dal primo gennaio 2020

Brexit ferroviaria? Dopo 47 anni la Gran Bretagna abbandona InterRail (poi ci ripensa)

Sembrava la fine di un'epoca iniziata quasi mezzo secolo fa, quando l’InterRail venne introdotto in 21 Stati europei (Regno Unito incluso): poi è arrivata la clamorosa retromarcia

di Enrico Marro


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2' di lettura

Sembrava la fine di un’epoca iniziata quasi mezzo secolo fa, nel lontano 1972, quando venne introdotto in 21 Stati europei (Regno Unito incluso): dal primo gennaio 2020 le ferrovie britanniche abbandoneranno l’InterRail, il biglietto che permette di muoversi liberamente sulle strade ferrate europee pagando una cifra forfettaria, proprio mentre il mondo riscopre il fascino del viaggio in treno, anche per ragioni ambientali .

Rail Delivery Group (RDG), la società che rappresenta le ferrovie britanniche, ha dichiarato che la decisione è stata presa da Eurail Group, che gestisce il sistema InterRail, e che non ha a che fare con Brexit (al sistema InterRail peraltro partecipano diversi Stati che non fanno parte dell’Unione europea, come Norvegia o Turchia). Ma Carlo Boselli, general manager di Eurail, su Twitter dà una versione diversa dei fatti: «mi spiace che la priorità di RDG di assicurare una posizione competiva per il suo BritRail l’abbia portata a ritirarsi da InterRail ed Eurail».

I biglietti acquistati entro il 31 dicembre 2019, in ogni caso, saranno validi fino alla naturale scadenza anche per il Regno Unito, mentre i treni Eurostar non saranno interessati dalla “Brexit ferroviaria”, consentendo ai titolari di Interrail ed Eurail di viaggiare da Parigi, Bruxelles e Amsterdam a Londra e viceversa. Anche i traghetti a prezzo scontato da e per la Gran Bretagna continueranno a essere compresi nel pacchetto ferroviario europeo.

Per viaggiare liberamente a prezzo forfettario all’interno del Regno Unito, invece, dal prossimo anno sarà necessario acquistare un BritRail pass, ma a un prezzo quasi identico a quello dell’InterRail che copre l’intera Europa, Turchia compresa: un BritRail valido un mese costa infatti l’equivalente di 605 euro per gli adulti, contro i 603 euro dell’InterRail (prezzi che scendono a 363 euro per i minori di 26 anni sulle ferrovie britanniche e 464 euro per i minori di 28 anni su quelle europee).

E pensare che nonostante i suoi 47 anni di età l’InterRail sta vivendo in tutt’Europa una seconda giovinezza, sull’onda dell’effetto Greta e della lotta al climate change: l’anno scorso ne sono stati venduti più di 300mila, il triplo rispetto al 2005. E forse leggendo della “Brexit ferroviaria” i cittadini del Regno meno giovani ricorderanno con un profondo sospiro di nostalgia la prima, magica estate del “biglietto europeo”, nell’anno in cui i Pink Floyd portavano in tour “Dark Side of The Moon”, e l’ebbrezza di poter viaggiare liberi dal Regno Unito all’Italia, dalla Germania Est alla Yugoslavia. Al modico prezzo di 27,5 sterline.

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Nel pomeriggio dell’8 agosto il Rail Delivery Group ha poi compiuto una clamorosa retromarcia, rovesciando la decisione annunciata solo un giorno prima. Rdg ha accusato Eurrail Group, la società da cui dipende la rete d'Interrail, di aver causato la rottura, ma ha comunque precisato che - in seguito alle reazioni causate dall'annuncio - i negoziati sono stati ripresi e conclusi positivamente. «Siamo lieti d'informare i nostri passeggeri - si legge in una nota diffusa a Londra e rilanciata dalla Bbc - di aver raggiunto un accordo e che rimarremo parte sia d'Interrail sia di Eurail». (Articolo aggiornato il 9 agosto alle 19.30)

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