In provincia di Potenza

Duello tra Comuni sulle spese per l’acqua: la sentenza arriva dopo 30 anni

Complice la perdita di un documento nel terremoto, solo ora il Tar Basilicata condanna il Comune di Ginestra a rimborsare 70mila euro

di Gennaro Grimolizzi

2' di lettura

Una diatriba giudiziaria che da trent’anni divide due Comuni, fondata su un atto perso nel terremoto e a cui ha infine messo un punto il Tar, basandosi sulle dichiarazioni dei testimoni. Succede in Basilicata, dove i giudici amministrativi con la sentenza 200/2021, pubblicata il 3 marzo scorso, hanno condannato il Comune di Ginestra a rimborsare a quello di Ripacandida (entrambi in provincia di Potenza) la somma di quasi 70mila euro, oltre interessi legali dal 2 maggio 1991. L’importo equivale a un terzo delle spese sostenute da Ripacandida per il funzionamento dell’acquedotto tra il 1980 e il 1989, quando l’infrastruttura era al servizio dei due Comuni, distanti tra loro poco più di tre chilometri.

Nel 1991 il ricorso in Tribunale

La vicenda ha avuto inizio nel 1991, quando il Comune di Ripacandida, con una diffida prima e un atto di citazione poi, decise di adire il Tribunale di Melfi (soppresso nel 2013 e accorpato a quello di Potenza) per ottenere da Ginestra il rimborso di un terzo delle spese sostenute per il funzionamento dell’acquedotto. Le somme - richieste a titolo di canone, di consumo dell’energia elettrica dell’impianto di sollevamento e di manutenzione dell’acquedotto - furono quantificate dal Ctu nel 2007, nel giudizio incardinato a Melfi. Per la decisione di primo grado occorre però aspettare ancora dieci anni, fino al 2017, quando il Tribunale di Potenza, con la sentenza 98, riconobbe il risarcimento al Comune di Ripacandida.

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Il Comune di Ginestra, allora, impugnò la decisione in Corte d’appello che, con la sentenza 166 del 2020, ha dichiarato la giurisdizione del giudice amministrativo, rilevando che il Comune di Ginestra ha contestato solo il quantum e non anche l’an debeatur.

Il passaggio ai giudici amministrativi

La difesa del Comune di Ripacandida ha quindi riassunto il giudizio davanti al Tar per la Basilicata, insistendo per la condanna del Comune di Ginestra al rimborso di un terzo delle spese per il funzionamento dell’acquedotto. I giudici amministrativi hanno confermato la loro giurisdizione esclusiva, dato che nel 1976 i due enti stipularono un accordo per gestire l’acquedotto, anche se il documento venne disperso nel terremoto del 1980.

In mancanza del testo, per i giudici, la prova testimoniale può sopperire alla perdita di un documento. È stato considerato correttamente applicato il combinato disposto degli articoli 2725 e 2724, numeri 1 e 3, del Codice civile. Il Tar Basilicata ritiene che «l’esistenza del contratto con forma scritta ad substantiam, come quello tra due amministrazioni, può essere provata con prova testimoniale, come verificatosi, nella specie, mediante l’escussione come testimoni dei due ex responsabili dei settori finanziari dei due Comuni nel periodo 1980/1989».

Questa prova sussiste anche «quando il contraente ha senza sua colpa perduto il documento», in quanto, «nella specie, in seguito al terremoto del 23 novembre 1980 gli uffici del Comune di Ripacandida, anche se non crollati, erano stati gravemente danneggiati dal sisma». Di qui lo smarrimento di documenti, compreso l’accordo tra Ripacandida e Ginestra del 1976 sul riparto delle spese di funzionamento dell’acquedotto comunale.

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