AMBIENTE

E-commerce, 8 apparecchi su 10 venduti online non pagano il Raee

Secondo una ricerca di Eucolight – l’associazione europea dedicata ai Raee del settore Lighting – circa 8 tra le principali categorie di apparecchi elettrici ed elettronici su 10, venduti online, non rispetta gli obblighi ambientali ed evade il contributo di smaltimento Raee.

di Laura Cavestri


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3' di lettura

Lavatrici e asciugacapelli, Pc, tablet e lampadine Led. Per ognuno di questi beni immessi sul mercato, il produttore – nazionale o estero – o l’importatore, che vende in un negozio fisico è tenuto a versare i contributi Raee per lo smaltimento delle apparecchiature elettriche ed elettroniche. Una “tassa” dovuta in tutta Europa. Ma cosa succede se lo stesso prodotto è venduto online tramite piattaforme di marketplace? In 8 casi su 10 sfugge a controlli e pagamenti.
È il risultato di una ricerca presentata a Bruxelles e condotta da Eucolight – l’associazione europea dedicata ai Raee del settore Lighting, tra i cui fondatori c’è Ecolamp, il Consorzio per il recupero di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche – che ha rivelato come una percentuale allarmante di prodotti venduti sui marketplace non rispetta gli obblighi ambientali.

La ricerca

La ricerca ha esaminato i primi 150 articoli in vendita di 7 diversi tipi di prodotti venduti attraverso i marketplace in 10 diversi Stati membri, tra cui l’Italia. I risultati hanno mostrato che nella maggior parte dei casi oltre l’80% dei prodotti controllati non era conforme alle normative sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee).
Solo in Italia, sfuggono al Raee il 92% dei fitness tracker, l’86% di tablet e Pc, così come l’81% delle lampadine led vendute online.
In Germania, sfuggono, invece, il 96% degli asciugacapelli (in Italia la situazione pare ribaltata, pare che meno del 30% non paghi Raee), dei cacciavite elettrici e dei monitor e display. E non si può dire, questa volta, che l’Italia sia la meno virtuosa. Anzi. Ci sono piccoli Paesi, come la Repubblica Ceca, l’Estonia o la Danimarca ( per i quali i dati sono spesso incompleti) che rilevano 100% di acquisti online, su alcuni prodotti, che evadono il contributo ambientale.
«Questo accade – ha spiegato Fabrizio D’Amico, direttore generale di Ecolamp – perchè spesso in questi Paesi non c’è neppure un hub dell’importatore. I prodotti vengono direttamente spediti dai Paesi vicini al consumatore finale e nessun operatore si registra in questi Paesi per espletare gli obblighi».

Il meccanismo

L’anello debole del sistema è dato dal fatto che i venditori online non sempre sono legati ad un’entità fisica e legale che si trova nel Paese del compratore e non sono nemmeno registrati al sistema di gestione del dei rifiuti Raee. Eppure il sistema Raee, nel nostro Paese, si basa sulla responsabilità del produttore del rifiuto (ovvero chi produce, importa e distribuisce il prodotto). Una parte del prezzo del prodotto, inoltre, è composto dalla quota che il produttore deve destinare al finanziamento del sistema. Evaderla produce due effetti: da un lato crea flussi di rifiuti non finanziati, che vengono comunque smaltiti - di fatto a carico dei produttori onesti - dall’altro si falsa la concorrenza sul mercarto, perchè chi evade ne ottiene un risparmio che si può tradurre in un prezzo più basso e/o in margine di guadagno più alto.
Secondo Eucolight, dunque, anche le piattaforme online devono essere considerate come “produttori” di tutti i prodotti coperti da Epr (la cosiddetta “Responsabilità estesa del produttore”) che vengono venduti attraverso le loro piattaforme/siti web.

La posizione delle piattaforme

Gli operatori però – che non vogliono rientrare nella classificazione di “produttori” – si difendono. Ad esempio, Amazon Italia è iscritta al registro Raee. Tuttavia, in alcuni casi le piattaforme fanno solo da”facilitatori”, da “vetrine” tra domanda e offerta, tra un venditore/importatore stranieri, magari in Asia o negli Usa, e un cliente finale. Senza controlli sui passaggi commerciali nè su transazioni e pagamenti. Se il venditore non si registra, come si fa poi a riscuotere il dovuto?
Per questo, Amazon, a Bruxelles, ha avanzato una proposta, cioè quella di fare da intermediario fornendo alle autorità i dati di immesso sul mercato, ma versando, come contributo Raee, una sorta di “flat tax” forfettaria.
Una proposta inaccettabile, così come è, per i produttori che invece la pagano in base a un complesso calcolo parametrato ai costi di smaltimento. Ma certamente un punto di partenza per cominciare a discuterne.

«È positivo che i rappresentanti di alcune tra le principali piattaforme del commercio elettronico abbiano accettato l'invito a partecipare e siano state parte attiva del dibattito – ha concluso commenta Fabrizio D’Amico, direttore generale di Ecolamp – . Il mercato italiano è sicuramente interessato dal problema. Infine, il tema è ben presente nell’agenda della Commissione Ue»

Nel 2018 il valore del mercato della tecnologia di consumo è stato pari a 17,1 miliardi di euro (+1,2% in più rispetto al 2017, ovvero circa 200 milioni di euro). Ogni italiano spende, mediamente, ogni anno, circa 276 euro per l’acquisto di prodotti elettronici: la metà del dato tedesco e meno dei due terzi di quello francese. Le vendite online costituiscono il 13,6% del totale (pari a circa 2,3 miliardi di euro) .

I RISULTATI Percentuali di prodotti esaminati venduti online che non rispettano gli obblighi ambientali

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