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Dubai, «sbornia» da Expo2020: 30 miliardi di opere faraoniche

di Simone Filippetti

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Verso l’Expo 2020. Un «rendering» di una parte della struttura che ospiterà l’esposizione universale


4' di lettura

«L’Expo è qui, là dietro». Sawad, autista indiano che lavora negli Emirati da 10 anni e si è appena trasferito da Abu Dhabi a Dubai, accosta in un tratto dell'autostrada tra le due città appena lasciata la città del Burj Khalifa. Peccato che non si veda, se non una landa desolata e piatta di sabbia gialla a perdita d'occhio: «Il sito è sotto il livello stradale, un po’ distante dall'autostrada: l’hanno fatto lì per tenerlo lontano da occhi indiscreti». E in effetti l’obiettivo è stato raggiunto, ma nonostante la segretezza attorno a Expo Dubai 2020, un’ossessione negli Emirati, numeri e cifre già girano, e sono faraonici.

Per la città che pure viene da due decenni di boom (con la brutta parentesi del crack immobiliare del 2008) Expo movimenterà una montagna di denaro mai vista prima, che andrà a finanziare il più grosso “pacchetto” di infrastrutture e progetti immobiliari della città (e tra i più grandi al mondo).

«Per avere un’idea dell'ordine di grandezza, basti considerare che solamente i costi stimati dei lavori infrastrutturali necessari per l’edificazione del sito che ospiterà l’evento ammontano a circa 5 miliardi di dollari» sciorina Pietro Pasqualucci, capo del Corporate&Investment Banking di UniCredit per l’area del Medio Oriente e Africa. E se ancora la zona è una spianata in mezzo al deserto, il comitato ha promesso che entro la fine dell’anno saranno assegnati i primi 47 appalti. Uno di questi andrà a Cimolai, azienda di facciate e sospensioni (ha realizzato il nuovo Terminal di Roma Fiumicino e il complesso Hudson Yards a New York) “cugina” di Permasteelisa (finita ai giapponesi di Lixil e ora ai cinesi di GrandLand): il gruppo veneto costruirà la copertura della piazza di ExpoDubai. Raccontano che gli emiri si siano innamorati di Piazza Italia di ExpoMilano 2015 e abbiano voluto avere una cosa simile per la loro esposizione universale.

Paradossalmente, il sito è una parte marginale di tutti i lavori collaterali essi in cantiere: l’elenco delle opere in cantiere sembra un parossistico Guinness dei Primati, dove Dubai è in concorrenza con sè stessa, ossessionata a battere i suoi stessi record. Un esempio? A Dubai svetta il grattacielo più alto del mondo, il Burj Khalifa, coi suoi 820 metri di acciaio e vetro. Ecco che per celebrare l’evento più atteso di sempre a Dubai, innalzeranno la Creek Harbour Tower, grattacielo disegnato dall’archistar Santiago Calatrava, destinato a toccare a 1,300 metri altezza, sbriciolando il record del Burj Khalifa che a quel punto sembrerà la casa degli Hobbit. Nel libro dei sogni (ma mica poi tanto) spunta anche un treno HyperLoop, stile Elon Musk, tra Dubai e Abu Dhabi.

Si calcola che tutte le opere collegate all’evento tocchino i 30 miliardi di dollari: ci sono, in primis, tutte le opere urbanistiche e i collegamenti per portare i visitatori dalla città al luogo. In cima alla lista, la metropolitana: dall’attuale Red Line partirà una diramazione di 15 km fino al sito di Expo, di cui una parta sotterranea sotto la zona residenziale di Dubai Golf. Una «rivoluzione» per Dubai dove la metro, non avendo la città problemi di spazio né edifici esistenti, è tutta costruita sopraelevata su monorotaia. E la «anomalia» del tunnel, il primo in città, lo faranno gli italiani della Rizzani de Eccher. Il lavoro più imponente, tuttavia, è il nuovo aeroporto Al Maktoum International di Dubai: sarà il terzo scalo in meno di 200 chilometri dopo il Dubai International(che rimarrà solo come scalo unico per Emirates ), e quello di Abu Dhabi. Praticamente attaccato al sito di Expo2020, il Dubai World Central, che già dal nome evoca la grandeur degli emiri, farà atterrare e decollare 120 milioni di passeggeri all’anno, ossia come il totale dei passeggeri di tutti gli aeroporti d’Italia messi insieme, distribuiti su 5 piste da 4,5 chilometri l’una. Anche il super-aeroporto, che costerà 32 miliardi di dollari, parlerà un po’ italiano: tra i vari colossi internazionali delle costruzioni chiamati nel cantiere c'è anche Lane, la controllata americana di Salini Impregilo , che ha eretto la recinzione (commessa che potrebbe sembrare marginale, ma il DWC avrà una superfice di 280 chilometri quadrati).

Non fosse abbastanza, accanto all’aeroporto sorgerà una città ex novo, la Dubai South, 145 chilometri quadrati per accogliere 1 milione di persone e decongestionare il centro di Dubai: anche qui spunta un pezzo di Italia perché la Sace, il braccio finanziario internazionale della Cdp che ha aperto un ufficio a Dubai guidato da Marco Ferioli, ha messo sul piatto del progetto 1 miliardo di euro di linee di credito per le aziende italiane. «Oltre al DWC, ci saranno anche lavori di ampliamento degli scali esistenti Dubai International Airport e dell’Abu Dhabi International Airport - elenca Pasqualucci - e il prossimo avvio dei lavori per la realizzazione della metropolitana di Abu Dhabi». Tutto questo si tradurrà in un «volano di investimenti che rappresentano un’importante occasione per le aziende italiane, incluse le Pmi» chiosa il banchiere di Unicredit, che proprio lo scorso anno ha inaugurato una filiale ad Abu Dhabi.

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