immobiliare

Dubai, la Domina Tower di Preatoni apre i battenti

di Simone Filippetti

(© Iain Masterton)

2' di lettura

C’è voluto molto più tempo del previsto, cinque anni il doppio di quanto preventivato, ma alla fine Ernesto Preatoni pianta la sua bandiera Dubai. E con una curioso ribaltamento di ruoli: è la “cicala” Italia che mette una pezza ai pasticci combinati dalla seria e affidabile Germania. Sta per alzarsi il velo sulla Domina Tower, grattacielo da 100 milioni di euro che affaccia sulla marina di JLT, Jumeirah Lake Towers, due laghi artificiali che sono il quartiere più esclusivo e “a la mode” di Dubai (e quello con il più alto numero di expat europei).

La storia risale al 2013: cinque anni fa l’ex raider di Piazza Affari negli anni ’90 (salito alla ribalta per la scalata alla Popolare di Crema e poi per un’altra alle Generali), e da 20 anni convertitosi in immobiliarista-pioniere (ha lanciato Sharm-el–Sheik come meta del turismo di massa; è poi andato alla conquista del Baltico e della Siberia, e infine nelle isole Andamane, nel mare della Thailandia) rileva la fallita Dubai Star, grattacielo di una fantomatica società tedesca, Aci, inghiottita da un crack da 40 milioni. I tedeschi sono scappati coi soldi: correva l’anno 2006, Mutui SubPrime e Lehman Brothers erano parole sconosciute nei libri di Storia, e il gruppo immobiliare teutonico era sbarcato a JLT con il progetto di un super condominio 48 piani di appartamenti nella Las Vegas del Medio Oriente. Ma nel 2008, quando la esplode la bolla immobiliare, il grattacielo rimane solo uno scheletro di cemento lasciato a metà, con centinaia di investitori e piccoli risparmiatori che pensavano di comprarsi casa a Dubai e invece rimangono con il classico pugno di mosche in mano. A questo punto spunta Preatoni, che fa nell'immobiliare quello che i fondi avvoltoi fanno con le aziende dissestate: rilevano un asset decotto, puntando sul “recovery rate”.

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L’imprenditore compra a prezzi da saldo la Dubai Star e spera che se gli ex investitori rimasti scottati accetteranno un rimborso a prezzi stracciati oppure saranno disposti a pagare un piccolo extra per completare il grattacielo (sempre meglio che perdere tutto), ci sarà spazio per lucrare un guadagno. È il classico uovo di Colombo: i vecchi clienti rimasti intrappolati con il precedente proprietario finiscono di pagare le rate a Preatoni, per poter vedere compiuto il loro investimento. Oppure, potranno farsi liquidare, e così Preatoni, diventato proprietario dell’immobile, lo metterà sul mercato. All’epoca, Edoardo Preatoni, figlio dell’immobiliarista a capo del progetto, aveva stimato un costo da un minimo di 15 a un massimo di 50 milioni per terminare lo scheletro (e quindi una plusvalenza potenziale tra gli 85 e i 50 milioni), ma del progetto si erano perse le tracce: sembrava tutto fosse finito nel dimenticatoio. Sono passati addirittura 12 anni dall’inizio (tempi, questi sì da opere pubbliche italiche), ma ora la ex Dubai Star è finita e la Domina Tower è pronta per aprire i battenti.

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