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Draghi: sull’inflazione pesano incertezza e rischi per l’economia

Il calo delle aspettative di inflazione di mercato e il rialzo di alcuni tassi è legato alle preoccupazioni sul medio periodo. Il rischio maggiore resta la debolezza dell’economia.

di Riccardo Sorrentino

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Il calo delle aspettative di inflazione di mercato e il rialzo di alcuni tassi è legato alle preoccupazioni sul medio periodo. Il rischio maggiore resta la debolezza dell’economia.


3' di lettura

Il nodo da superare è l’incertezza. Mario Draghi giustifica così l’ultimo pacchetto di misure espansive che a settembre ha diviso il consiglio direttivo della Banca centrale europea e non sembra - ma è oggettivamente presto - aver dispiegato tutti i suoi effetti.

Obiettivo raggiunto
Il pacchetto varato a settembre aveva come scopo principale - ha detto - quello di consolidare l’orientamento espansivo nelle aspettative di inflazione e, secondo il presidente della Bce, questo obiettivo è stato «ampiamente raggiunto»: la curva dei rendimenti si è appiattita, e c’è stata la appropriata trasmissione ai tassi del mercato monetario delle nuove decisioni prese.

Sui mercati domina l’incertezza di medio periodo

Solo «una piccola parte» delle quotazioni finanziarie si è mossa in modo divergente: si possono ricordare le quotazioni degli inflation rate swaps 5y5y, che misurano le aspettative di inflazione per il periodo 2024-2029, o alcuni tassi di mercato. È l’effetto dell’incertezza, ha spiegato Draghi: è calata forse per il breve periodo ma resta elevata per il medio e gli investitori reagiscono a queste preoccupazioni. «Non credo che i mercati abbiano capito male (misread, ha detto, ndr)» le indicazioni della Bce. Anzi, secondo il presidente, avrebbero ben compreso la funzione di reazione della banca centrale.

Debolezza sempre più diffusa
Alla luce degli ultimi dati macroeconomici, ha anzi detto il presidente uscente «la nostra determinazione ad agire è stata giustificata». Il settore manifatturiero continua a contrarsi e la debolezza si sta ora diffondendo anche nel settore dei servizi. Essere intervenuti, è la sua argomentazione, è stato allora una scelta appropriata.

Il rischio del rallentamento
È proprio il rallentamento, infatti, il rischio da temere di più, ha poi aggiunto Draghi. Sotto tutti i punti di vista: da esso dipendono ovviamente l’andamento dell’occupazione e dell’attività economica e la stabilità finanziaria ma anche le aspettative di inflazione.

Decisioni all’unanimità

In questo senso, pur dilungandosi molto sulle divergenze di vedute nel consiglio, Draghi ha in sostanza invitato a non sopravvalutarle. Il consiglio ha preso all’unanimità la decisione di proseguire il programma varato a settembre. Uno dei dissenzienti ha inoltre invitato il consiglio «all’unità»■ chiedendo «una piena applicazione» delle misure. «Il passato è passato»■ ha detto un altro.

Nessun effetto collaterale dai tassi negativi
Sono quindi cadute in secondo piano le critiche sui possibili «effetti collaterali» delle nuove misure. Draghi ha continuato a negare che i tassi negativi siano un peso per le banche, sostenute dall’aumento delle quotazioni dei bond; pur ammettendo che occorre distinguere tra diverse istituzioni finanziarie (assicurazioni, fondi pensione, ecc.).

Tensioni sul real estate

Il presidente ha inoltre riconosciuto l’esistenza di forme di inflazione finanziaria in alcuni settori, come il real estate, soprattutto commerciale, ma ha escluso che possa trattarsi di un effetto della politica monetaria : non ci sono, ha detto, strappi nell’andamento dei mutui, pur in solida espansione. Sotto costante controllo sono le transazioni sui leveraged bond, che però - ha spiegato Draghi - non sono un problema europeo. Un po’ opache, agli occhi della Bce, sono però sotto questo punto di vista i settori finanziari del non-banking e dello shadow banking.

Una capacità fiscale centrale per Eurolandia
Per riportare l’inflazione ai livelli “ottimali” con meno effetti collaterali la via - ha ripetuto Draghi - è quella della politica fiscale: il calo dei tassi reali, ha aggiunto, crea in alcuni paesi uno spazio fiscale da sfruttare. In questo senso, l’anello mancante di Eurolandia è proprio una capacità fiscale centrale, che sia un budget o una forma di assicurazione, in grado da intervenire in modo anticiclico. Con la sola avvertenza, che un simile sistema eviti forme di moral hazard, di opportunismo.

Riproduzione riservata ©
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    Riccardo SorrentinoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, francese, inglese

    Argomenti: Economia internazionale, politica monetaria, dati macroeconomici, Francia

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