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Due ninja contro il climate change: la Posidonia e il corallo nero

Una spedizione National Geographic e un documentario divulgato da Prada gettano nuova luce sulle praterie delle isole Egadi che assorbono CO2

di Laura La Posta

credit: Filippo Borghi

7' di lettura

di Laura La Posta

I nemici del cambiamento climatico non sono solo gli alberi: vivono anche sott’acqua e agiscono nell’oscurità come i mitici guerrieri giapponesi ninja. E proprio al confine tra la luce e l’ombra, nella cosiddetta twilight zone del mare delle isole Egadi, è stato accertato che proliferano al di là di ogni più rosea aspettativa milioni di organismi killer della CO2, il principale fra i gas serra responsabili del climate change. Organismi su cui ha fatto luce una recente spedizione guidata dal biologo Giovanni Chimienti, finanziata dalla National Geographic society, testimoniata dal documentario “Il bianco nel blu” e divulgata dal gruppo Prada nell’ambito del progetto Sea Beyond con l’Unesco.

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La Posidonia mangia-CO2

Il primo ninja, ben conosciuto e studiato, è la Posidonia, che i bagnanti scambiano per fastidiosa alga, quando la corrente la strappa e la porta a riva. In realtà è la macchina più efficiente mai creata per la carbon capture and storage (Ccs): la cattura e l'immagazzinamento dell'anidride carbonica (la CO2, appunto). La Posidonia, con le sue foglie nastriformi che si depositano sulle spiagge più belle, è in realtà una pianta complessa che assorbe il doppio della CO2 degli alberi.
Visto che la più estesa prateria di Posidonia del Mediterraneo è nell’Area marina protetta delle isole Egadi, si può sostenere con un pizzico di fantasia che l’Italia sia l’Amazzonia del Mediterraneo, grazie al suo polmone azzurro mangia-CO2.

Il millenario corallo nero

Il secondo killer acquatico della CO2 è il corallo nero, nome scientifico Antipathella subpinnata, il Matusalemme dei mari. «Quello che mi affascina di più del corallo nero è la sua resilienza – spiega il National geographic explorer Giovanni Chimienti -. La colonia più vecchia del Mediterraneo ha 2.500 anni ed è ancora viva e vegeta».
Ogni prateria animale è una colonia di organismi poco studiata, ancora avvolta nel mistero, che evoca i ninja di nero vestiti. Anche il corallo nero vive nell’ombra, oltre i 60 metri di profondità. Lì, nel buio sotto il blu del mare di Marettimo e Favignana, milioni di minuscoli polipi bianchi assorbono la CO2 e ne estraggono il carbonio necessario per creare il loro esoscheletro. Una struttura resa nera da una proteina chiamata (forse in spregio) antipatina. Una specie di “alga” robusta, che i pescatori siciliani ogni tanto rinvenivano nelle reti da pesca maledicendola, perché gliele spezzava rendendole inutilizzabili.
Nome siciliano: giuitto, come la pietra lavica vomitata dall'Etna. Una trappola sul fondo del mare ma anche una miniera: i pescatori delle Egadi sanno da sempre che dove c’è il giuitto si trovano banchi interi di pesci grandi e piccoli. Non solo tonni. Ma sanno anche che quella pesca generosa chiede in cambio un tributo oneroso, fatto di reti perse o da riparare.

