siderurgia

Duferco investe nell’energia elettrica

di Matteo Meneghello


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2' di lettura

Il gruppo Duferco si prepara a investire circa 60 milioni di euro nel mercato della «capacità» di produzione elettrica. Il progetto, presentato nei giorni scorsi a Nave (Bs), dal presidente Antonio Gozzi, prevede la costruzione di un «peaker» per il bilanciamento della rete elettrica alimentato a gas naturale. «È un impianto - spiega Gozzi - esplicitamente previsto dalla Sen e dalla recente delibera Energia-Clima dell’attuale Governo: per fare fronte alla sempre più spinta variabilità del sistema elettrico nazionale, dovuta alla crescente presenza delle fonti energie rinnovabili, si prevedono questi impianti come i più idonei e i meno impattanti per il bilanciamento della rete elettrica. Non si tratta di impianti commerciali - precisa l’imprenditore -, perchè il privato investitore non ne ha la disponibilità produttiva».

Sono impianti di servizio direttamente gestiti da Terna (che sulla base di aste periodiche dovrà remunerare l’investimento, con un ritorno stimato da Duferco in una decina d’anni) e chiamati - assicura l’azienda - per un basso numero di ore all’anno, non più di 800, in momenti di emergenza della rete». L’iter dell’impianto (il programma prevede circa 16 mesi tra progettazione e procedure autorizzative, 9 mesi di forniture e 4 mesi tra installazione ed avviamento) dovrebbe terminare entro giugno 2020.

L’investimento, una «prima nazionale» per ammissione dello stesso Gozzi, fa parte di un più ampio piano di sviluppo e riconversione industriale che Duferco Sviluppo, la controllata del gruppo, sta attuando a Nave, dove ha rilevato dal concordato preventivo dell’ex gruppo Stefana due laminatoi e 140 addetti. Il sito è stato scelto per le caratteristiche tecniche esistenti: è già dotato delle infrastrutture idonee, come metanodotto, rete dell’alta tensione, rete idrica autonoma.

Parte della comunità si sta opponendo al progetto, e per contrastare l’iter autorizzativo è stata anche lanciata una petizione su change.org. «Risulta nullo - spiega Gozzi - l’impatto in termini di consumo del suolo e molto limitato l’impatto delle opere accessorie. Siamo comunque pronti a fare chiarezza e a spiegare il progetto alla comunità con un débate public, coinvolgendo Terna, Governo ed esperti indipendenti». Le emissioni dell’impianto in via di autorizzazione, assicurano i tecnici di Duferco Sviluppo, sarebbero solo il 3,5% di quelle già autorizzate per lo stabilimento di Nave. Il sito (l’impianto, a ciclo aperto con turbina aeroderivata, avrà una potenza di circa 130 mw sviluppati da due distinti generatori) emetterà inoltre 130 tonnellate in meno di ossidi di azoto rispetto a quanto già autorizzato, poichè il treno di laminazione della vergella è fermo e non sarà riattivato in tempi brevi. Il laminatoio travi, invece, sul quale «abbiamo investito qualche milione» dice Gozzi, ha ripreso a funzionare a settembre (oggi marcia al di sotto della capacità, per un turno al giorno), «è una bella macchina - prosegue - abbiamo una grande riserva se il mercato dovesse ripartire», mentre il ramo d'azienda legato alla produzione di rete elettrosaldata è stato affittato al gruppo Ferriere Nord.

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