Cosa Nostra

Duro colpo alla mafia corleonese: sequestri e confische per 4 milioni di euro

L’operazione riguarda anche il nipote e il fratello di Totò Riina. Tutti avevano favorito la latitanza del boss Bernardo Provenzano

Maxi confisca a Cosa Nostra per 4 milioni di euro

2' di lettura

Duro colpo alla mafia corleonese: sequestri e confische per un valore di oltre quattro milioni di euro. Nel mirino dell’operazione - in esecuzione di tre distinti provvedimenti del Tribunale di Palermo, scaturiti dalle minuziose indagini dei militari del Raggruppamento operativo speciale e del Comando provinciale Carabinieri di Palermo - ci sono il nipote e il fratello di Totò Riina: Mario Salvatore Grizzaffi e Gaetano Riina. Oltre a Rosario Salvatore Lo Bue, soprannominato “Saro Chiummino” e il figlio Leoluca. Il sequestro a carico del nipote di Riina è stato disposto in 1° grado dal Tribunale di Palermo, mentre quello nei confronti del fratello di Riina in 2° grado dalla Corte d'Appello di Palermo. Personaggi che avevano favorito la latitanza del boss Bernardo Provenzano.

Un lungo percorso investigativo partito da Riina

L'operazione è l’ultimo atto di un lungo percorso investigativo che aveva già consentito di assicurare allo Stato i patrimoni illeciti acquisiti nel tempo da Salvatore Riina e da Calogero Giuseppe Lo Bue, già colpiti da decreti di confisca. Lo Bue era già stato condannato in via definitiva per aver favorito la latitanza di Bernardo Provenzano. Ai Lo Bue, gravemente indiziati di appartenere al sodalizio mafioso, sono risultati riconducibili una serie di beni, intestati fittiziamente a terzi, acquistati in assenza di redditi leciti compatibili.

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Confiscate abitazioni, conti correnti, terreni e beni aziendali

Confiscate abitazioni, conti correnti, libretti di risparmio, terreni e beni aziendali. Le persone coinvolte, sono già gravate da numerosi precedenti penali e legami acclarati con la mafia. In particolare Rosario Salvatore Lo Bue è un membro apicale della famiglia di Corleone, inserita nell'omonimo mandamento mafioso, negli anni in contatto con esponenti di spicco come Salvatore Riina e Leoluca Bagarella.

Grizzaffi era stato condannato anche per aver favorito la latitanza di Brusca

Mario Salvatore Grizzaffi è stato definitivamente condannato per aver commesso un’estorsione con metodi mafiosi, nell’ambito del più ampio programma investigativo che aveva fatto luce sulla rete di sostegno al boss Bernardo Provenzano e sulla riorganizzazione dell’associazione dopo la cattura del capo mafia avvenuta nel 2006 a Corleone, Montagna dei Cavalli. In precedenza fu condannato anche per il favoreggiamento della latitanza di Giovanni Brusca.

Sequestro di beni anche a carico di Pitarresi

I Carabinieri del Nucleo investigativo del Comando Provinciale di Palermo hanno anche dato esecuzione a un sequestro di beni a carico di Giampiero Pitarresi, per un valore complessivo stimato in circa seicentomila euro, consistente in due abitazioni a Misilmeri, un’autovettura e sette rapporti bancari. Pitarresi, arrestato nel dicembre del 2015 nell'ambito dell'operazione “Panta Rei” dei Carabinieri di Palermo, è attualmente detenuto perché condannato - in secondo grado - alla pena di 14 anni di reclusione perché ritenuto intraneo a “Cosa Nostra”, nella sua articolazione territoriale del mandamento di Misilmeri, famiglia di Villabate. Già nel 2009 Pitarresi aveva subito una condanna per associazione mafiosa per aver fatto parte del gruppo che, in più occasioni, aveva fornito ausilio al boss latitante Bernardo Provenzano. Dopo anni di militanza come sodale con compiti di particolare rilievo, aveva assunto il pieno controllo della famiglia mafiosa di Villabate, come gestore della cassa e mandante di tutte le azioni illecite nelterritorio, tra cui estorsioni e traffico di stupefacenti.

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