ACCUSe DA DI MAIO

Draghi: «Senza banche centrali indipendenti si torna all’inflazione anni 70»


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(Ansa/Giuseppe Lami)

3' di lettura

«Se le banche centrali fossero meno indipendenti e il pubblico percepisse che la politica monetaria potrebbe essere messa sotto pressione, le aspettative sull'inflazione non avrebbero più un’àncora e sarebbe messa a rischio la stabilità dei prezzi come negli anni 70». Lo ha detto il presidente della Bce Mario Draghi nel giorno in cui il vicepremier Di Maio lo ha attaccato affermando: «Siamo in un momento in cui bisogna tifare Italia e mi meraviglio che un italiano si metta in questo modo ad avvelenare il clima ulteriormente».


In un discorso alla Banca nazionale belga incentrato sulla difesa dell'autonomia delle banche centrali, Draghi non ha mai citato le contestazioni aperte provenienti dalle file del governo italiano dopo il messaggio di ieri sulla necessità che l'esecutivo Conte agisca in modo coerente applicando le regole Ue sui bilanci per far scendere lo spread. Ma la sua difesa dell'indipendenza della banca centrale dal potere politico e dalle sue esigenze di bilancio è stata ugualmente molto netta.

Le banche centrali, ha ricordato il presidente della Bce, «sono state in grado di mantenere un'inflazione stabile e bassa usando il solo strumento dei tassi di interesse negli anni '90 e duemila, che ha prodotto poche preoccupazioni».

Il tema posto da Draghi riguarda «gli incentivi delle autorità elette». Cioè della politica e dei governi. «Quando l'inflazione aumenta, le considerazioni politiche di breve termine possono creare incentivi per premere sulle banche centrali dando la priorità alla crescita economica ed evitare una restrizione monetaria. Quando l'inflazione cala, abbiamo visto che ci sono incentivi per dare la priorità al ‘moral hazard' e alle preoccupazioni del settore finanziario e a opporsi all'allentamento monetario, incentivi visibili durante la crisi nella zona euro».

È soprattutto il caso tedesco, con le critiche alla Bce per il superaccomodamento monetario da parte del mondo bancario, dei parlamentari della maggioranza, degli interessi nei Laender.

L'Ue boccia la manovra, occhio allo spread

Tra i fautori di un «rubinetto» Bce sempre aperto c'è anche il governo italiano (per il ministro degli affari europei Savona, la Bce dovrebbe ergersi a garante generale per le emissioni di debito pubblico). Queste pressioni «finora sono state limitate solo perché le banche centrali sono indipendenti e credibili». Se lo fossero meno si tornerebbe agli anni 70.

L’intervento di Draghi è arrivato dopo le nuove critiche giunte dal governo italiano. È «singolare», insiste ancora Di Maio, « che in questo momento vedo da alcuni ministri di altri Paesi, come quelli tedeschi, molto più rispetto per quello che stiamo facendo che dal capo della Bce che viene a dire che il clima di tensione in Italia è un problema». Poi conclude con una concessione solo apparente al ruolo del presidente della Bce: «Draghi può dire quello che vuole e non sono nessuno per censurare quello che dice».

Critiche dello stesso tenore erano arrivate anche dalle file della Lega, con Alberto Bagnai al quale «sembra improprio che il massimo responsabile della stabilità finanziaria in Europa emetta degli allarmi, seppur velati, circa la tenuta delle banche di un Paese che è sotto il controllo della sua vigilanza». Per il presidente della commissione Finanze del Senato, ospite di Radio anch'io, «se ascoltiamo tutte le dichiarazioni di Draghi di ieri vediamo che c’è anche un’apertura al fatto che le politiche non convenzionali possano proseguire se le condizioni lo richiederanno. E quali sono le condizioni? Per esempio quelle che la Bce si è data e non riesce ad ottenere e cioè che l'inflazione raggiunga stabilmente l'obiettivo del 2%».

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