Agricoltura

È boom della frutta esotica made in Italy: coltivazioni raddoppiate in meno di tre anni

Complice il cambiamento climatico, in molte regioni del Sud le aziende agricole hanno deciso di convertire la produzione a coltivazioni che fino a qualche anno fa arrivavano unicamente dalle regioni tropicali

Giansanti: imprese agricole sono protagoniste del cambiamento

2' di lettura

Un tempo arrivava solo dal Sudamerica, o dalle regioni tropicali di Africa e Asia. Ma adesso, con il cambiamento climatico (un’altra, ennesima prova che sfida i negazionisti più convinti), c’è un nuovo, inaspettato boom del made in Italy: quello della produzione di frutta esotica. Con le coltivazioni che in meno di tre anni sono raddoppiate superando i mille ettari fra Puglia, Sicilia e Calabria, per affrontare le nuove temperature causate dai cambiamenti climatici.

È quanto emerge dalla stima di Coldiretti sulle nuove produzioni tropicali in occasione dell’Avocado Day, che ricorre il 31 luglio in tutto il mondo. Di origine sudamericana, l’avocado è tra i frutti più in voga negli ultimi anni, simbolo della generazione dei Millennial, alla base di molte ricette, come la salsa guacamole, ma non è l’unico frutto tropicale che ha trovato “casa” in Italia.

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«Sempre più spesso nelle regioni del Sud - sottolinea la Coldiretti - prima si sperimentano e poi si avviano vere e proprie coltivazioni di frutta originaria dell’Asia e dell’America Latina dalle banane ai mango, dall’avocado al lime, dal frutto della passione all’anona, dalla feijoa al casimiroa, dallo zapote nero fino al litchi, per un consumo totale stimato in oltre 900mila tonnellate a livello nazionale. Il tutto grazie all’impegno di giovani agricoltori - ricorda la Coldiretti - che hanno scelto questo tipo di coltivazione, spesso recuperando e rivitalizzando terreni abbandonati proprio a causa dei mutamenti climatici, in precedenza destinati alla produzione di arance e limoni, con oltre sei italiani su 10 (61%) che acquisterebbero tropicali italiani se li avessero a disposizione invece di quelli stranieri», secondo un sondaggio Coldiretti-Ixè.

Gli italiani vogliono la frutta esotica made in Italy

Il 71% dei cittadini sarebbe inoltre disposto a pagare di più per avere la garanzia dell’origine nazionale dei tropicali. Una scelta motivata dal maggiore grado di freschezza, ma anche dalle preoccupazioni sulle garanzie di sicurezza del prodotto importato. Quello della frutta tropicale made in Italy, sottolinea Coldiretti, è un fenomeno destinato a modificare in maniera profonda i comportamenti di consumo nei prossimi anni, ma anche le scelte produttive delle stesse aziende agricole, per gli effetti del surriscaldamento determinati dalle mutazioni del clima.

Temperature: 2,18 gradi oltre la media storica a giugno

Con una temperatura superiore di 2,18 gradi rispetto alla media storica, l'estate 2021 si classifica fino ad ora dal punto di vista climatologico come la quarta più calda in Italia da quando sono iniziate le rilevazioni nel 1800, secondo l'elaborazione Coldiretti su dati Isac Cnr relativi al mese di giugno 2021. E «non è un fatto isolato ma strutturale in Italia, dove la classifica degli anni più caldi negli ultimi due secoli si concentra nell'ultimo periodo e comprende nell'ordine - precisa la Coldiretti - anche il 2018, il 2015, il 2014, il 2019 e il 2003».

Prandini: esempio della nostra capacità di innovazione

Il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, rileva che «il fenomeno della frutta esotica italiana, spinto dall'impegno di tanti giovani agricoltori, è un esempio della capacità di innovazione delle imprese agricole italiane nel settore ortofrutticolo che troppo spesso viene però ostacolata da un ritardo organizzativo e infrastrutturale». Prandini rileva infine «l'esigenza di garantire trasporti efficienti sulla linea ferroviaria e snodi aeroportuali per le merci che ci permettano di portare i nostri prodotti rapidamente ovunque in Italia e all'estero». (f.s.)

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