la politica economica di qui in avanti, è la posizione tenuta finora, dovrà farle il nuovo governo. Il documento che arriverà in Cdm dovrebbe certificare la performance del Pil superiore alle aspettative per quest’anno, con un +3,3%, ma anche un netto rallentamento nel 2023, che potrebbe fermare l’asticella tra lo 0,6 e lo 0,7%, con una crescita più che dimezzata rispetto al 2,4 ipotizzato in primavera. Un quadro che si complica e che, senza ricorrere a scostamenti, lascia pochi margini di azione.

Il nodo tempi per la nascita del nuovo governo

Molto dipenderà dai tempi per la formazione del nuovo esecutivo. Se, come l’esito delle urne suggerirebbe, si dovesse fare in fretta, di sicuro non saranno Draghi e Franco, è l’idea che rimbalza tra Mef e Palazzo Chigi, a firmare la manovra. Chi arriverà potrà contare su un margine informale di qualche giorno di tolleranza o sulla richiesta formale di una proroga un po’ più lunga. Solo se, viceversa, si ripetesse lo scenario vissuto a inizio della scorsa legislatura (90 giorni per trovare l’intesa sul Conte 1) potrebbe essere questo esecutivo a farsi carico anche di presentare il Dpb, magari in una versione light, da integrare non appena effettuato lo scambio della campanella.

Ciriani (Fdi): Meloni sta approfondendo i dossier più scottanti

«Ogni atto deve essere concordato», mette le mani avanti intanto il segretario della Lega Matteo Salvini, mentre da Fdi sottolineano comunque che il centrodestra non arriverà impreparato all'appuntamento perché «Giorgia Meloni - chiarisce il capogruppo in Senato Luca Ciriani - sta approfondendo tutti i dossier più scottanti a partire dalla Nadef alla legge di bilancio».

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