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Dubbi Ue sul piano italiano sui migranti: per le Ong impegni, non obblighi

di Marco Ludovico

(ANSA)

2' di lettura

Non “obblighi” ma “impegni” per le Ong in mare. I tecnici della Commissione Ue inviano le loro osservazioni sul codice di condotta delle organizzazioni non governative ai colleghi italiani del Viminale. Oggi una delegazione italiana – ministero dell’Interno e Guardia Costiera – sarà a Bruxelles per un confronto serrato sul testo. Mentre il ministro Marco Minniti è a Tripoli per un incontro con circa 15 sindaci libici. Obiettivo: accordi su progetti locali, ci sono in ballo circa 200 miilioni di finanziamenti Ue. Strategia: l’impegno delle autorità della Libia nazionali e territoriali per contrastare il traffico di esseri umani e le conseguenti partenze di migranti.

In queste ore sono in arrivo altri 3mila immigrati sulle nostre coste. Un lavoro continuo della centrale operativa della Guardia Costiera. Il 19 luglio avrà la visita del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. La discussione sul codice Ong è decisiva. Il piano d’azione approvato la scorsa settimana dalla Commissione ha apprezzato, in linea di principio, la proposta dell’Italia, ma secondo i burocrati lo schema definito dall’Italia va rivisto. Il servizio legale di Bruxelles ha dato un suo ok di massima. Con diverse proposte di revisione e dubbi espliciti. Sul diniego di un attracco in porto, la Ue dà parere negativo a meno che, dicono i tecnici Ue, non ci sia un porto alternativo (e vicino) per lo sbarco. Arriva un no, inoltre, al “divieto assoluto” per le Ong di stazionare nelle acque territoriali libiche: potrebbero esserci, sottolineano, situazioni di pericolo per la vita umana. Meglio prevedere un “impegno” a non stazionare in quelle acque per consentire alla Guardia costiera libica di esercitare la sua attività di controllo e di salvataggio.

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In generale, si legge tra le osservazioni, il termine “obbligo” dovrebbe essere sostituito sempre da “impegno”. Bruxelles tuttavia approva in pieno lo stop alle segnalazioni luminose o via radio che possono agevolare trafficanti o partenze. Così come il divieto di spegnere il transponder – strumento di localizzazione – di bordo. Considera “ragionevole” l’ipotesi della presenza a bordo di un ufficiale di polizia giudiziaria. Apprezza la necessità di una certificazione per i compiti di salvataggio delle navi Ong.

Ma il nodo forse più importante è la previsione nel codice di comunicare al proprio Mrcc (Maritime Rescue Coordination Centre) l’avvistamento e l’intervento: così lo Stato di bandiera è informato e può assumersi la responsabilità anche ai fini della sicurezza marittima. La Commissione, però, non è d’accordo. Ma solo con il coinvolgimento di tutti gli Stati nei soccorsi in acque internazionali la responsabilità non ricadrà alla fine soltanto sull’Italia. Anche l’incontro di oggi a Tripoli è cruciale. Minniti incontrerà Fayez al Sarraj, presidente del Gna (governo di accordo nazionale). Poi vedrà i sindaci delle principali città della costa, del confine sud e diversi presidenti di consigli municipali, Ieri in un post il vicepresidente della Camera M5S Luigi Di Maio ha scritto: «Stiamo incontrando il direttore di Frontex, Fabrice Leggeri. Ci ha confermato, dopo averlo chiarito anche in audizione al Parlamento Ue, che Triton, voluta da Renzi, prevede che tutti i migranti siano portati in Italia. Questa è la verità: ci hanno svenduti per 80 euro trasformandoci nel più grande porto d’Europa».

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