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E Conte parlò da via dell’Impresa: puntare la telecamera è un gesto politico

L’avvocato del popolo tiene il suo ultimo discorso da piazza Colonna, con lo sfondo di Montecitorio. Un cortometraggio diretto da Rocco Casalino

di Francesco Prisco

Governo, Conte: non ostacolo nuovo governo, ma sia politico

2' di lettura

I maestri sovietici avevano capito tutto. Ėjzenštejn, Pudovkin, Vertov. Il senso, al fin della fiera, era sempre quello: puntare la macchina da presa è un gesto politico. Sempre, alla faccia dei formalisti. Valeva in Russia, negli anni Venti del Novecento, come vale adesso, a Roma, nel 2021. Prendete, per esempio, l’ultima dichiarazione alla stampa del presidente del Consiglio uscente Giuseppe Conte. Non quello che ha detto, ma come lo ha detto. E soprattutto dove: pure il set, come la forma, certe volte è sostanza. Non era nel palazzo, nello studio dai parati damascati, come ai tempi del governo gialloverde, quando faceva il vice dei suoi vice. Non era nella sala delle Galere (nel senso di galeoni), davanti alla copia dell’Incontro di Leone Magno con Attila di Raffaello Sanzio, come quando, rigorosamente alle 20.20, spiegava i Dpcm alla nazione.

L’ultimo discorso di Conte premier (Ansa)

No, il presidente del Consiglio uscente ha parlato per strada, con i microfoni delle emittenti adagiati su un tavolino da fiera in alluminio e vetro, design anni Settanta. A piazza Colonna, certo, davanti a Palazzo Chigi, ma con un’angolatura di obiettivo molto particolare che risaltava, sullo sfondo, piazza Montecitorio, quasi a rimarcare il riferimento alla Camera dei deputati, l’imprescindibile centralità del Parlamento che il Movimento 5 Stelle - lo stesso che lo portò a Palazzo Chigi - voleva aprire come una scatoletta di tonno. E che adesso, nonostante populismi e sovranismi, è chiamato a convergere su Mario Draghi, uomo di elite. L’avvocato del popolo torna insomma in mezzo al popolo. E chissà che, grazie alle elite, non diventi pure ministro del popolo. Intanto, da avvocato del popolo uscente, parla dall’angolo di via dell’Impresa, quella che ospita l’ingresso di servizio alle cucine e alla bouvette, dove vengono a prendere i rifiuti. No, non sta strizzando l’occhio ai padroni delle ferriere o al ceto medio riflessivo: è che sa bene che ci vorrà un’impresa per convincere i pentastellati a votare Draghi in Parlamento.

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Il discorso del tavolino di Giuseppe Conte (Ansa)

Eggià: puntare la macchina da presa è sempre un gesto politico. Chiedetelo a Ėjzenštejn, Pudovkin, Vertov, ma pure un po’ a Rocco Casalino, Il Portavoce, come recitava il titolo della sua autobiografia, bloccata in rotativa perché, in una manciata di giorni, ha capito che si avviava a non essere più portavoce. È lui il regista di questo cortometraggio, è stato lui a chiedere ai cameramen di spostare le inquadrature. Lo spin doctor delle conferenze stampa delle 20.20 ci regala quella che probabilmente sarà ricordata come la sua ultima opera d’arte. Guai a prenderlo in giro con i trascorsi da Grande Fratello, a sottovalutarne le capacità di analisi politica, l’abilità di comunicatore. E Draghi o chi per lui ci pensino bene prima di liberare il suo ufficio a Palazzo Chigi: dopo tutto, Casalino ha avuto un maestro importante. Ha imparato la politica da uno a cui, fosse stato oggi tra noi, la poltrona da premier non gliela avrebbe tolta nessuno. Si chiamava Pietro Taricone.

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