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Dumoulin «olandese volante»: vince la crono e va in rosa

di Dario Ceccarelli

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(ANSA)


3' di lettura

Colpo di scena al Giro d'Italia. Una rivoluzione con le lancette che lascia il segno. Più che al Blockhaus, dove i distacchi nel finale erano rimasti abbastanza contenuti, la cronometro del Sagrantino (40 km tra vigneti e paesaggi da presepe) dà una fortissima scrollata alla classifica generale: il vincitore, l'olandese Tom Demoulin, non solo centra il miglior tempo ma detronizza brutalmente il colombiano Nairo Quintana, cui infligge un ritardo di oltre tre minuti, un gap che peserà non poco nel proseguimento della corsa.

Non male Vincenzo Nibali, sesto tempo finale. Il siciliano rosicchia tutto lo svantaggio che aveva da Quintana e in classifica si piazza in quinta posizione a due minuti e 47 dall'olandese. Uno svantaggio non irrimediabile.

Nibali ha fatto una buona prova rispetto agli altri aspiranti alla maglia rosa, ma nulla ha potuto contro lo scatenato Dumoulin, cui ha ceduto più di due minuti. Comunque soddisfatto Vincenzo: «Un’ottima crono», dice. « Nonostante il vento in faccia ho gestito bene lo sforzo».

In effetti, a parte l'olandese volante, gli altri concorrenti al podio non hanno brillato. Anche il francese Pinot e l'altro olandese, Mollema, terzi e quarti in classifica, sono andati meno bene di Nibali. Tutte considerazioni, comunque, da rimandare all'ultima settimana del Giro quando, si affronteranno le montagne più alte e significative, cioè su quel terreno dove Nibali dà il meglio.

«Voglio tenere la maglia rosa fino a Milano», dice l'olandese con un sorriso scintillante. Un ottimismo fondato visto quello che si è visto in questa corsa contro il tempo che da Foligno andava a Montefalco attraverso un percorso molto veloce nella prima parte e ricco di curve e saliscendi nella seconda.

Dumoulin, che l'anno scorso per 6 giorni ha già vestito la maglia rosa non ha mai avuto rivali. Una macchina da guerra che, inesorabilmente, ha risucchiato secondi a tutti. L'unico a contrastarlo è il gallese Thomas, secondo miglior tempo a 49”, determinatissimo nel cercare di recuperare il distacco subito al Blockhaus in quella ormai nota caduta collettiva provocata da una moto della polizia stradale.

Fantastica l'impresa dell'olandese, specialista nel tic tac, ma mai così efficace nell'azione come in questa occasione. «Ho messo in tasca un bel guadagno per le montagne», ha detto Dumoulin subito dopo l'arrivo, quando si è reso conto degli effetti devastanti del suo attacco.

Chi ne esce peggio è proprio Quintana, mai a suo agio durante la sua prova. La sua faccia, più triste del solito, era il manifesto del suo sconforto. Forse ha sofferto il vento contrario, lui così leggero; forse ha anche pagato lo sforzo del Blockhaus. Di certo, il Condor non ha mai preso il volo. Per lui è una bella mazzata. Un drastico ridimensionamento. Vero che la sua squadra, la Movistar, è la più organizzata e competitiva. Però non sarà facile risalire la china. Dumoulin sembra inattaccabile. Ventisei anni, di Maastricht, detto “ la Farfalla “ per la sua leggerezza stilistica: come Mohamed Alì, quando è necessario, oltre a volare riesce anche a pungere. E far male. Alto 1,86, gentile e di bell’aspetto, Dumoulin dovrà fare i conti con il suo punto debole: la resistenza e la capacità di gestirsi per tre settimane.

L'anno scorso, dopo un brillante avvio, è poi uscito di scena. Però sembra molto cresciuto. Nessun olandese finora è mai riuscito a vincere un Giro d'Italia. Forse questa volta la maglia rosa rischia di finire nella valigia di questo corridore così fuori dal comune, capace di parlare di Van Gogh e Rembrandt, ma anche di alzarsi in volo e pennellare le curve in bicicletta.

Qui la sintesi della tappa minuto dopo minuto

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