l’esponente democratico

Dyer, sindaco di Orlando: «Negli stati in bilico possiamo farcela»

di Marco Valsania


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(Anadolu Agency)

5' di lettura

ORLANDO - Il nastro d’asfalto della I-4 si snoda tagliando in due il cuore della Florida da Est a Ovest, da Daytona Beach e Orlando fino a Tampa Bay. Attraversa territori che propendono per i repubblicani (il secondo) o per i democratici (i primi). A volta cambiando il colore politico a sorpresa perché sono patria anche d'un numero particolarmente nutrito di indipendenti, di americani che non appartengono ad alcuno dei due partiti che oggi polarizzano drammaticamente il clima delle urne nelle elezioni odierne di Midterm. Territori, o meglio nelle circostanze circoscrizioni elettorali: le contee distese lungo questa autostrada sono storicamente decisive per l’esito del voto in questo stato “swing”, incerto, per eccellenza, tanto da essere considerate un barometro nazionale. Spesso in grado di fare o disfare presidenti e partiti. Il sindaco di Orlando, “Buddy” Dyer, ne è cosciente: lui è democratico e non lo nasconde, ma in una intervista ammette che la tensione è altissima e lo scontro duro. «Non potremmo avere candidati più agli estremi», ammette questo ingegnere ormai veterano della politica, con alle spalle tre anni da senatore statale prima di diventare primo cittadino d’una metropoli. Fa riferimento anzitutto alla corsa a governatore, ma il suo giudizio ha valenza generale, da una costa all'altra del Paese. La sua scommessa è che alla fine il suo partito saprà prevalere, sconfiggendo quello che ritiene l’estremo più preoccupante, sposato dagli avversari repubblicani ispirati da Donald Trump. Gli contrappone l'atteggiamento inclusivo che attribuisce invece ai democratici - e che Orlando a suo avviso incarna. Una Orlando che ha saputo rispondere a tragedie, unita e senza isterismi (la strage del Pulse). E a portare avanti, nonostante tutto, iniziative d’avanguardia bocciate o fallite da Trump, dalla lotta all’effetto serra allo sviluppo di nuove infrastrutture.

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L'unica certezza, aggiunge Dyer con trepidazione, è però che chi fa bene qui potrebbe avere le migliori chance su scala nazione. Qui, cioè nel corridoio della I-4, si combatte per almeno due dei seggi alla Camera di Washington considerati decisivi per conquistare la maggioranza, dentro i confini della sesta e della 15esima circoscrizione. E qui si combatte, come accennato, una battaglia senza esclusione di colpi per la poltrona di governatore della Florida. Una battaglia che davvero rappresenta lo scontro nel Paese come pochi altri: da un lato un candidato democratico e afroamericano, il sindaco di Tallahassee Andrew Gillum, che non nasconde le simpatie progressiste per l’ala di Bernie Sanders del partito. Dall'altra il più trumpiano di Trump Ron DeSantis, che non ha lesinato assalti a pesante sfondo razziale - qualcuno direbbe razzista. Ha invitato gli elettori della Florida a non “monkey it up”, espressione improbabile che sostiene volesse riferirsi alla necessità di non sbagliare ma che ha un inevitabile connotato anti-afroamericano: Monkey, “scimmia”, è un classico epiteto ereditato dall’era della schiavitù prima e della discriminazione delle leggi di Jim Crow dopo. Negli ultimi giorni Trump, segno della posta in gioco, è sbarcato nella regione, dove ha la sua personale Camp David (Mar-a-Lago). E così ha fatto il suo Segretario all'Agricoltura, Sonny Perdue, definendo l'elezione a governatore “cotton-picking important”. Altra discutibile suggestione contro le minoranze etniche, da tempi delle piantagioni. I repubblicani hanno puntato su simili riferimenti per mobilitare la base ben piu' che sulla politica o sulle polemiche che pur sfiorano la gestione di Tallahassee da parte di Gillum.

