Governo

Draghi, tensioni con Conte: rispetto impegni Nato o salta tutto

Incontro tesissimo con Conte: alla sfida del leader M5s il premier risponde accelerando con un riferimento esplicito all'aumento della spesa militare nel Def

di Barbara Fiammeri ed Emilia Patta

Conte incontra Draghi: "M5S non contrario a spese difesa ma non siano affrettate"

3' di lettura

«Nel Def l’aumento delle spese militari ci sarà. L’obiettivo va raggiunto entro il 2024». Da Palazzo Chigi su questo punto sono irremovibili. Il premier Mario Draghi martedì sera si è recato al Quirinale per mettere Sergio Mattarella al corrente del rischio di una crisi di governo, ricevendo dal Capo dello Stato il massimo sostegno sugli impegni assunti a livello internazionale.

L’incontro con Giuseppe Conte è andato malissimo. Al presidente del M5s, appena riconfermato con il voto degli iscritti, Draghi ha rilanciato che il governo «intende rispettare e ribadire con decisione gli impegni Nato sull’aumento delle spese militari al 2% del Pil». Per il premier «non possono essere messi in discussione» in un momento così delicato, con la guerra alle porte dell’Europa: «Se ciò avvenisse verrebbe meno il patto che tiene in piedi la maggioranza».

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Una presa di posizione molto dura, quella del premier, che nel pomeriggio di martedì, prima dell’incontro con Conte, aveva avuto una conversazione telefonica con il presidente degli Usa Joe Biden, il presidente francese Emmanuel Macron, il Cancelliere tedesco Olaf Scholz e il primo ministro britannico Boris Johnson. A conferma del ruolo sempre più centrale assunto dall’Italia, che in prospettiva sarà uno dei Paesi candidati a gestire il processo di pace. Di qui lo sconcerto di fronte a un ex premier che invece ribadiva l’indisponibilità del suo partito a raggiungere il 2% del Pil nel 2024.

L’avvocato del popolo, uscendo da Palazzo Chigi, ha detto che il M5s non ha intenzione di mettere in discussione gli accordi con la Nato, ma aumentare ora le spese militari «sarebbe improvvido, perché le priorità degli italiani sono altre, il quadro è cambiato rispetto a otto anni fa». Un’affermazione, quest’ultima, che suona come una excusatio non petita. Da Palazzo Chigi fanno notare che non solo «i piani concordati nel 2014, e seguiti dai vari governi che si sono succeduti, prevedono entro il 2024 un continuo progressivo aumento degli investimenti», ma anche che nel 2018 si registrava uno stanziamento analogo a quello di 10 anni prima mentre «nel 2021 si è realizzato un aumento pari al 17 per cento, con 24,6 miliardi» e «tra il 2021 e il 2022 il bilancio della difesa sale invece a 26 miliardi: un aumento del 5,6 per cento».

L’ANDAMENTO DELLE SPESE PER LA DIFESA
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Insomma, dal punto di vista di Palazzo Chigi la novella posizione di Conte è del tutto strumentale. Del resto che l’obiettivo di Conte fosse arrivare a un «chiarimento» subito si era capito già in Senato, dove si è assistito a una situazione paradossale: dopo che il governo ha dato parere favorevole all’ordine del giorno di Fratelli d’Italia - ordine del giorno che ricalcava il testo approvato dieci giorni prima alla Camera e votato a larga maggioranza, 5 Stelle compresi - il partito di Giorgia Meloni ha rinunciato al voto ritenendosi soddisfatto per l’accoglimento da parte dell’esecutivo.

Una soluzione che ha mandato i 5 Stelle su tutte le furie: «L’ordine del giorno andava votato», ha detto lo stesso Conte in serata. Di fatto il leader del M5s voleva che si consumasse la frattura nella maggioranza, ma non a caso su un ordine del giorno in commissione e non sul decreto Ucraina in Aula, sul quale il governo potrebbe mettere la fiducia nelle prossime ore. «Draghi avrà pure il diritto di informare il Presidente ma io non ho sollevato alcuna crisi di governo: dico solo che se dobbiamo programmare una spesa militare un partito di maggioranza può discutere i termini anche temporali per rispettare questo impegno», precisava in serata Conte cercando di gettare acqua sul fuoco.

Ma la tensione resta altissima, e se ne è fatto interprete il segretario del Pd Enrico Letta che ha lasciato trapelare «grande preoccupazione». Il timore a Largo del Nazareno, e non solo, è che Conte abbia in realtà deciso di tentare la strada delle urne anticipate a giugno, o al più tardi in autunno, per cercare di risalire nei sondaggi intercettando il malessere sociale e l’eterogeneo mondo “neutralista”. Da sottolineare anche il silenzio del centrodestra di governo: il leader della Lega Matteo Salvini è stato ricevuto ad Arcore da Silvio Berlusconi, ma entrambi hanno ritenuto di non intervenire sullo scontro Draghi-Conte.

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