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Draghi si allea con le Regioni e rilancia l’Ilva

Dal governo «sostegno incondizionato». L’acciaieria deve tornare ai livelli massimi

di Gianni Trovati

Pnrr, Draghi: parte dal basso e ha bisogno di contributo regioni

2' di lettura

Le Regioni avranno dal governo un «sostegno incondizionato», per alimentare un «colloquio continuo» senza il quale «si perde tempo»: peccato inemendabile quando si tratta del Pnrr.

La firma dei Protocolli

La firma a Palazzo Chigi delle prime sei intese sui «progetti bandiera» delle Regioni è l’occasione che il premier Draghi utilizza per stringere i bulloni di un’alleanza fra governo e presidenti che ha zoppicato nelle fasi iniziali, quando si è scritto il decreto sulla governance del Pnrr, ma è poi decollata quando si è cominciato a passare ai fatti. La cerimonia di mercoledì 8 giugno in Sala Verde, animata dall’incontro tra una ricca delegazione governativa e i presidenti di Piemonte, Liguria, Friuli-Venezia-Giulia, Umbria, Basilicata e Puglia, è servita a celebrare in veste ufficiale questa strategia.

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La declinazione territoriale del Pnrr

I «progetti bandiera», portati avanti sotto la regia della ministra per gli Affari regionali Mariastella Gelmini con il sottosegretario alla presidenza Roberto Garofoli, servono proprio a questo. Il terreno è quello della declinazione territoriale del Pnrr: ma con un aggiuntivo valore simbolico pensato per «premiare le capacità creative degli enti territoriali, rafforzare la coesione sociale e territoriale».

In totale 21 progetti

In tutto i progetti bandiera saranno 21, uno per ogni Regione e Provincia Autonoma, per un valore complessivo vicino ai 9 miliardi, in larga parte destinati a transizione ecologica (4,3 miliardi) e ricerca e università (4,1 miliardi). Ieri ne sono stati firmati sei, distinti in due famiglie: la Liguria punta sul Centro di medicina computazionale e tecnologica, l’unico progetto bandiera in sanità, che sarà finanziato con 450 milioni di euro e lavorerà al trasferimento nella pratica clinica dei risultati ottenuti con l’applicazione del calcolo computazionale ai modelli biologici e ai programmi di gestione delle tecnologie robotiche di ambito biomedico. Le altre cinque regioni hanno invece scelto i progetti di Hydrogen Valley, che mirano alla riconversione di aree industriali dismesse da trasformare in centri di produzione per l’idrogeno verde.

Ex Ilva, Draghi: vogliamo che torni la più grande d’Europa

La linea è quella, centrale in tutto il Pnrr, della transizione energetica, trasformata in fretta in emergenza globale dall’invasione russa in Ucraina. Ma in particolare in Puglia, una delle cinque regioni coinvolte dai progetti siglati ieri, la questione si intreccia con il dibattito eterno sul futuro dell’Ilva. Dibattito che Draghi ha voluto chiudere con le parole più nette: «Il governo intende riportare l’Ilva a quello che era quando era competitiva, la più grande acciaieria d’Europa: non possiamo permetterci che non produca ai livelli di cui è capace».

Questo passaggio nell’intervento di Draghi punta ad archiviare in via definitiva la lunga, e spesso aerea, discussione sulla chiusura dell’Ilva e sulla sua ipotetica trasformazione in una chiave «verde» mai precisata davvero. In realtà nell’ottica rilanciata dal premier la contrapposizione fra il rilancio dell’Ilva e lo sviluppo dell’energia pulita semplicemente non esiste. «Il suo riferimento al fatto di avere questo progetto a Taranto - ha detto rivolgendosi al presidente pugliese Michele Emiliano - è particolarmente importante, la Puglia oggi è la maggiore produttrice di energie rinnovabili e spero continui a esserlo». Dal canto suo Emiliano invece si è detto soddisfatto per «l’impegno preso dal governo sulla decarbonizzazione dell’Ilva».

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