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Duello Meloni-Letta. E per superare l’empasse con Berlusconi in campo i pontieri

Nuove scritte contro La Russa. Settimana prossima si potrebbe riavviare il confronto politico tra i partiti di centro destra. Salvini media: «anche tra Giorgia e Silvio tornerà presto l’armonia».

Governo, Meloni: "No a clima d'odio"

3' di lettura

È scontro violento tra Giorgia Meloni ed Enrico Letta, con la premier in pectore che chiede scuse immediate e il leader dem che accusa la maggioranza di aver «iniziato la legislatura con una logica incendiaria» per le due nomine ai vertici del Parlamento e affonda: «Non è la maggioranza a dire all’opposizione cosa dire e come dirlo». Tutto inizia con una stella a 5 punte delle Br e una scritta contro il neo presidente del Senato, Ignazio La Russa, comparse nella notte davanti alla sede romana di Fdi della Garbatella. Indaga la Polizia, cinque militanti di Gioventù Nazionale lavorano per ripulire la serranda, e Giorgia Meloni tuona contro i «diversi esponenti politici che hanno deciso di rendere La Russa un bersaglio».

Ore di gelo con Berlusconi

In pochi istanti schermate intere di commenti di solidarietà a la Russa inondano i computer, l’intera maggioranza insorge e chiede alla sinistra di condannare le minacce e fare mea culpa. «Spero che il senso di responsabilità della politica prevalga sull’odio ideologico, perché l’Italia e gli italiani devono tornare a correre, insieme», incita perciò la candidata in pectore Meloni. Consapevole che il suo appello alla responsabilità possa tornare buono anche per altro, nelle ore del gelo con Silvio Berlusconi - il cui silenzio sulle minacce a La Russa si fa notare - sulla formazione del governo.

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Duello Meloni-Letta

Ma il segretario dem Enrico Letta da Berlino, al congresso dei socialisti europei, aspetta ore per rispondere e getta altra benzina sul fuoco: «L’inizio di questa legislatura è il peggiore che potesse esserci. La legislatura comincia con una logica incendiaria da parte di chi ha vinto le elezioni. Chi ha vinto, invece di riappacificare il paese, lo sta dividendo». Letta dice anche che «con le nomine si confermano le preoccupazioni in Europa», che «la maggioranza è in guerra interna e non in grado governare». Troppo per Giorgia Meloni che pretende scuse immediate: «Sono gravissime le parole pronunciate dal segretario del Partito democratico Enrico Letta a margine del congresso dei Socialisti europei a Berlino. Letta si scusi immediatamente».

Il sostegno a La Russa

Intanto arriva anche la notizia di un cartellone al Colosseo contro il Presidente di Palazzo Madama, con il suo nome scritto a testa in giù. Fin dal mattino si erano intanto schierati con La Russa IV e Azione. La prima dimostrazione di sostegno dem «al vile atto da condannare fermamente» arriva intorno alle 16, dalle capogruppo Serracchiani e Malpezzi, mentre da Berlino Letta cannoneggia contro le scelte della maggioranza, per poi twittare nel tardo pomeriggio la solidarietà sua personale dei dem a La Russa. Intanto il leader della Lega Matteo Salvini - convinto che «anche tra Giorgia e Silvio tornerà presto l’armonia» - attaccava la sinistra che «non si rassegna e attacca con violenza la seconda e la terza carica dello Stato, appena democraticamente elette».

La trattativa per il nuovo governo

L’obiettivo è spegnere l’incendio per ripartire. Nel centrodestra è l’ora dei pontieri fra Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni: lavorano sull’asse creato da Gianni Letta e il nuovo presidente del Senato Ignazio La Russa, impegnati in un’operazione diplomatica tutt’altro che semplice. Si punta innanzitutto a ricucire il rapporto umano fra i due leader, per poter riavviare il confronto politico necessario alla nascita del nuovo governo. L’idea è fare decantare la situazione nel fine settimana, e creare subito dopo le condizioni per riprendere a dialogare.

La trattativa per i ministri

Una visione che al momento non pare allineata con quella dei vertici di Fratelli d’Italia. Dopo lo strappo di FI al Senato e l’incidente con Berlusconi, secondo quanto si racconta in ambienti di FdI Meloni - ancora molto contrariata - non sembra intenzionata a nuove concessioni, dopo aver proposto quattro ministeri agli azzurri, fra cui gli Esteri per Antonio Tajani, e la Pubblica amministrazione per Elisabetta Casellati. In una situazione di tale caos, c’è chi arriva a non escludere scenari drastici, come un governo senza Forza Italia. In quest’ottica, il lavoro di Noi moderati di costituire i gruppi alle Camere (serve una deroga mancando i numeri minimi necessari delle componenti) viene anche letto come un’operazione per fornire una quarta gamba stabile all’esecutivo se ce ne dovesse essere bisogno. I più, nella maggioranza, sono però convinti che alla fine prevarrà la realpolitik. Un leghista navigato confida nel «pressing dei governisti su Berlusconi. Anche perché non c’è altra scelta». Nel centrodestra viene liquidata ogni suggestione di un approccio con il Terzo polo. «L’unico governo possibile è quello di una coalizione di centrodestra», per dirla con Raffaele Fitto (probabile ministro per gli Affari europei in quota FdI).

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