Quotazioni Artisti

Due generazioni e tre continenti a confronto

di Sara Dolfi Agostini


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3' di lettura

Touria El Glaoui è la fondatrice e direttrice di 1-54, la fiera di arte africana con sede a Londra, New York, e anche a Marrakech, dove ha inaugurato la sua seconda edizione dal 21 al 24 febbraio nella cornice dell’Hotel La Mamounia.

1-54 nasce a Londra nel 2013, apre a New York nel 2015, e approda infine a Marrakech nel 2018. Come ha scelto queste città?

Sono cresciuta in Marocco, mio padre era l’artista Hassan El Glaoui e volevo creare un canale tra l’arte africana e i centri del contemporaneo, Londra e poi New York. Per lavoro, ho viaggiato molto all’estero, ed è allora che mi sono resa conto che gli artisti africani in Europa e in America hanno spazi estremamente limitati per esprimersi, spesso costretti in cornici curatoriali riduttive. Con Marrakech, 1-54 porta il suo network internazionale in Africa.

Ha conosciuto la comunità artistica di Marrakech attraverso due generazioni, la sua e quella di suo padre. Cosa è cambiato?

Marrakech è cresciuta e oggi offre numerose opportunità. Nel 2016 ha dato il benvenuto a un museo di arte contemporanea privato, il MACAAL. Poi c’è il Museo Yves Saint Laurent e gallerie come Voice, David Bloch e Comptoir des Mines Galerie. C’è vita fuori da 1-54 merito anche della Biennale di Marrakech fondata da Vanessa Branson e attiva dal 2005 al 2016.

Ci sono anche iniziative governative?

Solo il Museo di Arte Moderna e Contemporanea Mohammed VI, inaugurato nel 2014 a Rabat.

Com’è il collezionismo locale?

C’è stato un boom negli anni ‘60 e ‘70, quando molte banche locali hanno iniziato ad acquistare opere contemporanee proprio mentre si diffondeva il gusto per l’architettura moderna. Prima le case tradizionali marocchine non offrivano spazi per appendere arte: tutti i muri erano occupati da intagli in legno, opere di artigianato, e mosaici. Di recente, poi, si è aggiunta una nuova comunità di collezionisti imprenditori che vivono tra Francia, Belgio e Marocco.

Quali sono le differenze tra i pubblici di 1-54 a Marrakech, Londra e New York?

A Londra sono europei di ogni nazionalità, mentre a New York soprattutto afroamericani. A Marrakech, invece, sono francofoni. Di conseguenza, per questa seconda edizione abbiamo ricevuto più richieste da gallerie francesi, e tra le new entries c’erano Galerie Nathalie Obadia e In Situ - fabienne leclerc di Parigi.

Essere in tre continenti ha offerto delle economie di visibilità?

Certo, ci ha reso interessanti per molti gruppi di amici dei musei. Quest’anno sono venuti a trovarci dal MoMA al Solomon Guggenheim di New York, dalla Serpentine alla Tate e alla Royal Academy of Arts di Londra, dallo Smithsonian di Washington DC al Centre Pompidou e al Palais de Tokyo di Parigi.

Marrakech è sempre stata un magnete per il pubblico internazionale?

Sì, è stata la destinazione prediletta di Jacques Majorelle, Yves Saint Laurent e Pierre Bergé. La scena locale è stata ispirata da questi incontri, e negli ultimi cinque anni è diventata più commerciale, un bene per gli artisti. Quando mio padre tornò a Marrakech all’inizio degli anni ’60, dopo aver vissuto a Parigi e aver esposto i suoi quadri in tutta Europa, non c’era neanche una galleria. Ho trovato immagini di una sua mostra in una tenda caidal tradizionale!

La nuova generazione di artisti del Marocco in fiera: chi sono e quanto costano le loro opere?

C’erano Mohamed Lekleti con i suoi disegni e collage dalla galleria Loft di Casablanca, Ghizlane Sahli - che fa parte del collettivo Zbel Manifesto - con le sue sculture, composizioni di seta e plastica riciclata da Primo Marella di Milano. E poi Nabil El Makhloufi a L’Atelier 21, i cui dipinti esplorano la distanza tra culture diverse e, infine, Mounir Fatmi, con video e fotografie da Goodman Gallery, i prezzi vanno da 1000 euro in su.

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