Il mistero delle Egadi

Ma perché dove c’è il giuitto esiste tanto pesce? Questo era un mistero da secoli. Finché il team di fotografi e documentaristi subacquei guidati dal biologo Chimienti non ha visto con i suoi occhi la brulicante vita marina attorno al corallo nero delle Egadi. Una prateria estesa, che scende oltre i 60 metri, dove i diver non possono seguirla. E dove è stato mandato il robot sottomarino Multipluto della Gaymarine, che, teleguidato dalla nave appoggio, ha illuminato con le sue luci il bianco dei minuscoli polipi nel nero dell’esoscheletro e del mare profondo. Una scoperta che sarà oggetto di pubblicazioni scientifiche e che è stata lanciata nel documentario «Il bianco nel blu», realizzato da un team guidato dal regista Igor D’India e dal produttore esecutivo Davide Brunetti.
Ma perché il corallo nero è l’habitat ideale per i grandi pesci inquadrati dal Rov Multipluto e pescati per secoli dai pescatori? «In realtà – spiega il biologo Chimienti -, sia il corallo nero sia la abbondante fauna ittica circostante devono la loro vita alla corrente levantina, un “fiume d’acqua” che dopo il lungo viaggio dall’Atlantico allo stretto di Gibilterra e poi a Cipro diventa sempre più salata e ricca di nutrienti, quindi sprofonda e prosegue la sua corsa tornando indietro: costeggia la Sicilia meridionale e risale passando per le Egadi. Questa corrente porta ovunque la vita e io l’ho seguita per documentarne gli effetti benefici. Ero certo che nel tratto tra Marettimo e Favignana la corrente avesse favorito la nascita di un habitat straordinario, in grado di far proliferare l’abbondante fauna ittica che altrimenti non avrebbe avuto una spiegazione scientifica. Ma siamo riusciti a documentare la prateria animale di corallo nero solo alla fine della terza campagna di ricerca, mentre ormai il team disperava. La sua scoperta ci ha ripagati di due anni di sforzi e sacrifici».

L’enigma dell’isola sacra

Tutto comincia nel 2021, infatti. C’è fermento a Marettimo, l’isola più selvaggia delle Egadi. Nel paradiso incontaminato e sempre uguale da decenni sono arrivati “i milanesi”, i coniugi Giorgio e Beatrice Rusconi, che hanno comprato l’antico magazzino delle reti con il pozzo del pescato conservato nel sale. Si sono messi in mente di restituire all’isola quanto hanno generosamente ricevuto. Un calvinistico giveback, che trova terreno fertile nell’associazione locale SoleMar, guidata dall'intraprendente Cettina Spataro. SoleMar lancia il Marettimo Italian Film Fest, un festival del cinema colto, che si avvale delle competenze e della passione di Gabriella Carlucci, della visione imprenditoriale di Toto Vento della Unipol, e del “metodo milanese” dell’avvocato Giorgio Rusconi e dell’imprenditrice dell’industria meccanica Millutensil Beatrice Just Rusconi. Lì nasce l'idea di coinvolgere il National Geographic come fornitore di contenuti video e come partner.
Da decenni, la sua Society promuove spedizioni con grant a sei cifre, per esplorare l’inesplorato del pianeta. Al seguito del National Geographic explorer Paul Rose, veterano degli abissi e volto noto dei documentari pluri-premiati, arriva a Marettimo il suo giovane omologo italiano, Giovanni Chimienti.
Scatta il colpo di fulmine per il mare delle Egadi, suggestivo teatro della prima guerra punica, e per Marettimo, chiamata “isola sacra” perché riserva della preziosa acqua, sul cui suolo i cartaginesi e i romani non combattevano ma si approvvigionavano in pace alle sue fresche fonti. Il mare dell’isola sacra è un enigma per Chimienti: come mai c’è quella incredibile abbondanza di pescespada, cernie, dentici, crostacei, spigole, sogliole, pesce azzurro? L’habitat dei bassi fondali non giustifica una simile fauna ittica. Deve esserci qualcosa di fecondo negli abissi, dove il fondale digrada.

La scoperta del Rov

Chimienti parte alla ricerca di pubblicazioni scientifiche sul tema, ma non ne trova. Intuisce che la chiave di tutto è la corrente levantina. Nella sua scia vivono coralli e grandi pesci e attorno a loro c’è una ricca catena alimentare ittica, alimentata dal plancton abbondante. Il biologo deduce che alle Egadi, quella corrente “semini” anche il corallo nero. I pescatori locali glielo confermano. Chiede quindi un grant alla National Geographic society e parte con l’esplorazione.
Ma il misterioso corallo nero non si svela fino alla terza campagna: dopo oltre due anni di immersioni umane e robotiche, finalmente compaiono sui monitor le immagini tanto attese riprese dal Rov: un giardino immenso di coralli neri popolati dai polipi bianchi. Il team di Chiomenti non nasconde la commozione, ricordando anche il fotografo subacqueo David Salvatori, scomparso per un tragico incidente durante un’immersione di prova. A lui è dedicato il documentario “Il bianco nel blu”, che ha la sua première dove tutto è cominciato due anni prima: al Marettimo Italian film fest.