Sindaco Dyer, come vede lo scontro del Midterm?
La Florida è il più grande degli stati swing, in gioco. E il corridoio della I-4 è l’area più incerta della Florida. Può premiare i repubblicani o i democratici, e oggi appare indecisa come non mai, con gli esiti degli ultimi sondaggi che sembrano ancora troppo ravvicinati tanto nella corsa per il governatore che per il Senato nazionale, dove il democratico Bill Nelson è sfidato dal governatore uscente Rick Scott. Nel 2016 il voto dello stato è andato a Trump. Ma oggi non è affatto scontato. Grandi aree come Orlando sono diventate in realtà piu democratiche, anche se altre si sono spostate verso i repubblicani creando una crescente polarizzazione nello stato che rispecchia quella del Paese. Le città tendono a preferire i democratici e se vinciamo nettamente in dieci o undici grandi e popolose contee sulle 67 totali, limitando le perdite altrove, potremmo emergere bene dalle urne. Lo scontro per governatore potrebbe essere il più rivelatore: abbiamo in campo il più progressista tra i democratici e il più conservatore tra i repubblicani, la differenza non potrebbe essere maggiore su ogni grande questione, dall’immigrazione all'assistenza sanitaria. E questo da' ancor piu' una connotazione nazionale al voto.

Come è arrivato, lei, a queste elezioni?
Con un messaggio che cerca di sottolineare l’importanza dell'unità sulle divisioni, tra la gente. E a Orlando lo facciamo con una eredità particolarmente pesante e efficace: siamo diventati una città più unita dopo la tragedia del Pulse (il club gay dove un terrorista nel giugno 2016, rivendicando fedeltà a Isis, uccise 49 persone, Ndr). Una città che valorizza la compassione. Sostengo ragionevoli misure per limitare e controllare il possesso delle armi in uno stato che ha visto altri massacri, nelle scuole, e nonostante lo stato abbia passato leggi che vietano alle località di adottare simili misure più restrittive. Siamo orgogliosi, però, anzitutto che dopo l’eccidio del Pulse molti in città riconoscano la necessità e l’importanza di accettare e sposare la diversità, ogni talento, di essere una cultura aperta.

Su quali altre frontiere vi sentite all'avanguardia?
Sulla sostenbilità ambientale, che è un grave problema in Florida. Dopo l’uscita di Trump dall’accordo di Parigi sul cambiamento climatico, abbiamo firmato ugualmente con alte altre città e stati impegni per rispettare gli obiettivi di Parigi sul taglio delle emissioni. Le attività cittadine saranno al 100% gestite con energia rinnovabile tra il 2030 e il 2050. Abbiamo emesso bond verdi e rinnovato palazzi, promesso che ogni nuova costruzione sarà caratterizzata da criteri di sostenibilità, generando già risparmi energetici per un miliardo di dollari l'anno.

Orlando può farsi anche bandiera di successi economici con una leadership democratica, risposta ad una delle carte vincenti di Trump?
Direi proprio di sì. Un terzo della nostra forza lavoro è nell'ospitalità e nei parchi tematici, per i quali Orlando è nota. E certo abbiamo 72 milioni di visitatori l’anno, come se l’intera città di Atlanta si trasferisse qui ogni giorno. Ma due terzi della forza lavoro è oggi in realtà altrove: abbiamo importanti hub industriali e tecnologici. La maggior concentrazione nel Modeling, Simulation and Training; la robotica; l’aerospazio; le scienze mediche e biotecnologiche; i digital media. Siamo sempre stati tra i primi tre centri urbani sia per crescita di posti di lavoro che di popolazione negli ultimi anni.

Mi parli di qualche esempio concreto dei vostri nuovi progetti
Lake Nona Medical City è un nuovo grande centro di ricerca, con ospedali, università di medicina, attività di life sciences. Lì vicino ha sede anche la scuola nazionale di tennis, con 106 campi e centri di addestramento degli atleti. Poi c'è il Creative Village, che nasce rilanciando la vecchia arena della pallacanestro degli Orlando Magic nel centro cittadino: ettari che vedranno sorgere un campus universitario con 7.500 studenti e spazi per aziende entro il prossimo agosto. L'impatto economico atteso dall'iniziativa è di almeno 200 milioni. Abbiamo una delle più alte concentrazioni di studenti universitari nell’area, che garantisce una forza lavoro qualificata: entro 90 minuti di auto c'è mezzo milione di studenti. E abbiamo avviato vasti sforzi di risanamento e ammodernamento delle infrastrutture e dei trasporti, con investimenti previsti per 10 miliardi di dollari in un decennio, dall'aeroporto a nuove reti ferroviarie.

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