l'arma in più del banchiere italiano

Draghi: quel cocktail inedito di misure non convenzionali

Forward guidance, Qe, tassi negativi erano già stati usati ma non in contemporanea

dal nostro corrispondente Isabella Bufacchi

Bce: Draghi all'ultima riunione, otto anni a difesa euro

Forward guidance, Qe, tassi negativi erano già stati usati ma non in contemporanea


4' di lettura

FRANCOFORTE - Dicono di lui, di Mario Draghi, che abbia la battuta pronta, sia ironico e scherzoso. Chissà cosa penserà oggi quando, per ironia della sorte e per scherzo del destino, alla sua ultima riunione del Consiglio direttivo e alla sua ultima conferenza stampa in veste di presidente della Bce sarà chiamato principalmente a difendere il suo ultimo “pacchetto” : il mix di misure di stimolo con il quale lo scorso 12 settembre la Bce ha reso ancor più accomodante una politica monetaria già ampiamente espansiva, sollevando un polverone mai visto finora di dubbi, perplessità e critiche provenienti da banchieri centrali, economisti e politici tra Paesi core, semi-core e persino periferici.

L’ironia sta nel fatto che è proprio la formula unica del “pacchetto Draghi”, la combinazione di forward guidance, taglio dei tassi, Qe e Tltro, il reale “whatever it takes” per l’euro e i cittadini europei: non quello minacciato e mai usato delle Omt, ma quello realizzato sul campo.

Draghi passa alla storia per aver salvato l’euro, cioè aver rimosso il rischio della dissoluzione della moneta unica e domato la crisi sul debito sovrano, facendo leva sulla sola deterrenza di tre parole pronunciate a Londra il 26 luglio del 2012, nel pieno della Grande Crisi. Ma per la Bce è il “pacchetto”, senza grandi aiuti dalle politiche fiscali, ad aver sostenuto l’economia e il Pil dell’area dell’euro, ad aver creato posti di lavoro, debellato il rischio di deflazione e combattuto un’inflazione troppo bassa.

Draghi non ha inventato la forward guidance, le “indicazioni prospettiche” che danno informazioni ai mercati sulle future intenzioni della politica monetaria. Per prime sono state la Federal Reserve e la Bank of England ad adottarla. La Bce l’ha introdotta nel luglio 2013. E non è stato Draghi a mettere piede per primo sotto l’asticella dello 0%. Le banche centrali di Danimarca, Svezia e Svizzera hanno per prime rotto il ghiaccio sui tassi negativi: il tasso sui depositi della Bce è sceso a -0,10% l’11 giugno 2014, per la prima volta allo 0% dal luglio 2012. Neanche il Qe è un’invenzione europea: la Federal reserve ha iniziato a comprare attività nel 2008, la Bank of England nel 2009. Il Qe della Bce è partito il primo marzo 2015.

Quel che Draghi ha fatto è innanzitutto mettere la Bce nella condizione di poter usare questi strumenti non convenzionali, rivoluzionando la giovane banca centrale. Combattendo e vincendo battaglie legali di portata storica: nel gennaio 2015 la Corte di giustizia europea, sollecitata ad esprimersi sulle Omt, riconosce la legittimità degli acquisti di titoli di Stato da parte della Bce, a condizione che la Banca persegua sempre lo scopo della stabilità dei prezzi, mantenga la sua indipendenza e non sfori nel campo della politica fiscale che resta responsabilità degli Stati membri dell’euro. Il Qe della Bce che ne è uscito fuori è dunque unico al mondo - ripartizione per la chiave capitale, tetto massimo su singola emissione e singolo emittente, risk sharing al 20% - per rispettare questi rigidi steccati.

Draghi ha messo forward guidance, tassi negativi e Qe tutti assieme, dove il genio sta nella composizione: sono strumenti che si rafforzano reciprocamente e si alimentano tra di loro dando più incisività all’intervento totale. Il pacchetto Draghi è unico anche perchè corredato dai prestiti mirati di rifinanziamento a più lungo termine, le Tltro, dove per la prima volta ammontare di liquidità e costo del credito ottenuti dalle banche dipendono dall’entità dei prestiti stessi.

L’era Draghi è stata segnata da quattro pacchetti (5 giugno 2014, 3 dicembre 2015, 10 marzo 2016 e 12 settembre 2019) ed eventi eccezionali: tra il 2011 e il 2013 la grandi crisi delle banche e del debito sovrano e il rischio di reversibilità dell’euro; tra il 2013 e il 2019 il pericolo della deflazione (headline inflation negativa nel 2015) e poi un’inflazione troppo bassa; da ultimo incertezze e tensioni sul commercio internazionale, il protezionismo di Donald Trump, Brexit, le turbolenze delle economie emergenti e Cina. La Bce sotto la guida di Draghi ha usato i pacchetti per riportare le prospettive di medio termine dell’inflazione su un percorso di convergenza verso l’obiettivo di tasso «prossimo ma inferiore al 2%» e proteggere crescita e posti di lavoro nell’Eurozona.

Così la forward guidance è stata modificata a più riprese. Le informazioni prospettiche hanno anticipato l’andamento dei tassi d’interesse: tra novembre e dicembre 2011 Draghi ha cancellato i due rialzi per un totale di 50 punti base di Jean-Claude Trichet nell’aprile e luglio dello stesso anno; i tassi hanno continuato a calare tramite otto decisioni del Consiglio direttivo dal luglio 2012 fino al settembre 2019 portando le deposit facilities all’attuale -0,50%. La forward guidance ha dato indicazioni prospettiche sulla durata del Qe: il primo programma di acquisti di attività avviato nel marzo 2015 è stato esteso nel dicembre 2015, dicembre 2016, ottobre 2017 ed è stato chiuso nel dicembre 2018 a quota 2.650 miliardi; gli acquisti sono iniziati al ritmo di 60 miliardi al mese, poi sono saliti a 80 miliardi, poi scesi gradualmente fino a 15. Il secondo programma di acquisto di attività (Paa) partirà il primo novembre con 20 miliardi al mese. Infine le Tltro sono arrivate ora alla terza serie, e ammorbidite di volta in volta con modifiche in corsa.

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