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Droni, il mercato prende quota

Cento milioni di euro i ricavi 2018. Preoccupa il nuovo regolamento europeo

di Enrico Netti


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2' di lettura

Le società che forniscono servizi professionali con i droni si lasciarono alle spalle un buon 2018, gli ultimi bilanci disponibili risalgono a quell’anno, archiviato con un giro d’affari di cento milioni di euro diviso tra produttori di beni e fornitori di servizi. A dirlo è la prima edizione dell’Osservatorio droni del Politecnico di Milano «Droni: pronti al decollo!», presentato l'11 febbraio, che analizza l’andamento dei servizi forniti alle aziende (B2b) e alla Pubblica amministrazione (B2g) escludendo quelli militari e i modelli consumer.

Mercato frammentato
Un mercato molto frammentato e fatto da piccole realtà: i tre quarti sono aziende che occupano fino a 9 dipendenti e nel maggiore numero dei casi (86%) sono “operatori” che forniscono i servizi. Come presenza territoriale nel Nord-Ovest c’è il maggiore numero di aziende mentre nelle altre aree la quota è intorno al 21-23 per cento.

Attese positive
Per quanto riguarda il sentiment degli imprenditori è positivo: poco più dei due terzi delle 700 imprese, di cui 650 hanno richiesto l’autorizzazione all’Enac, che operano nel settore si attendono una forte crescita dell’attività nei prossimi tre anni anche grazie a oltre 250 progetti di applicazioni industriali, di cui la circa la metà sperimentali.

«Il comparto civile sembra avere tutte le caratteristiche per potersi sviluppare - spiegano Alessandro Perego e Giuseppe Sala, direttore del dipartimento di Ingegneria gestionale e direttore del dipartimento di Scienze e tecnologie aerospaziali -. È un mercato emergente, con piccole aziende ma con un grande potenziale di crescita».

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I droni censiti, ovvero registrati presso l’Enac, alla fine del 2019 erano quasi 14mila contro i 2.426 del 2016. Purtroppo non si investe molto in ricerca e sviluppo mentre sarebbe auspicabile, segnalano i curatori dell’osservatorio, una strategia di open innovation con rapporti di collaborazione con università e centri di ricerca. Una via percorsa solo da un quarto delle aziende. Le aree di applicazione più utilizzate dei droni sono quelle delle ispezioni e sopralluoghi e del trasporto sebbene quest’ultimo sia a livello di test.

Verso una mini liberalizzazione
Ora il settore si prepara ad affrontare un nuovo contesto normativo che porterà a una mini liberalizzazione nei cieli. «Il 1° luglio entrerà in vigore il regolamento dell’European Union Aviation Safety Agency (Easa) che aprirà a una liberalizzazione selvaggia e pericolosa - commenta Nicola Nizzoli, presidente di Assorpas, l’associazione che raggruppa le imprese italiane che utilizzano i piccoli velivoli a pilotaggio remoto ovvero i droni -. Sicuramente si venderanno più droni (la cinese Dji è leader mondiale ndr) e crescerà la concorrenza sleale. Finora eravamo l’unico paese in Europa ad avere operatori formati, controllati e certificati. Ora dopo avere superato un esame online chiunque potrà pilotare un drone». Anche per questo nel 2019, secondo Nizzoli, il mercato è rimasto stabile mentre «per quest’anno mi aspetto dei rallentamenti a causa del clima d’incertezza portato dalla direttiva comunitaria».

Per approfondire:
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