CASSAZIONE

Duplice risarcimento per il coniuge caduto in depressione a causa del tradimento

Ha diritto al risercimento sia dei danni patrimoniali che di quelli non patrimoniali se le modalità e la gravità dell’infedeltà violano il diritto a salute, onore e dignità

di Elisabetta Iorio

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(Fotolia)

Ha diritto al risercimento sia dei danni patrimoniali che di quelli non patrimoniali se le modalità e la gravità dell’infedeltà violano il diritto a salute, onore e dignità


2' di lettura

Ha diritto anche al risarcimento dei danni non patrimoniali il marito tradito afflitto se le modalità e la gravità dell'infedeltà si traducano nella violazione del diritto alla salute, all'onore e alla dignità. Ad affermarlo nuovamente è la Corte di Cassazione con l'ordinanza n. 26383, depositata il 19 novembre 2020.

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La vicenda

Il marito tradito aveva proposto appello contro la sentenza di primo grado, poiché il Tribunale non aveva accolto né la domanda di addebito della separazione alla moglie, né la richiesta di risarcimento del danno causato dall'infedeltà della stessa.La Corte di merito, in parziale riforma della sentenza di primo grado, aveva pronunciato la separazione personale dei coniugi, ai sensi dell'articolo 151, secondo comma, del codice civile, addebitando la responsabilità della frattura coniugale alla moglie, poiché aveva ritenuto che l'infedeltà di quest'ultima fosse stata determinante.

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La Corte territoriale, invece, aveva confermato la sentenza di rigetto del Tribunale, in ordine alla domanda di risarcimento del danno non patrimoniale, poiché il marito non aveva provato il danno ingiusto e il nesso causale tra la condotta illecita della moglie, l'infedeltà, e la dedotta depressione in cui lo stesso era caduto. La Corte di Appello aveva ritenuto che la depressione del marito era una conseguenza della separazione in sé e non del tradimento della moglie.

Il ricorso in Cassazione

Il marito impugnava la sentenza di appello, avanti la Corte di Cassazione, lamentando la violazione di legge, vizi motivazionali, travisamento delle prove e delle risultanze della consulenza tecnica in ordine all'esame della domanda di risarcimento del danno da illecito endo-famigliare, ritenendo che il proprio stato depressivo fosse conseguenza della violazione da parte della moglie dei doveri coniugali.

La Suprema Corte dichiarava il motivo inammissibile, poiché diretto a sollecitare un improprio riesame di un apprezzamento di fatto incensurabilmente operato dai Giudici di merito, i quali erano giunti alla decisione impugnata applicando un principio di diritto acquisito nella giurisprudenza di legittimità.

La sentenza della Suprema Corte, richiamando due precedenti sentenze di legittimità n. 6598 del 2019 e n. 18853 del 2011, ribadiva i seguenti principi: la violazione del dovere di fedeltà può essere sanzionata non solo con la richiesta di addebito della separazione ma anche con la domanda di risarcimento dei danni non patrimoniali in base all’articolo 2059 del Codice civile. Le due domande sono autonome e, pertanto, la domanda di risarcimento del danno non è preclusa dalla mancata pronuncia di addebito in sede di separazione.

L'afflizione del coniuge tradito che richiede il ristoro dei danni deve superare la soglia di tollerabilità e deve tradursi, per le modalità in cui si è svolta e per la gravità dello sconvolgimento del richiedente, nella violazione di diritti costituzionalmente protetti quali la salute, l'onere e la dignità. La sussistenza di questa ulteriore condizione, richiesta nella domanda di risarcimento del danno, costituisce oggetto di accertamento e valutazione di fatto riservate esclusivamente ai giudici di merito e sindacabili in sede di legittimità limitatamente all'omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti.

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