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È il dicembre dei falchi: anche il Giappone rompe il tabù dei tassi, affonda la Borsa

Mossa cauta ma inequivocabile della Banca centrale: confermati i tassi negativi ma ampliata (anche verso l’alto) la banda di oscillazione dei titoli a 10 anni

di Redazione Finanza

(cassis - stock.adobe.com)

2' di lettura

Nei mercati diventati ultransensibili dopo le mosse più risolute del previsto della Fed e soprattutto della Bce, basta poco a suscitare mezzi scossoni. E tanto ha fatto la Banca del Giappone, con una deviazione di rotta apparentemente impercettibile ma che agli investitori non è sfuggita affatto.

La Banca centrale di Tokyo, infatti, ha lasciato invariato il suo tasso di interesse di riferimento ma ampliato la banda di oscillazione di rendimento dei titoli di Stato giapponesi a 10 anni. Un passo che suona come un cauto tentativo di retromarcia dalla politica monetaria ultraespansiva, che però equivale a rompere un tabù. Di qui la reazione pesantissima della Borsa di Tokyo, che ha chiuso in calo del 2,5% e contagiato tutte le altre piazze finanziarie, a partire da quelle asiatiche, e il rafforzamento dello yen.

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Nel dettaglio, il policy board della BoJ ha deciso all’unanimità di mantenere un tasso di interesse negativo del -0,1% sui conti correnti che le istituzioni finanziarie detengono presso la banca centrale. La banca continuerà inoltre ad acquistare una quantità necessaria di obbligazioni senza fissare un limite massimo in modo che i rendimenti a 10 anni rimangano intorno allo 0%. Tuttavia, l’istituto centrale ha deciso di ampliare la gamma delle fluttuazioni del rendimento dei titoli a 10 anni tra il meno 0,5% e lo 0,5%, dall’attuale fascia di meno 0,25% a 0,25%. La banca ha dichiarato di essere disposta ad adottare ulteriori misure di allentamento, se necessario. La banca prevede inoltre che i tassi di interesse ufficiali a breve e lungo termine rimangano ai livelli attuali o inferiori.

La mossa del nuovo governatore Haruhiko Kuroda ha preso in contropiede i mercati, facendo temere che possa preludere all’addio a un decennio di straordinarie misure di stimolo. La Bank of Japan ha motivato l’aggiustamento della curva con la necessità di rendere sostenibile la sua politica di allentamento monetario e ha accompagnato la misura con un incremento da 7,3 a 9 miliardi di yen degli acquisti mensili di bond.

Il rafforzamento dello yen ha fatto crollare a Tokyo i titoli tecnologici e quelli delle auto, più esposti all’export, mentre ha fatto volare quelli finanziari, sulla prospettiva di maggiori utili per effetto di tassi più alti sui prestiti, con Mitsubishi Ufj balzata del 6%. In caduta i bond: il rendimento del decennale nipponico è salito fino a un massimo di 20 punti base, ai massimi dal 2015, quelli australiani di 19 punti e quelli sudcoreani di 12 punti.

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