dalla conferenza di parigi

«Due Stati per israeliani e palestinesi e nessun passo unilaterale»

Il ministro degli Esteri francese, Jean-Marc Ayrault, al termine della Conferenza di Parigi sul vicino Oriente (Epa)

4' di lettura

I 75 Paesi che hanno partecipato alla Conferenza di Parigi, dopo una giornata di incontri e negoziati, chiedono a israeliani e palestinesi di «impegnarsi per una soluzione a due Stati» e di «astenersi da passi unilaterali». La sottolineatura della soluzione dei due Stati, non più così scontata nella sua rilevanza viste le crisi regionali dell’ultimo periodo e lo stallo del dialogo tra le parti, e l’appello a non compiere atti unilaterali: non potevano essere che questi i risultati dell’assise francese, visto che non erano presenti i due protagonisti della ormai secolare crisi, israeliani e palestinesi.

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Inaugurando la Conferenza, al centro conferenze del Quai d’Orsay, il
presidente francese François Hollande ha spiegato che l’obiettivo era «affrontare il più antico dei conflitti del Medio Oriente». La Conferenza, però, voluta da Hollande e dall’ex ministro degli Esteri, Laurent Fabius, un anno fa, aveva come obiettivo dichiarato quello di rivitalizzare il processo di pace israelo-palestinese, a cinque giorni dall'arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca. Ma le aspettative degli analisti e delle diplomazie non potevano essere particolarmente ambiziose proprio per l’assenza delle parti. Israele e il suo premier Benjamin Netanyahu hanno deciso di non mandare una delegazione perseguendo la linea che i negoziati possono essere rivitalizzati soltanto da un dialogo diretto tra le due parti, non da conferenze multilaterali.

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Il duro giudizio di Netanyahu
La Conferenza «è una truffa palestinese sotto egida francese, il cui scopo è di adottare altre posizioni anti-israeliane». Questo è stato il duro giudizio del premier israeliano poco prima dell’inizio dei lavori parigini: «Dobbiamo far fronte alla grave minaccia di forze terroristiche che puntano non solo alla distruzione di Israele ma anche alla distruzione di ogni possibilità di pace. E ci sono altri sforzi che distruggono le possibilità di pace: uno di questi è la conferenza di Parigi: è un residuo del passato, un ultimo tentativo di afferrare il passato, prima che arrivi il futuro», ha concluso il premier con un’allusione al prossimo ingresso alla Casa Bianca di Donald Trump, presidente eletto degli Stati Uniti che nei giorni scorsi ha fatto nette dichiarazioni a sostegno della sicurezza di Israele.

La linea dell’Italia
La diplomazia italiana è comunque soddisfatta per l’esito della Conferenza. «Risoluzione molto equilibrata», che «si giova di due o tre significativi contributi» della delegazione italiana. Così il ministro degli Esteri, Angelino Alfano , ha commentato l’esito della giornata, lasciando soddisfatto il centro convenzioni del Quai d’Orsay, dopo l’approvazione della dichiarazione finale della Conferenza di pace. «Accanto alla riaffermazione della politica dei due Stati - spiegano fonti della Farnesina - e agli insediamenti come ostacolo a questa politica, sono citati l’incitamento a 'tutti gli atti di violenza e terrore' e le dichiarazioni 'che infiammano'. Per noi - spiegano le stesse fonti - era importante che questa dichiarazione fosse in linea con il rapporto del Quartetto». Altro contributo italiano - si sottolinea - è l’importanza ribadita nella dichiarazione «dei negoziati diretti fra le due parti. Nulla - spiega la Farnesina - può essere imposto, noi volevamo rafforzare questo concetto e ci siamo riusciti. Accompagnamento, sostegno sì, ma nulla al posto del negoziato fra le parti». «La questione - ha spiegato il titolare della Farnesina - non si può risolvere solo con gli insediamenti israeliani, c’è il tema di chi incita alla violenza e chi considera eroi o martiri i terroristi. Finché sarà così, non ci sarà pace e sicurezza in Israele». «Israele è l’unica democrazia in quell’area ed è interesse del mondo salvaguardarla», ha concluso Alfano.

Il trasferimento dell’ambasciata degli Stati Uniti
La questione molto delicata dell’ipotizzato trasferimento dell’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme non è stata alla fine inserita nella dichiarazione finale della Conferenza di pace a Parigi. Nella conferenza stampa finale, il ministro degli Esteri, Jean-Marc Ayrault, ha affermato comunque che «altre volte in passasto gli Stati Uniti hanno ventilato questa ipotesi. Ne parlerò con i nostri amici americani e li metterò in guardia - ha detto il capo del Quai d’Orsay - ritengo che una decisione unilaterale in questo campo sarebbe una provocazione».

La manifestazione pro Israele
Oltre mille persone, sostenitori di Israele, hanno manifestato davanti all’ambasciata israeliana a Parigi contro la Conferenza per il Medio Oriente voluta dal presidente François Hollande. I manifestanti - molte le bandiere d’Israele che sventolavano - hanno protestato perché a loro dire la Conferenza aveva l’obiettivo di minare la posizione di Israele e dividere Gerusalemme.

Il tweet del ministero degli Esteri israeliano
«I rappresentanti delle varie Nazioni negoziano domenica fra se stessi alla Conferenza di Parigi, piuttosto che sospingere Abu Mazen a intraprendere negoziati con Israele», questo invece è il contenuto di un messaggio su Twitter del ministero degli Esteri israeliano che invitato i lettori ad «aiutare Mahmud Abbas a trovare la strada della pace». In un disegno allegato il presidente palestinese è mostrato in prossimità di un labirinto con due ingressi: quello della Conferenza di Parigi è un meandro inestricabile, mentre il secondo - quello delle trattative dirette - porta direttamente alla pace.

Il secondo tweet del ministero degli Esteri israeliano
Un secondo messaggio twitter del ministero mostra Mahmoud Abbas, Abu Mazen, arrampicato su un albero. Netanyahu attende che scenda a terra, mentre i delegati stranieri colgono l'occasione per mettersi in posa sotto alla torre Eiffel.

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