intervista / claudio domenicali

Ducati, il trimestre è da record. Arriva la prima moto con il radar

Borgo Panigale sarà prima sul mercato con un radar anteriore e posteriore. Quasi 15mila motoveicoli consegnati in tutto il mondo in soli tre mesi

di Mario Cianflone

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Borgo Panigale sarà prima sul mercato con un radar anteriore e posteriore. Quasi 15mila motoveicoli consegnati in tutto il mondo in soli tre mesi


2' di lettura

Ducati entra oggi in nuova era, chiude il terzo trimestre migliore della sua storia, nonostante il Covid-19, e a Borgo Panigale avvia la produzione della prima moto al mondo con radar anteriore e posteriore, battendo rivali come Bmw, Kawasaki, Honda e Ktm. È la nuova, quarta, generazione dell’iconica Multistrada che porta al debutto anche un nuovo motore V4 oltre il sistema Cruise control adattivo che, come le auto, accelera e decelera da solo e grazie al radar posteriore controlla i veicoli in avvicinamento. Ne abbiamo parlato in anteprima con Claudio Domenicali, amministratore delegato di Ducati.

Come è nato questo progetto e perché?
Storicamente siamo stati i primi, nel 2018 ad annunciare nel nostro piano di sviluppo una moto con sistemi di assistenza alla guida Adas (Advanced driver-assistance systems, ndr) perché volevamo dar seguito a una strategia che vede Ducati come fusione e integrazione tra tecnologia e design. Sviluppare i sistemi della nuova moto con la collaborazione di Bosch è stato molto oneroso con investimenti milionari a doppia cifra.

Qual è il ruolo della tecnologia in Ducati?
L’innovazione è per noi una leva competitiva fondamentale. Al pari dell’industria digitale, anche nel nostro settore la tecnologia corre velocemente ed è facile incappare nel rischio di trovarsi con prodotti obsoleti, mentre noi puntiamo a rappresentare la frontiera delle prestazioni anche in questo senso.

Stabilimento di Borgo Panigale

Qual è il livello attuale dello scontro competitivo con Bmw, Ktm, Honda e Kawasaki?
Negli ultimi due lustri la situazione è cambiata profondamente e ora, mai come prima riusciamo a misurarci ad armi pari e in molti casi anche a superare i concorrenti europei e giapponesi.

Parliamo di mercato: qual è la situazione attuale?
Ducati ha chiuso il miglior terzo trimestre della sua storia con 14.651 moto consegnate in tutto il mondo di cui 4.468 immatricolate a settembre. A spingere questi risultati sono stati modelli come Streetfighter, Panigale e Scrambler.

E a livello di aree geografiche?
Cina, Svizzera e Germania mostrano tassi di crescita notevoli e sembrano aver recuperato la crisi del coronavirus. In particolare la Cina ha visto crescere le immatricolazioni del 40%, mentre negli Usa siamo in una fase ancora negativa. Mentre in Italia, dove il mercato si è rivolto verso prodotti più economici, siamo ancora in una fase non facile.

Sono necessari incentivi alle due ruote come quelli per la micromobilità urbana?
No, quel tipo di iniziative sono funzionali a risolvere problemi immediati degli spostamenti urbani riducendo i contagi Covid, mentre all’industria italiana serve un piano serio per aiutare le imprese ad innovare. L’innovazione è la chiave la per avere in Italia un’industria sana, solida e con le spalle robuste.

In questo percorso, quanto vi ha aiutato far parte di un gruppo come Audi - Volkswagen?
Indubbiamente l’accesso alle tecnologie di gruppo è utile e lo è stato anche nello sviluppo dei sistemi radar, dove abbiamo fatto tesoro anche delle esperienze di Audi in materia.

Ultimamente si sono risentite le voci di una cessione di ducati, cosa ne pensa?
Non posso commentare le scelte dell’azionista ma posso dire che Markus Duesmann, numero uno di Audi e Herbert Diess, Ceo del gruppo Vw, sono due grandi appassionati di moto.

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