servizi e segreti

Russiagate: da Barr alla Link University, tutti i nodi che dovrà chiarire Conte

Il presidente Usa Donald Trump sostiene che servizi occidentali deviati avrebbero brigato per far emergere il sostegno dei russi alla campagna per l’elezione del presidente repubblicano. Tra le intelligence in ballo ci sarebbe anche quella italiana, all’epoca sotto la guida di governi vicini all’amministrazione democratica, Obama e Hillary Clinton. Lo scontro tra Conte e Renzi

di Marco Ludovico


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3' di lettura

Il primo appuntamento è fissato per mercoledì 9 ottobre, quando il Copasir – il comitato bicamerale di controllo sui servizi segreti – si riunirà per eleggere il nuovo presidente al posto di Lorenzo Guerini (Pd) diventato ministro della Difesa.

Un passaggio essenziale per l’annunciata audizione del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, sul Russiagate. Tema finito in una bufera politica incessante, per ora, alimentata soprattutto dal leader di Italia Viva, Matteo Renzi, e da quello della Lega, Matteo Salvini.

Il Russiagate italiano è una vicenda dai contorni confusi, probabilmente gonfiati: c’è chi la paragona addirittura al caso Abu Omar ma non c’è nessun sequestro di persona o attività di contrasto al terrorismo internazionale. Resta però da vedere se gli incontri tra la nostra intelligence e alcuni vertici dell’amministrazione Usa siano stati ortodossi sul piano tecnico e politico. Il premier Conte non ha dubbi, lo ha già detto. Gli avversari politici sì.

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Le trame per le elezioni americane 2016
Il presidente Usa Donald Trump sostiene che servizi occidentali deviati avrebbero brigato per far emergere il sostegno dei russi alla campagna per l’elezione del presidente repubblicano. Tra le intelligence in ballo ci sarebbe anche quella italiana, all’epoca sotto la guida di governi vicini all’amministrazione democratica, Obama e Hillary Clinton. Tutti in effetti ricordano le esternazioni ripetute di Matteo Renzi e di Paolo Gentiloni a favore dei dem Usa proprio alla vigilia delle elezioni poi vinte da Trump. Ma da qui a sostenere un impegno dei nostri servizi contro quello che di lì a poco sarebbe diventato il nuovo presidente americano, ce ne corre. La tesi sembra piuttosto la contro-narrazione trumpiana per difendersi dalle accuse del procuratore Robert Mueller.

I faccendieri in giro per l'Italia
Le presunte accuse all’Italia si fondano su due personaggi di terza fila circolati sul nostro territorio: Josef Mifsud, un professore maltese che lavorava per la Link University di Roma, presieduta da Vincenzo Scotti, e George Papadopulos, ex collaboratore della campagna elettorale di Trump. Mifsud è sparito, avrebbe detto a Papadopulos di possedere materiale compromettente sui democratici. Secondo Trump l’operazione serve ad alimentare le indagini di Muller e avvelenare le presidenziali Usa 2020. La questione viene guardata con molto scetticismo dagli addetti ai lavori. Nonostante le cronache ipertrofiche sui due personaggi.

Il ruolo della nostra intelligence
Nei giorni scorsi sui giornali americani emerge la notizia di due incontri avuti in Italia in estate tra i vertici dei nostri servizi - Gennaro Vecchione (Dis), Luciano Carta (Aise) e Mario Parente (Aisi) – e il ministro della Giustizia americano William Barr. Scoppia il finimondo. Renzi attacca, chiede a gran voce che Conte non solo chiarisca in Copasir ma ceda la delega sui servizi segreti, evoca i precedenti di Marco Minniti e Gianni De Gennaro. Suggestioni e tattiche politiche. Si parla anche della sostituzione di Vecchione. Conte è furibondo: intanto, per le rivelazioni delle notizie sugli incontri. Dovevano rimanere riservati, lo sono per definizione.

I segreti e il gioco dell’informazione
Non è un caso che proprio dai giornali statunitensi escano le notizie delle riunioni tra l’intelligence italiana e il ministro Barr a Roma. È evidente la pressione americana per ottenere non si sa cosa. È anche inverosimile se non surreale immaginare che, convocati all’ambasciata americana, gli italiani confessassero chissà quali manovre deviate contro Trump svolte nel 2016. Le relazioni tra i cosiddetti servizi collegati ci sono sempre state, con gli americani certo ci sono legami più accurati di altri, i motivi sono ovvi. Da qui a pretendere una sudditanza nei confronti degli Usa, ce ne corre. Del resto, anche sul caso Abu Omar c’è una verità ufficiale. Ma anche un segreto di Stato che non può essere rivelato. Il gioco, adesso, è tutto politico.

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