AnalisiL'analisi si basa sulla cronaca che sfrutta l'esperienza e la competenza specifica dell'autore per spiegare i fatti, a volte interpretando e traendo conclusioni al servizio dei lettori. Può includere previsioni di possibili evoluzioni di eventi sulla base dell'esperienza.Scopri di piùIL BILANCIO DEL MANDATO ALLA bCE

Draghi: la sfida perduta di un’inflazione ancora troppo bassa

Lo stimolo monetario ha sospinto i prestiti ma non ha portato i prezzi vicino all’obiettivo del 2%. È possibile che un eccesso di offerta abbia interferito con la politica ultraespansiva

di Riccardo Sorrentino

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Lo stimolo monetario ha sospinto i prestiti ma non ha portato i prezzi vicino all’obiettivo del 2%. È possibile che un eccesso di offerta abbia interferito con la politica ultraespansiva


3' di lettura

Ha risolto la crisi dei debiti sovrani. Non è riuscito però a chiudere il suo mandato con un rialzo dei tassi, segno di vittoria sulla bassa inflazione. Mario Draghi lascia la Banca centrale europea con aspettative di lungo periodo sull’andamento dei prezzi che minacciano di ancorarsi tra l’1% e l’1,5%, invece del desiderato 2% e un’inflazione media - dal 2013 a oggi - dell’un per cento.

Un problema comune
Non è una sconfitta personale. Anche altre economie stanno lottando con lo stesso fenomeno. Persino gli Stati Uniti, che avevano iniziato la normalizzazione della politica monetaria, hanno dovuto fare marcia indietro - una “pausa”, per il momento, nella stretta sui tassi - malgrado la politica fiscale generosa, e prociclica, introdotta nel momento sbagliato, dell’Amministrazione Trump.

Rischi e benefici della bassa inflazione
La bassa inflazione non è sempre e solo un male. Quando si è manifestata, nel 2013, ha svolto una funzione importante: ha sostenuto le retribuzioni reali in un momento di difficoltà di Eurolandia, che affrontava la sua seconda recessione dopo quella del 2008-09. Poneva un rischio, però: quello di una deflazione radicata e in parte inattesa. In un area fortemente indebitata - i governi nei paesi periferici, le aziende in Francia - sarebbe stato un vero problema: il peso di quell’esposizione sarebbe diventato sempre maggiore.

Un mare di liquidità

MONETA DELLA BANCA CENTRALE E OFFERTA DI MONETA

Base febbraio ì99 = 100 (Fonte: Elaborazione del Sole 24 Ore su dati Bce)

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La Bce ha affrontato il problema con cautela. Prima ha provato a fornire, passivamente, tutta la liquidità richiesta dalle banche, con le varie aste a lungo e lunghissimo termine. Poi è diventata proattiva: ha varato gli acquisti di titoli che hanno inondato il sistema di base money, la “moneta della banca centrale”, liberando nello stesso tempo spazio nei bilanci delle imprese di credito, incentivate dal calo dei rendimenti a concedere maggiori prestiti.

Un forte effetto sui prestiti

LA CORSA DEI PRESTITI ALLE AZIENDE

Dati in miliardi di euro. (Fonte: Bce)

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I prestiti, non a caso, sembrano aver risposto bene allo stimolo: nel giro di un anno e mezzo - la politica monetaria agisce con ritardi lunghi e variabili - hanno accelerato e continuano ancora oggi a crescere a ritmi rapidi anche rispetto al trend di lungo periodo (tecnicamente: calcolato con un filtro hp).

Offerta di moneta in crescita stabile

L'OFFERTA DI MONETA IN EUROLANDIA

Dati in miliardi di euro (Fonte: Elaborazione su dati Bce)

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L’inflazione invece no. La liquidità iniettata, quasi a forza, dalla Bce è rimasta confinata al settore finanziario. In coincidenza con il lancio del quantitative easing, l’offerta di moneta (M1), che aveva molto rallentato, ha effettivamente accelerato ma solo per riportarsi sul sentiero di crescita di lungo periodo, quel +7,8% annuo che rappresenta il trend dominante dall’80 a oggi. Niente di più.

Il nesso mancante
Questo ritmo di crescita della moneta, che prima della Grande recessione aveva permesso di centrare l’obiettivo del 2%, non è però bastata a far risalire in modo robusto l’inflazione. Qualcos’altro era in gioco. Non la politica fiscale, che è moderatamente espansiva, e non comprime i prezzi. Non l’andamento di salari e occupazione, che anzi continuano a dare segnali positivi anche in quest’ultima fase di debolezza dell’attività economica. Non certo la politica monetaria, il cui motto sembra essere - come ha detto ieri Draghi - «non mollare mai».

L’ipotesi di un eccesso di offerta?
È possibile allora che abbiano ragione quegli economisti che ritengono che la bassa inflazione sia effetto di un eccesso di offerta: di lavoro, per esempio (si pensi alla Cina), ma anche di beni prodotti a basso costo. Se questa ipotesi fosse vero, la politica monetaria sarebbe davvero impotente, e la bassa inflazione un fenomeno con cui imparare a convivere.

Una diagnosi sbagliata?
Senza contare che i problemi, per la politica monetaria potrebbero essere più ampi: «Le banche centrali hanno sbagliato diagnosi», spiega un recente studio - interessato in realtà al versante reale dell’economia - elaborato da Bas Bakker, dell’Fmi, secondo il quale le autorità monetarie non sono di fronte a una carenza di domanda da stimolare, ma hanno subìto una flessione della crescita potenziale.

Riproduzione riservata ©
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    Riccardo SorrentinoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, francese, inglese

    Argomenti: Economia internazionale, politica monetaria, dati macroeconomici, Francia

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