Marettimo sul grande schermo

L’enigma del mare pescoso e del suo segreto sottomarino, il misterioso corallo nero, viene svelato in una afosa sera del luglio 2023. Lì, sul grande schermo allo Scalo nuovo, le immagini girate dal Rov svelano svelato agli abitanti dell'isola il loro giuitto, signore degli abissi, casa dei grandi predatori e quindi della fauna marina collegata.
Il tema della difesa del mare viene discusso nel documentario con i giovani dell'isola. Con Valentina Lovat (esperta di Ocean literacy Unesco), Chimienti coinvolge poi anche i giovani partecipanti della Summer school organizzata dall’associazione SoleMar (e sostenuta dal gruppo Bolton, proprietario del marchio Rio mare) in un’esperienza educativa a terra e in mare, per far comprendere la rarità dell’ecosistema marettimaro e la necessità di preservarlo.
La divulgazione del documentario è sostenuta dal Gruppo Prada, che finanzia il progetto Sea Beyond per l’educazione dei giovani alla difesa del mare con l’1% dei proventi derivanti dai prodotti realizzati con Re-Nylon. Un progetto circolare di grande suggestione, perché Re-Nylon deriva in larga parte dal riciclo delle reti da pesca recuperate dai fondali marini. Reti come quelle strappate dal giuitto, alias corallo nero, alias Antipathella subpinnata. E il cerchio si chiude.

L’omaggio del National Geographic alle Egadi nell’ambito del Marettimo Italian Film Fest

Un habitat fragile e prezioso

Ma il cerchio della vita è fragile: il climate change provoca il riscaldamento e l’acidificazione degli oceani, che condannano a morte i coralli, habitat naturale della fauna ittica. «Ora vediamo le gorgonie morire a 40 metri di profondità e capiamo che la situazione si sta aggravando - spiega Chimienti -. Le morie di massa avanzano, ma abbiamo anche constatato che le aree marine protette riducono lo stress sui coralli e ne aumentano la resilienza, quindi il loro effetto è benefico. Ora che abbiamo documentato la bellezza e la ricchezza di questo mare per le generazioni future chiediamo a quella attuale e alla prossima di preservarla per i loro figli e nipoti, evitando la pesca a strascico e sostenendo le disposizioni dell’Area marina protetta delle Egadi».
Alla proiezione sotto le stelle del documentario, Chimienti, con Marco Cattaneo, direttore di National Geographic Italia, Lorenzo Bertelli, Head of corporate social responsibility del Gruppo Prada e Francesca Santoro, IOC/Unesco Senior programme officer, lanciano la sfida a preservare questo Eden marino, antidoto alla proliferazione di gas climalteranti di origine antropica.«Attraverso il progetto Sea Beyond e in partnership con Unesco, il Gruppo Prada prosegue nel suo impegno a generare un impatto concreto, sia attraverso l’educazione all’oceano, sia supportando la ricerca scientifica e la sua divulgazione, per creare una conoscenza condivisa», dichiara Lorenzo Bertelli, ringraziando la comunità di Marettimo «che ci ha ospitato e ha fatto da cornice per l’avvio della nuova fase di Sea Beyond». L’iniziativa segna, infatti, l’ampliamento delle aree di intervento del progetto: alle attività educative si affiancano il supporto alla divulgazione della ricerca scientifica e lo sviluppo di progetti umanitari per la tutela del mare.
Prossimi passi? La tournée del documentario nei festival internazionali, oltre a una proiezione speciale a Milano, a novembre. Poi l’analisi dei campioni di corallo nero prelevati, per studiarli e difendere meglio l’habitat straordinario creato. E ulteriori attività per sensibilizzare i giovani alla difesa attiva del mare. «Il futuro di questa oasi di biodiversità di rara bellezza è nelle mani dei giovani marettimari, custodi dell’isola sacra», conclude Chimienti.

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