STORIA DEL CALCIO

Il fascismo allontanò le donne dal pallone

Ricostruita la storia delle ragazze che nel 1933 si erano organizzate in squadra con allenatore, presidente, divisa, ma per il regime era troppo

di Maria Luisa Colledani

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Ricostruita la storia delle ragazze che nel 1933 si erano organizzate in squadra con allenatore, presidente, divisa, ma per il regime era troppo


3' di lettura

Hanno preso a pallonate i pregiudizi, il sarcasmo e il regime, fino a diventare storia senza rendersene conto e senza volerlo. Desideravano solo qualcosa di atavico e umanissimo: tirare calci a un pallone. Ma erano donne, e sotto la dittatura fascista. Nel 1933, a Milano, un gruppo di amiche fonda il Gruppo femminile calciatrici milanese: hanno l'incoscienza e la leggerezza dei vent'anni, un pallone rovinato sulle cuciture ma quasi nuovo, e per la squadra va benissimo. Sì, sono una squadra. Federica Seneghini, giornalista del Corriere della Sera, nel suo Giovinette. Le calciatrici che sfidarono il Duce, racconta queste ragazze così rock da aver fondato e costruito la prima squadra di calcio femminile in Italia.

Tutto inizia a giugno 2019, a ridosso del Mondiale di calcio femminile in Francia. La giornalista si imbatte in Grazia Barcellona: ha 91 anni e ricorda le zie Rosetta e Marta Boccalini, pioniere di quel gruppo, di cui restano alcune fotografie datate 1933. La storia c'è ed è preziosa: con amore e dedizione, Seneghini l'ha salvata al 90° prima che il tempo la sommergesse per sempre: perché Graziellina è morta pochi mesi dopo quell'intervista.

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Le ragazze si organizzano

Rosetta e Marta sono sorelle, poi ci sono Losanna Strigaro, comunicatrice ante litteram, e Ninì Zanetti da cui tutto inizia. È fine estate del 1932. Si ritrovano ai Giardini di Porta Venezia, provano, si divertono. Ne parlano coi genitori, alcuni approvano, altri proprio no. Trovano un allenatore, Piero Cardosi, con un programma di preparazione: corsa, flessioni, addominali, tecnica. E si strutturano come una vera squadra, merito della Strigaro che pensa a tutto: Giovanna, sorella maggiore di Rosetta e Marta, è la commissaria, Piero l'allenatore e Ugo, suo padre, il presidente. È l’Italia pazza per il foot-ball, l’Italia che si prepara al Mondiale del 1934, voluto dal fascismo perché lo sport è un veicolo perfetto (e subdolo) di propaganda. Il romanzo corre veloce, le ragazze pure, e Seneghini conduce la storia con acume: le sue meticolose ricerche d'archivio - giornalismo esemplare, il suo - hanno dato volto, voce e pensieri alle calciatrici. Tanto che Milano sta pensando di dedicare una via o una struttura sportiva alle Giovinette.

Rosetta, la Meazza in gonnella

Strigaro scrive ai giornali, senza accorgersi che proprio la troppa esposizione mediatica indispettisce il regime così legato al dogma della buona madre che deve dare figli alla patria. Nonostante tutto, non demordono. Amano il calcio e, prima di tutto, sono “tifosine”, rappresentano quel fenomeno di cui Marco Giani scrive nel suo documentato saggio a corredo del libro, fra aspirazioni pallonare e decenni di discriminazioni. Nel febbraio del 1933 sono già una trentina: adelante con juicio è il loro motto e Rosetta, la Meazza in gonnella, dichiara al giornalista Carlo Brighenti, uno dei pochi che segue la squadra: «Il calcio è uno sport di relazioni. Per questo forse mi piace così tanto, perché vedo nel calcio una vita in miniatura, forse un po' migliore di quella che ci è toccata in sorte di questi tempi». Per «praticare in forma femminile il gioco del calcio», le giovani si danno regole ad hoc: due tempi da 20 minuti, gioco rasoterra, divieto di “carica”, pallone più piccolo, la gonna come divisa cui si aggiunse poi l'uso di portieri maschi ragazzini. Nonostante ciò, su di loro si addensano nubi fosche, cariche di pregiudizi medici, di attacchi alle nuove regole, di spregio alla loro presunta civetteria.

Il debutto (e il tramonto)

Perfino l'Ambrosiana-Inter di Peppin Meazza va a vedere un loro allenamento. L'11 giugno 1933 si gioca la prima gara pubblica di calcio femminile: Gs Ambrosiano contro Gs Cinzano – perché le nostre ragazze hanno trovato anche lo sponsor! – davanti a mille persone al campo di Via Melchiorre Gioia. Davvero troppo per il regime, e le frasi dei gerarchi fascisti sono affermazioni che Federica Seneghini ha ascoltato nel 2019, mentre le Azzurre illuminavano il Mondiale di Francia: «Il calcio non è cosa da signorine, ve lo dovete mettere in testa. L'entusiasmo di queste ragazze verso lo sport è lodevole e sano, ma va arginato e reinstradato verso altri sport più utili al regime e più consoni alle fanciulle. Ed è quello che faremo». La gara contro l'Alessandria, la prima in trasferta, prevista a ottobre 1933, non si giocherà mai. Hanno osato troppo le Giovinette, pur senza voler fare propaganda anti-regime, ma Rosetta è sicura: «Le mie compagne hanno tanta passione: non tramonteremo mai». E oggi hanno gli occhi elettrici di Sara Gama o Cristiana Girelli.

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