Interventi

Due proposte per ripartire con lo sviluppo

di Marco Marcatili

3' di lettura

Di fronte alla terza crisi globale in meno di 19 anni – 11 settembre, 2008 e Covid-19 – non abbiamo più bisogno di proposte generiche per una ripartenza astratta, ma di reali “anti-virus” per un cammino lungo, trasformativo e orientato al rilancio di investimenti privati per la generazione di “valore condiviso” sotto il profilo sociale, ambientale ed economico.
Durante questo tempo due ambiti hanno disvelato la necessità di intervenire con importanti investimenti per un “nuovo abitare” confortevole, produttivo, meno energivoro e in sicurezza: il patrimonio residenziale (le nostre abitazioni) e il patrimonio pubblico (le scuole e gli spazi pubblici).
Tra le opportunità più interessanti del Decreto Rilancio vi è senz'altro il Superbonus del 110% ; la più grande misura espansiva del secolo in Italia rischia però di diventare la misura più regressiva ostracizzando alcuni territori caratterizzati da una elevata incidenza di edifici mono proprietari o unifamiliari non eleggibili a Superbonus; che estrometterà molte imprese e progettisti più “artigianali” dalla gestione di processi così complessi sotto il profilo tecnico, finanziario ed amministrativo; che escluderà le famiglie meno equipaggiate per valutare e selezionare i soggetti più affidabili. Nella ragionevole consapevolezza che il Superbonus potrà essere prorogato al 2023 o addirittura trasformato in un provvedimento strutturale, è opportuna una duplice inversione di rotta. Da un lato, per tendere all'obiettivo sociale del “costo zero” per le famiglie e a un servizio “chiavi in mano”, la filiera dell'offerta deve organizzarsi diversamente affiancandosi a general contractor di esperienza e con le carte in regola per gestire lo sconto in fattura o affidandosi a nuovi soggetti arranger utili nella gestione di tutta l'operazione sia nei confronti dei progettisti che degli istituti di credito. Dall'altro lato, i Sindaci non possono più considerarsi estranei, ma sentire il dovere di rendere possibile la promessa ancora mancata e di far arrivare a più cittadini possibili le risorse pubbliche del Superbonus. In molti casi, e con un certo ingegno, il Bonus Casa si deve leggere Bonus Città. In un quadro di bilanci pubblici deteriorati, tale obiettivo sarà raggiungibile se il superbonus del 110% verrà concepito come risorsa fondamentale per promuovere progettualità a più larga scala orientate a rigenerare “spicchi di città”. Proprio in queste settimane, Bologna, Ferrara e Prato sperimenteranno il progetto AUDIS “Rigenerazione di Classe A” in cui è stata elaborata la soluzione tecnico-procedurale alla più grande operazione pubblico-privata sulla “città esistente” con l'utilizzo del Superbonus, la garanzia della regia pubblica e l'impegno delle imprese riqualificare il quartiere oltre che gli edifici.
Anche il patrimonio immobiliare pubblico non residenziale (scuole, impianti sportivi, uffici, etc) costituisce un formidabile bacino di valore (trascurato e inattuato) per rilanciare nel breve termine investimenti pubblico-privati e attuare uno dei più efficaci “anti-virus”. Nel progetto “Green Deal sul patrimonio pubblico” realizzato da Nomisma in collaborazione con Rekeep è stata prefigurata l'opportunità di un intervento profondo sulle Scuole e sugli Uffici di proprietà degli Enti Locali, gli investimenti necessari (39,1 miliardi di Euro), le modalità procedurale (partenariato pubblico-privato) e soprattutto gli effetti potenziali sotto il profilo economico, sociale e ambientale. Il primo riguarda un necessario sostegno economico immediato al Paese: gli investimenti impiegati (11,7 miliardi dal privato e 27,4 miliardi dal pubblico) genererebbero effetti diretti e indiretti per un impatto complessivo di 141,8 miliardi di euro e un potente contro bilanciamento occupazionale di 870 mila nuovi occupati. L'operazione, inoltre, consentirebbe un risparmio energetico quantificabile in 450 milioni di euro all'anno, una rivalutazione di valore fino ad un +30%, e una riduzione delle emissioni atmosferiche stimata in 934 mila tonnellate annue di CO2.
Per una reale attuabilità del progetto è necessario mettere subito nelle condizioni il sistema delle imprese di investire sul progetto 11,7 miliardi di euro per la sola parte energetica e di destinare una quota del Green Deal italiano a disegnare un meccanismo di “Superbonus PA”, molto simile a quello approvato dal Decreto rilancio per l'edilizia residenziale, per i 27,4 miliardi in riqualificazione sismica e/o demolizione-ricostruzione NZEB.
Di fronte alla sfida economica (che vede l'Italia perdere oltre 10 punti percentuali nel 2020), alla sfida sociale (che coinvolgeva 20 milioni di persone in stato di disagio su 70 milioni a livello europeo e che il Covid amplificherà in termini di diseguaglianze) e alla sfida ambientale (di raggiungere obiettivi vincolanti di minori emissioni e maggiore salubrità a partire da tutte le città italiane) conviene recuperare l'insegnamento Schumpeteriano per cui “il cambiamento è inevitabile, ma cambiare diventa una scelta”.

Economista e Responsabile Sviluppo NOMISMA

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