urbanistica

Due offerte per i terreni Expo. La corsa si gioca sul «canone»

di Sara Monaci

(Fotogramma)

3' di lettura

Arexpo tira un sospiro di sollievo: la gara per la gestione dei terreni di Expo 2015, da 1,2 milioni di metri quadrati, non è andata deserta. I vertici della società si dicevano ottimisti già dalla scorsa primavera, quando erano cominciate le manifestazioni di interesse. Tuttavia la conferma della buona riuscita del bando è arrivata solo ieri, giorno della chiusura della gara per trovare l’advisor-sviluppatore, ovvero il gruppo che attuerà il progetto di riqualificazione e terrà in “affitto” le aree per 99 anni.

I concorrenti non sono più tre, come si immaginava a marzo 2017, ma la corsa si riduce a due: il gruppo guidato da Stam Europe, di cui fanno parte le italiane Vitali e Condotte, il finanziatore australiano Macquarie e la società inglese di architettura Hok; la società LendLease, anch’essa australiana, che utilizzerà lo studio di architettura torinese Carlo Ratti. Rinuncia invece a partecipare l’italiana Coima, di Manfredi Catella, che ha firmato la nuova piazza milanese Gae Aulenti e ricostruito il quartiere di Porta Nuova.

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L’ad di Arexpo, Giuseppe Bonomi, ricorda che «secondo una ricerca Ambrosetti gli investimenti pubblici comporteranno un indotto di 7 miliardi nei prossimi 10 anni, e di uno sviluppo privato che è proprio l’oggetto della gara. Solo nei mesi scorsi abbiamo ricevuto più di 50 manifestazioni di interesse da parte di imprese, compresi grandi gruppi internazionali, che si insedieranno nell’area».

Le offerte
Non sono ancora ufficialmente note le offerte economiche, dato che le buste verranno aperte tra un mese. Secondo indiscrezioni dalle società, i due concorrenti potrebbero arrivare ad offrire come canone annuale per la gestione delle aree fino a 8 milioni all’anno, da versare ad Arexpo, e mediamente si dicono entrambi interessati a finanziare direttamente i progetti di sviluppo (sia privati che pubblici, se necessario) fino a 2 miliardi.
La valutazione dei concorrenti verrà fatta sia sull’aspetto finanziario che su quello tecnico e progettuale. Ad esempio il raggruppamento di Stam avrebbe presentato trenta punti cardine, puntando a realizzare una “smart city”. Si presenta con un “pacchetto” di sue aziende fidelizzate, circa 50, che si aggiungono alle altrettante che hanno avanzato un interessamento ad Arexpo. Il loro dossier, 1.500 pagine, punta a costruire parte pubblica e privata entro i 5 anni, dividendo i lavori per lotti funzionali.

L’iter per la scelta
L’iter prevede che la commissione valuti prima se le offerte abbiano i requisiti richiesti e poi l’offerta tecnica. Solo successivamente sarà aperta la busta contenente l’offerta economica e il piano finanziario di sostegno. Il nome del vincitore si conoscerà tra novembre e dicembre.
La società Arexpo, controllata dal Ministero dell’Economia e delle finanze e partecipata da Comune di Milano, Regione Lombardia e Fondazione Fiera Milano, spiega che «le offerte, vincolanti, riguardano la concessione in diritto di superficie di massimo 99 anni, a fronte del pagamento di un canone annuo ad Arexpo, al fine di edificare un minimo di 250 mila metri quadri di slp (superficie lorda di pavimento)».

La commissione è presieduta dal presidente di Arexpo Giovanni Azzone, mentre gli altri quattro componenti sono: Andrea Sironi, professore di Economia all’Università Bocconi e presidente di Borsa Italiana; Barbara Alemanni, professore di Economia all’Università di Genova e alla Sda Bocconi; Manuela Grecchi, prorettore del Politecnico di Milano; Ilaria Valente, preside della Scuola di architettura urbanistica e ingegneria delle costruzioni del Politecnico di Milano.

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