Nibali terzo

Dumoulin ribalta la classifica nella crono finale: il Giro è suo

di Dario Ceccarelli

(AFP)

4' di lettura

Anche se non ci crederete, questa volta è vero: il centesimo Giro d'Italia è davvero finito. Non c'è più un giorno dopo da raccontare, un incertezza da sciogliere, un finale da svelare.
Dopo tre settimane, 21 tappe e 3609 chilometri, questa volta, in una scintillante Piazza Duomo, la corsa rosa cala il sipario con una sentenza definitiva: il Giro va all'olandese Tom Dumoulin che nell'ultima cronometro (da Monza a Milano) asfalta la concorrenza dei big risalendo con facilità disarmante dal quarto al primo posto del podio. La maglia rosa è sua e per la prima volta nella storia del Giro d'Italia viene conquistata da un olandese.

Dumoulin si aggiudica il Giro nella crono finale, terzo Nibali

Dumoulin si aggiudica il Giro nella crono finale, terzo Nibali

Photogallery39 foto

Visualizza

In questa prova Dumoulin era il favorito e tale si è confermato. Al secondo posto del podio scivola Nairo Quintana, leader fino a sabato. Il colombiano non va male, ma è un peso troppo leggero rispetto a un granatiere come Dumoulin. Alla fine Quintana gli lascia quasi un minuto e mezzo, quanto basta per perdere il primato e la maglia rosa.
Vincenzo Nibali va meglio di Quintana. Ma non abbastanza. Finisce così al terzo posto del podio. Un piazzamento dignitoso, ma che poco aggiunge alla carriera del siciliano, già vincitore di due Giri d'Italia, un Tour de France e una Vuelta di Spagna. Voleva di più, ma era arrivato al limite.

Loading...

L’olandese sovrasta tutti in potenza
Troppo forte Dumoulin. Troppo superiore. Troppo potente. Soprattutto in una prova a cronometro piatta come un biliardo. Lo si è capito subito quando è partito dall'autodromo di Monza. Una macchina da velocità lanciata a quasi 60 all'ora. Meglio di lui solo un altro olandese, Jos Van Endem, che lo precede di una manciata di secondi suggellando così una giornata all'insegna degli orange.
«Mi sembra un sogno, non riesco ancora a crederci» commenta con un sorriso da pianoforte la nuova maglia rosa. «Quando ho finito la mia prova, non osavo guardare nel monitor. Non capivo cosa stesse succedendo. Solo quando ho visto Quintana tagliare il traguardo ho capito che avevo vinto».
Giornata deludente anche per gli altri big. Il francese Pinot, autore di una prova incolore, scivola al quarto posto della classifica. Quinto il russo Zakarin anche lui travolto dal vento olandese. Finisce con un onorevole sesto posto Domenico Pozzovivo, poco incisivo nella crono ma protagonista di un grande Giro.
Per concludere, come quando finisce la scuola, ecco le pagelle.

Le pagelle
TOM DUMOULIN: 10. È il futuro del ciclismo. Un campione moderno che va forte sia a cronometro che in salita. Ha solo 26 anni e può solo migliorarsi. Nella tappa dello Stelvio, quando ha accusato una crisi intestinale, avrebbe potuto crollare. Invece piano piano ha recuperato. È il suo stile: non farsi prendere dal panico e procedere senza scatti. Ha dimostrato personalità; solo una caduta di gusto quando si è punzecchiato con Nibali. Ma la pressione era tanta.

NAIRO QUINTANA: 8,5. Non è un campione di simpatia, però alla fine arriva secondo. Un osso duro che ha scricchiolato diverse volte anche nelle tappe più dure. Disponendo della squadra più forte (la Movistar) il colombiano avrebbe potuto graffiare di più. Ma non ne aveva. La benzina stava finendo. Nella tappa di Piancavallo ha anche avuto la febbre, cosa che non certo aiuta in una salita così dura. Da ricordare la magnifica vittoria sul Blockhaus.

VINCENZO NIBALI: 8. Ci ha abituato troppo bene. E un terzo posto lascia un'ombra di delusione. È partito male, perdendo troppo nella salita di Oropa. Piano piano ha risalito la china fino alla splendida tappa dello Stelvio. Ci regala l'unico successo italiano a questo Giro d'Italia. Tanto di cappello. Purtroppo, in attesa di Fabio Aru, dietro di lui c'è il deserto.

THIBAULT PINOT: 7. Il francese, dopo un avvio difficile, fa scintille sulle ultime montagne vincendo la tappa d'Asiago. Maluccio nella cronometro. Da rivedere: ha talento, ma ogni tanto si spegne.

ILNUR ZAKARIN: 7. Come Pinot, il capitano della Katusha si affloscia nell'ultima cronometro. Comunque un buon Giro. Sempre tra i primi. A differenza di altre volte, riesce anche a non farsi male. Merito di un intervento per ridurre la miopia. Difatti è caduto solo nella tappa dell'Etna e non per colpa sua. Un record per lui.

DOMENICO POZZOVIVO : 7. Un Giro da almanacco per questo corridore lucano di 34 anni che ha dimostrato di avere sette vite. Una sorpresa piacevole visto che gli italiani, in questo centesimo Giro, sono stati quasi sempre in ombra. Definito anche “la maglia rosa del Giro dei normali”, Domenico lo trovavi sempre incollato ai migliori. Laureato in economia aziendale, studioso di meteorologia e zoologia, Pozzovivo si è ripreso da un grave incidente avvenuto a Rapallo nel Giro del 2015. È come tornato a nuovo.

FERNANDO GAVIRIA: 8. Sprinter di raro talento, il colombiano si aggiudica 4 tappe ognuna diversa dall'altra. A soli 22 anni, entra già nel Gotha degli sprinter. Non solo è veloce, ma anche agilissimo, grazie alla sua esperienza da pistard. Nonostante l'ultima settimana di Grandi Montagne arriva a Milano con la maglia ciclamino. Cipollini sarebbe già tornato in Versilia.

BOB JUNGELS: 7. un ottimo giro quello del lussemburghese. Indossa la maglia rosa, poi quella bianca e vince una tappa a Bergamo. Sempre davanti anche nell'ultima settimana quando il gioco si fa duro. Fondamentale il suo aiuto a Dumoulin nella tappa di Asiago. Un Giro in grande crescendo.

MIKEL LANDA: 7. Un oscar per la sfortuna a questo corridore basco partito da Alghero per salire sul podio. Invece la caduta nella tappa del Blockhaus gli ha tarpato le ali. Però, nonostante l'handicap, si è ripreso alla grande collezionando tre secondi posti che avrebbero fatto impazzire un santo. Lo spagnolo, resistente ad ogni urto della vita, si è invece riscattato sul traguardo di Piancavallo andando a vincere in solitaria e dedicando il successo all'amico Scarponi. Grande cuore e grande temperamento. Resta un dubbio: se senza la caduta avrebbe potuto aspirare alla maglia rosa. Un dubbio che resta senza risposta.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti