salute e fumo

E-cig, Usa pronti alla stretta. Per l’Europa pochi rischi

In attesa di studi scientifici a lungo termine, le autorità europee considerano le sigarette elettroniche meno dannose e un valido metodo per smettere di fumare

di Francesca Cerati


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(Imagoeconomica)

4' di lettura

Dopo settimane di ricerca della causa di un misterioso focolaio di malattie polmonari legate allo svapo, che ha causato 12 decessi e oltre 800 ricoveri negli Stati Uniti i funzionari sanitari confermano che “i prodotti Thc (tetracannabinoidi) svolgono un ruolo nell’epidemia”.

Il rapporto del Cdc (Centers for disease control and prevention) ha analizzato le informazioni di 514 pazienti, il 77% dei quali aveva usato prodotti contenenti Thc, il 36% aveva usato esclusivamente vapori di Thc e il 16% aveva usato solo vapori di nicotina.

Inoltre, la maggior parte dei pazienti ha riferito di aver ottenuto i prodotti di svapo da fonti informali. Precedenti rapporti avevano segnalato la presenza di vitamina E acetato, un olio derivato dalla vitamina E , in alcuni campioni di prodotto prelevati da pazienti. Inoltre, un’analisi commissionata da Nbc News ha rilevato un’altra sostanza, un pesticida chiamato miclobutanil, in 10 cartucce di svapo Thc ottenute da rivenditori non autorizzati. Questo pesticida può convertirsi in acido cianidrico chimico quando viene bruciato.

«Stiamo perdendo di vista il principio di base che resta sconfiggere il fumo di sigaretta convenzionale e demonizzando l’utilizzo delle elettroniche rischiamo solo di allontanare i fumatori dalla possibilità concreta di smettere e ridurre i danni sulla salute - commenta Riccardo Polosa, ordinario di Medicina interna all’Università di Catania e direttore del CoEhar – Centro di ricerca per la Riduzione del danno da fumo - I comuni prodotti da svapo utilizzati dai fumatori per smettere di fumare non hanno nulla a che vedere con i prodotti presenti sul mercato nero statunitense che stanno causando un serio problema di salute pubblica. È necessario ora più che mai un controllo attento sui prodotti da vaporizzazione a base di cannabis, non di certo su quello delle sigarette elettroniche che, per legge, in Europa è già monitorato e in questi ultimi 10 anni non ha mai fatto nessuna vittima».

«Il problema è il mercato nero statunitense. Serve un controllo serrato - continua Polosa -. Quello che sembra strano dai dati dei casi americani è l’insieme di patologie e sintomi correlati. Come può un solo prodotto, in questo caso la sigaretta elettronica, produrre una così larga varietà di patologie e sintomi? Dobbiamo provare il nesso di causalità e serve davvero un’indagine in merito».

Già, perchè dopo 10 anni di utilizzo di e-cig, ci sono ancora molti dubbi sugli effetti dei liquidi sulla salute, specialmente a lungo termine. Un recente studio del Baylor College of Medicine suggerisce che i vapori delle e-cig possano compromettere la funzione polmonare nei topi. Poi, è da chiarire la loro efficacia nello smettere di fumare. Anche in questo caso ci sono studi contrastanti: alcuni dicono che le e-cig siano un primo passo contro il vizio del fumo, altri invece sostengono che con le sigarette elettroniche si passi da un vizio all’altro. In tutti i casi le indagini indipendenti sono pochissime così come i pazienti reclutati. Non solo, molti partecipanti sono ex fumatori, è quindi complesso attribuire “la colpa” sugli eventuali danni futuri. Di conseguenza, i risultati ottenuti fino a oggi sono poco attendibili, sia quelli a favore sia quelli contrari.

«Due anni fa abbiamo pubblicato uno studio su Nature - sottolinea Polosa - condotto su una rara popolazione di svapatori che non avevano mai fumato e li abbiamo seguiti nel tempo per circa 4 anni (iniziato nel 2012, erano 12, ndr) al termine del controllo le tac ad alta risoluzione non hanno mostrato segni precoci di danno al polmone». Uno studio piccolo che arriva a conclusioni forti...

«Lo considero uno studio pilota - risponde Polosa - Ora stiamo reclutando la più grande coorte mondiale (circa mille) di svapatori che non ha mai fumato, al fine di valutare la capacità funzionale polmonare, i sintomi, come e quanto usano i prodotti, e attarverso una tac ad alta risoluzione, stabilire se ci sono danni ai polmoni». In questa poca certezza, va da sè che sulle due sponde dell’Oceano, le norme e le avvertenze in tema di sigarette elettroniche come risposta alla “crisi dello svapo” sottolinea una differenza più profonda nell’approccio alle alternative al fumo.

Gli enti sanitari del Regno Unito stanno spingendo per l’accettazione di svapo come mezzo per indurre le persone a smettere di fumare, che è legato al cancro, alle malattie cardiache e ad altri disturbi. Viceversa negli Stati Uniti, che negli ultimi decenni ha visto innumerevoli azioni legali sul tabacco, si teme che le alternative alle sigarette possano essere una possibile via d’accesso al fumo. Ciò che allinea entrambe le regioni è che i tassi di fumatori sono diminuiti, mentre i numeri di vaporizzazione sono aumentati. Il business globale delle e-cig vale 6 miliardi di dollari, una goccia rispetto ai 770 miliardi del tabacco globale, ma il segmento è in crescita: più 34% nel 2016. E le stime di Research and market, parlano di un fatturato da 50 miliardi di dollari nel 2025. L’unica controindicazione allo sviluppo sembra quindi essere legata alla salute, da qui la necessità di avviare studi scientifici seri e indipendenti.

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