L’AUDIZIONE

Draghi: sì all’euro-bilancio per chi rispetta le regole Ue

di Beda Romano


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(EPA)

3' di lettura

BRUXELLES – Nella sua ultima audizione dell’anno davanti al Parlamento europeo, il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi ha confermato che il consiglio direttivo interromperà gli acquisti netti di obbligazioni sui mercati, considerando in parte temporaneo il rallentamento economico.

Riferendosi alle discussioni sulla riforma della zona euro, il banchiere centrale ha dato il suo appoggio all'idea franco-tedesca di un bilancio della zona euro.
«Il rallentamento del ritmo di crescita» registrato in questi ultimi mesi «riflette una crescita più debole del commercio, ma anche alcuni fattori specifici a Paesi e settori particolari», ha detto il presidente Draghi dinanzi alla commissione affari monetari. «Una parte del rallentamento dovrebbe essere temporanea». La Bce ritiene che la domanda rimane forte, grazie anche alla buona evoluzione del mercato del lavoro. «Gli investimenti societari sono sostenuti da condizioni positive di finanziamento».

«Ci sono buone ragioni per avere fiducia di un aumento dell'inflazione», ha aggiunto l'economista. In questo contesto, «il consiglio direttivo continua a prevedere, che in base ai prossimi dati e a conferma delle nostre prospettive di medio termine di inflazione, gli acquisti netti (di obbligazioni sul mercato, ndr) verranno terminati nel dicembre 2018». Ciò detto «un significativo stimolo di politica monetaria è tuttora necessario per sostenere l'ulteriore aumento delle pressioni dei prezzi interni».

Sul fronte italiano, alla specifica domanda dell'eurodeputato liberale spagnolo Ramon Tremosa, il banchiere centrale ha fatto notare che è «in corso un dialogo» tra Roma e Bruxelles sulla Finanziaria del 2019, bocciata dalla Commissione europea perché in violazione del Patto di Stabilità. «Sono sempre stato fiducioso che un accordo possa essere raggiunto (…). I Paesi con un debito elevato devono ridurlo per rafforzarsi (…) Il debito elevato aumenta la vulnerabilità di un Paese».

Nella sua audizione a Bruxelles, il banchiere centrale ha discusso anche della riforma dell'unione monetaria. Proprio al vertice europeo di metà dicembre, i Ventotto dovrebbero approvare una nuova tabella di marcia, che tra le altre cose dovrebbe contenere nuove riduzioni dei rischi nei bilanci bancari, così come un possibile bilancio della zona euro, da adottare nel quadro del bilancio comunitario, secondo una proposta franco-tedesca.

«La zona euro ha bisogno di uno strumento di bilancio che possa aiutare a mantenere la convergenza (tra i Paesi membri, ndr) dinanzi a shock esogeni, sostenendo in questo modo la politica monetaria» della Bce, ha spiegato Mario Draghi. L'uso di questo bilancio «dovrebbe essere condizionato a politiche economiche e di bilancio che siano sane e rispettose del quadro di governo dell'Unione». Lo sguardo corre all'Italia, a rischio di procedura per debito eccessivo.

L’eurodeputata francese Pervenches Berès ha fatto notare che se un Paese è colpito da un shock esterno rischia di non rispettare le regole di bilancio, e quindi di non poter usare il bilancio della zona euro, secondo le condizioni poste da molti Paesi. Il presidente dell'istituto monetario ha ammesso che le proposte sul tavolo devono ancora risolvere non pochi aspetti di questo nuovo strumento. Mettere a punto un bilancio della zona euro «è lontano dall'essere semplice».

Riferendosi alla necessità di riformare l'unione monetaria, Mario Draghi ha sostenuto: «La zona euro può essere esposta a rischi che originano da politiche domestiche insostenibili che portano a debiti troppo alti, vulnerabilità del settore finanziario e mancanza di competitività», rischi che «possono contagiare Paesi con fragilità simili o forti legami con quelli dove il rischio è originato». Lo sguardo corre anche in questo caso ai rischi connessi con la situazione del bilancio italiano.

Nei fatti, i Ventotto devono trovare un equilibrio tra il desiderio di compensare shock esterni e la necessità di evitare il rischio morale. Mario Draghi ha definito “decisivi” i prossimi mesi, prima del voto europeo, per rafforzare la zona euro. In buona sostanza, ha spiegato che l’unione monetaria deve imprimere una svolta: passando dal coordinamento tra Paesi membri a un condiviso processo decisionale, da regole condivise a istituzioni in comune.

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