il business della bellezza

È boom della medicina estetica (+12% l’anno) e anche l’Italia ne approfitta

di Enrico Marro


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3' di lettura

Con tassi annui di crescita del fatturato a doppia cifra, la medicina estetica è diventata uno dei motori dell’industria farmaceutica. Quello delle previsioni delle società di ricerca specializzate nel settore è un coro senza stonature: secondo MarketsandMarkets, per esempio, la medicina estetica è destinata entro il 2023 a superare un giro d’affari globale di 17 miliardi di dollari, dai 10,3 miliardi del 2018, con una crescita media annua di oltre il 10%.

Più ottimista una recente analisi di P&S Intelligence, che stima un fatturato mondiale nel 2023 pari a 19,4 miliardi di dollari dagli 8,6 miliardi del 2018, pari a una crescita media annua del 12,2%. Stando invece a Credence Research, il settore è destinato a superare i 22,5 miliardi di dollari di giro d’affari entro il 2026, con una crescita media annua del 9,9% in otto anni.

La vitalità del settore è testimoniata anche dal valore di fusioni e acquisizioni. Nel dicembre 2016, per esempio, il colosso statunitense Allergan ha acquistato dal gruppo Acely per quasi tre miliardi di dollari la società LifeCell, specializzata nella medicina rigenerativa. Nell’aprile dello stesso anno, sempre Allergan ha preso il controllo per 85 milioni di dollari di Topokine Therapeutics, società con in pancia brevetti molto promettenti come lo XAF5 per il trattamento delle rughe di espressione vicino alle occhiaie.

La medicina estetica rappresenta un ramo della ricerca scientifica che utilizza cure poco invasive per migliorare l’aspetto fisico delle persone: si va dai trattamenti di rughe e cicatrici all’ossigenazione della pelle, passando per creme rassodanti e antismagliature. I prodotti con la maggior quota di mercato sono i cosiddetti “iniettabili”, grazie soprattutto al botox, anche se la crescita più rapida è quella dei nuovi trattamenti a base di laser o radiofrequenze.

Dal punto di vista geografico, il primo mercato è quello del Nord America, trainato dagli Stati Uniti, ma senza dubbio quello più dinamico è rappresentato dall’Asia, in particolare Cina e India, continente destinato già il prossimo anno a sorpassare l'Europa in termini di fatturato.

Anche l’Italia si sta ritagliando una nicchia in questo promettente settore. Tra le novità made in Italy di maggior successo a livello mondiale c’è per esempio un nuovo complesso di acido ialuronico sviluppato da Ibsa, vincitore degli Amec & Aesthetics Awards, interamente sviluppato nel nostro Paese nei laboratori di ricerca di Ibsa Farmaceutici Italia (filiale tricolore del gruppo svizzero specializzato nel miglioramento di tecnologie per molecole esistenti). Da questo complesso è nata Profhilo Haenkenium, la prima crema antiossidante per il mantenimento della vitalità cellulare che utilizza la Salvia haenkei, pianta originaria del Sudamerica e in particolare della Bolivia che può raggiungere oltre due metri di altezza.

«Il professor Andrea Alimonti, oncologo di fama internazionale, ha scoperto durante uno screening di nuovi antitumorali che la Salvia haenkei inibisce la senescenza cellulare - spiega Luca Crippa, ceo e direttore generale di Ibsa Farmaceutici Italia - . Già conosciuta dalla medicina tradizionale andina, questa pianta possiede una proprietà anti invecchiamento delle cellule, con ricadute anche in medicina estetica: in pratica è infatti un antiageing per la pelle». Oggi Ibsa ha proprie coltivazioni di questa particolare varietà di salvia in Piemonte e in Sicilia, da cui proviene tutta la biomassa utilizzata nei suoi prodotti.

La combinazione della Salvia haenkei con un complesso di acido ialuronico naturale ad alto e basso peso molecolare, ha permesso di formulare questa crema in grado di proteggere la pelle dall’invecchiamento precoce e di contrastare lo stress ossidativo. «La nostra filosofia nel settore delle dermoestetica è “rimani te stesso” - chiarisce Crippa - : quindi niente botulino, nessuna “trasformazione” delle persone in qualcun altro, ma semplicemente un processo di ringiovanimento cellulare della pelle».

Il nuovo complesso di acido ialuronico sviluppato nei laboratori di Ibsa Farmaceutici Italia, da pochi anni sul mercato, ha registrato un boom di interesse e richieste (come testimonia l’impennata delle ricerche Google Trends) che ha stupito gli stessi ricercatori. «Sta andando molto bene in particolare in Russia e in Gran Bretagna - sottolinea il ceo dell’azienda farmaceutica - ma gli spazi di crescita sono enormi, anche perché deve ancora approdare sia negli Stati Uniti che in Cina».

Ibsa Farmaceutici Italia - che ha chiuso il 2018 con un fatturato di 178 milioni di euro, il più alto di sempre nel nostro Paese, e una crescita media annua 2001-2018 del 17,4% - ha due stabilimenti produttivi (a Lodi e a Cassina de' Pecchi, vicino a Milano) e oltre 500 dipendenti. L’azienda, oltre che nella medicina dermoestetica, è presente anche in altre aree terapeutiche, come cardiometabolica, dermatologia, endocrinologia, medicina della riproduzione, osteoarticolare, dolore e infiammazione, respiratoria, urologia, oftalmica, otorinolaringoiatria e consumer health.

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