La battaglia dei test sierologici

È ancora scontro sui test sierologici: per il Tar la Lombardia ha violato la concorrenza e le regole sui contratti pubblici

Il giudice non sospende però l’affidamento diretto della Regione alla Diasorin impugnato dalla “rivale” TechnoGenetics, ma rimanda la decisione. Diasorin contesta la ricostruzione rispetto al ruolo della Regione e puntualizza con una nota

di Sara Monaci

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(Imagoeconomica)

Il giudice non sospende però l’affidamento diretto della Regione alla Diasorin impugnato dalla “rivale” TechnoGenetics, ma rimanda la decisione. Diasorin contesta la ricostruzione rispetto al ruolo della Regione e puntualizza con una nota


3' di lettura

Prosegue la battaglia sui test sierologici in Lombardia. Il giudice del Tar della Lombardia non riconosce i motivi di «urgenza e gravità» per sospendere l’accordo esclusivo che il sistema sanitario regionale ha stabilito con l’azienda Diasorin, scelta per la sperimentazione del test rapido per la rilevazione del coronavirus dal Policlinico di Pavia. Ma evidenzia che sono state violate le regole europee della concorrenza e dei contratti pubblici, e che pertanto sarà necessario arrivare ad una decisione collegiale (sempre per la sospensiva), fissando la data del dibattito per il 13 maggio.

LA PUNTUALIZZAZIONE DI DIASORIN: «Non è vero che per il Tar la Lombardia avrebbe violato le regole sui contratti»

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A avviare il percorso di contestazione è stata l’azienda TechnoGenetics, seguita dagli avvocati Francesco Abiosi e Ludovico Bruno, che hanno prima fatto esposti in Procura, alla Consob, all’Autorità garante della concorrenza, scrivendo anche al Policlinico di Pavia e alla Regione Lombardia, poi hanno avviato il ricorso al Tar.

A spingere l’azienda di Lodi contro la Diasorin è stata la convinzione che la scelta fatta in via esclusiva dal San Matteo di Pavia di sperimentare i test sierologici solo con la Diasorin - e quindi della Regione Lombardia di avviare solo con questa azienda il monitoraggio sulla popolazione a partire dal 23 aprile (decisione presa prima ancora che i test fossero pronti e certificati) - abbia violato la concorrenza e dato un ingiusto vantaggio alla Diasorin, che può così beneficiare di una sperimentazione a spese pubbliche incassando per sé le royalties del prodotto.

Ecco cosa dice il Tar. Respinge l’istanza di sospensione per la ritenuta insussistenza del «requisito dell’estrema gravità e urgenza», ma nel merito riconosce che:
1) «l’accordo quadro stipulato tra la Fondazione e Diasorin non sembra esaurirsi in un puro accordo di collaborazione scientifica, ma presentare contenuti sinallagmatici con precisi vantaggi economici e conseguente valore di mercato sottratto al confronto concorrenziale»;

2) «l’accordo medesimo non sembra finalizzato alla valutazione clinica di un dispositivo diagnostico già pronto, ma all’elaborazione di nuovi test molecolari e sierologici per la diagnosi di infezione da Sars–Cov-2, sulla base di un prototipo Diasorin di imprecisata consistenza, da sottoporre a sviluppo e che dovrà essere implementato in esecuzione dell’accordo».

3) il richiamo che ha fatto la Diasorin al decreto legislativo n. 288/2003 «non sottrae l’accordo stesso al rispetto dei principi interni ed euro unitari in materia di contratti pubblici», e quindi sottolinea che l’accordo avrebbe dovuto rispettare le norme vigenti in materia di contratti pubblici.

Conclusione: « le doglianze formulate a sostegno del ricorso e della domanda cautelare sembrano presentare profili sostanziali, meritevoli di approfondimento in sede collegiale» ed a tale fine fissa la Camera di Consiglio per il 13 maggio, sempre per la discussione del provvedimento di sospensione, ma questa volta in sede collegiale.

Intanto la Regione Lombardia, che partirà il 23 aprile con i test sierologici della Diasorin (marchiati Ce dal 17 aprile), ha anche avviato una manifestazione di interesse per valutare le altre offerte di mercato. Si chiuderà il 24 aprile.

Il Consiglio di Stato

Anche il Consiglio di Stato si è subito mosso in questa vicenda. La TechnoGenetics ha fatto ricorso ritenendo evidentemente che una decisione presa il 13 maggio sarebbe stata tardiva. Tuttavia il Consiglio di Stato ha confermato quanto detto dal Tar: non ci sarebbero ragioni per sospedere immediatamente i test della Diasorin. L’istanza di appello sulla sospensiva è inammissibile, mancano «le ragioni di gravità e irreparabilità del danno». Si prosegue così dunque, fino al 13 maggio.

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