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Due ragazze, i social, la cronaca nera: un thriller dell’anima che colpisce al cuore

Il terzo film italiano (Holiday) in concorso conferma i segni di vitalità del nostro cinema e, quasi fosse una serie Tv, ti fa aspettare il prossimo episodio

di Eugenio Bruno

(Foto di Giulia Mobili)

3' di lettura

Tre film italiani in concorso alla Festa del cinema di Roma. E altrettanti esempi di vitalità che fanno ben sperare. Se la commedia dolceamara di Paola Cortellesi con  C’era domani ha il merito di riportare in auge un genere a cui è legata indissolumibilmente la settima arte nel nostro Paese e l’omaggio struggente e colorato di Roberta Torre con Mi fanno male i capelli ci restituisce la grandezza di attrice della mai dimenticata Monica Vitti, il terzo titolo tricolore presente nella sezione Progressive cinema (Holiday di Edoardo Gabriellini) colpisce con un thriller dell’anima, insolito per ambientazione e scelte stilistiche, che lo fanno preferire a tanti altri tentativi recenti di giocare con la cronaca nera per parlare d’altro. Nello specifico del disagio giovanile e della difficoltà per tanti ragazzi e ragazze di trovare il loro posto nel mondo.

L’amicizia tra Veronica e Giada

Il terzo lungometraggio di Edoardo Gabbriellini - nato attore nel lontano 1997 con Paolo Virzi, che lo aveva scelto come protagonista dell’agrodolce Ovosodo, e passato poi dietro la macchina da presa nel 2003 con B.B. e il cormorano, seguito una decina d’anni dal promettente bis de I padroni di casa - colpisce. E lo fa disturbando per la vicinanza e la credibilità dei luoghi, delle situazioni, dei volti. A cominciare da quello della giovane Veronica (Margherita Corradi), che dopo un lungo processo e due anni di prigione per l’uccisione della madre e del suo amante, viene scagionata grazie alla testimonianza decisiva della sua amica e coetanea, Giada (Giorgia Frank).

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Da qualche parte lungo la Riviera ligure

Veronica ha solo vent’anni e tutta la vita davanti, ma è difficile guardare al futuro quando gli occhi di tutti (e l’effetto grancassa prodotto dai social) sono ancora centrati su quel tragico evento. Attraverso i ricordi delle due ragazze e i continui flashback vediamo il riavvolgersi del nastro di una storia che più avanza, più si fa ambigua. Anche nei personaggi di contorno, a cominciare dal padre di Veronica, interpretato da Alessandro Tedeschi, che con la sua cadenza genovese ci aiuta a localizzare la vicenda: lungo la Riviera ligure, in un albergo sulla spiaggia che dà il nome al film e che è il teatro del duplice omicidio a colpi di cesoie da giardino di cui vediamo gli effetti nelle prime inquadrature.

Un film imperfetto ma coinvolgente

Diciamolo subito: Holiday è un film imperfetto. Per una certa ricercatezza dei dialoghi che li rende a volte troppo scritti (ma questo è un male che sembra accomunare tanti sceneggiatori di casa nostra, ndr) e anche per una certa farraginosità dei primi andirivieni temporali. All’inizio, infatti, è complicato collocare i singoli episodi nei tre momenti in cui si dipana il plot: il prima (l’antefatto della tragedia), il durante (il processo a caccia dei colpevoli), il dopo (le conseguenze dell’efferato gesto). E anche la scelta di non utilizzare escamotage classiche come didascalie e dissolvenze al nero all’inizio non aiuta.
La terza fatica cinematografica di Gabbriellini sembra quasi scritta secondo le regole di una serie Tv; dissemina indizi, suggerisce collegamenti, ti fa aspettare il prossimo episodio. Che qui però non c’è. E allora bisogna rifugiarsi nei dettagli (Veronica con il piercing o senza il piercing, con i capelli corti, lunghi o legati) per entrare nel meccanismo. Ma una volta che ci riesce il ritmo decolla.I fatti scorrono. La tensione sale. Fino allo svelamento finale che ti fa rimpiangere, stavolta in positivo, che si tratti di un lungometraggio e non di una serie Tv. Così da poter aspettare la seconda stagione e scoprire che cosa ne è stato di Veronica e di Giada. Del loro legame, dei loro sogni e della loro gioventù infranta. Probabilmente per sempre.

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