innovazione

Droni, app e robot tra i filari. A Nordest la vigna è tecnologica

Dalle grandi cantine cooperative alle piccole aziende il vino è sempre più 4.0. Il risultato: un netto aumento delle rese e la diminuzione dell'utilizzo di acqua e fitofarmaci

di Micaela Cappellini


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L'evoluzione tecnologica nella cura delle viti ha reso possibile, tra le altre cose, una drastica riduzione dell'utilizzo dei fitosanitari

3' di lettura

Dal sistema di controllo della maturazione delle uve con lo spettrometro all’intelligenza artificiale, che calcola con grande anticipo la resa dell’annata. Dalle mappature informatiche delle cantine fino ai robot per le potature. A vendemmia 2019 ormai ben avviata, il vino prodotto nel Nordest è sempre più 4.0. Nelle agrotecnologie stano investendo un po’ tutti, non solo le grandi cantine cooperative, ma anche le aziende agricole più piccole. E i risultati sono sempre un aumento delle rese e una diminuzione dell’utilizzo soprattutto dell’acqua e dei fitofarmaci.

Alla Cavit, uno dei colossi delle cantine cooperative italiane, che in provincia di Trento riunisce 4.500 viticoltori, dopo una sperimentazione sul campo durata tre anni quest’estate è entrato in funzione Fruitipy, un moderno sistema di controllo dello stato di maturazione delle uve realizzato in collaborazione con l’istituto agrario della Fondazione Bruno Kessler di San Michele dell’Adige. Grazie all’utilizzo di speciali spettrometri portatili, questo sistema permette di effettuare direttamente nel vigneto lo stesso tipo di analisi che fino ad oggi si realizzavano solo in laboratorio. In questo modo si può rilevare in modo immediato tanto il livello di zuccheri che la presenza di componenti acide, puntando i sensori direttamente sui grappoli. «Il nostro obiettivo - racconta Andrea Faustini, enologo e responsabile scientifico del team agronomico Cavit - è rendere sempre più precisa la definizione del momento ottimale in cui effettuare la vendemmia per ogni vigneto. Inoltre, attraverso un sofisticato algoritmo basato sulle tecnologie di intelligenza artificiale, è possibile stabilire con elevato grado di precisione la quantità di uva in pianta e quindi i volumi di vendemmia in ogni zona».

In Veneto, invece, un’altra grande cantina cooperativa, quella di Soave, ha adottato il sistema Provit: un software estremamente evoluto, che consente di monitorare in tempo reale il terreno, il meteo e la situazione sanitaria degli oltre 6mila ettari di vigneti della cooperativa. In cantina, poi, a ogni singolo conferimento i grappoli di uve vengono analizzati sulla base di 17 parametri differenti che garantiscono un sistema di controllo completo, dal grappolo alla bottiglia.

Molto del vino 4.0, però, è prodotto nelle cantine più piccole. Come l’azienda agricola Le Carline, che si trova nel biodistretto enologioco di Lison-Pramaggiore, dove si incontrano le province di Venezia, Treviso e Pordenone. Produce vino biologico e ha scommesso con forza sull’innovazione tecnologica: per esempio, sperimentando tre tipi diversi di robot per le potature. Il primo tipo utilizza nanotecnologie, il secondo prevede un sistema di controllo satellitare da remoto che permette all’operatore di trovarsi in un luogo completamente diverso dalla macchina, e il terzo tipo applica dei sensori che rilevano lo stato di salute della pianta andando a selezionare le parti più adatte da potare.

Sui Colli Euganei, l’azienda agricola Reassi si stende su una superficie di soli sei ettari ed è a conduzione esclusivamente familiare. Eppure, tra i suoi filari utilizza sistemi di controllo metereologico con colonnine di rilevamento collocate in campo, sensori di umidità, pluviometri e addirittura uno scanner per il rilevamento potenziale idrico fogliare: serve a definire la direzione del flusso idrico attraverso le membrane cellulari, in modo da valutare l’esatto stato idrico della pianta.

Sandro Roberto è presidente Gie della Cia e nell’area del Conegliano Valdobbiadene Patrimonio dell’umanità conduce la società agricola Le Rughe, dove vengono utilizzati sofisticati sistemi di irrigazione filtrante con sensori di umidità nel terreno, gestiti con software da remoto con uno smartphone. Nelle sue vigne sono presenti anche gli atomizzatori elettrostatici, che caricano elettrostaticamente il prodotto riducendo così la quantità d’acqua necessaria.

In provincia di Trento, infine, a Lasino, tra le innovazioni che sono valse alla Pravis il premio Oscar Green dei Giovani Coldiretti c’è la mappatura informatica della cantina aziendale: il controllo delle giacenze del vino sfuso ed imbottigliato semplicemente cliccando un tasto sul computer. Inoltre, la cantina presenta una struttura futuristica, cosiddetta a “ torre di vinificazione”: è stata costruita su tre piani cosicchè l’uva cade da un piano all’altro senza essere spostata con le pompe, per un rispetto qualitativo massimo del prodotto. Un doppio muro di contenimento ha infine la funzione termica di minimizzare gli sbalzi di temperatura e quindi l’uso di energia da fonti combustibili fossili.

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