Societa

E Hayek scrisse a don Sturzo...

di Flavio Felice

5' di lettura

Grazie al collega ed amico Antonio Masala, brillante filosofo della politica e tra i massimi studiosi dell'opera dell'economista austriaco Friedrich August von Hayek, Premio Nobel per l'economia nel 1974, ho avuto l'opportunità di leggere un documento di indubbio interesse e, in prospettiva, ricco di possibili sviluppi nel campo della storia delle idee politiche ed economiche del secondo dopoguerra.

Si tratta di una lettera scritta da Hayek il 15 novembre del 1957, durante la sua permanenza a Chicago, indirizzata a don Luigi Sturzo, fondatore nel 1919 del Partito Popolare e teorico del popolarismo. L'importanza della lettera consiste nel fatto che il futuro Premio Nobel scrive all'anziano sacerdote in qualità di Presidente della Mont Pèlerin Society, per invitarlo ufficialmente a diventarne membro.

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Sturzo era stato nominato senatore della Repubblica da Luigi Einaudi nel 1952 e viveva a Roma, presso la casa delle suore canossiane, dopo ben ventidue anni di esilio, trascorsi tra Londra (1924-1940) e gli Stati Uniti (1940-1946).La Mont Pèlerin Society è una ben nota associazione internazionale che raggruppa scienziati sociali di impostazione liberale, provenienti da tutto il mondo, costituita in Svizzera il 10 aprile del 1947 e che vede tra i fondatori, oltre allo stesso Hayek, pensatori del calibro di Ludwig von Mises, Walter Eucken, Wilhelm Röpke, Karl Popper e tanti altri importanti intellettuali liberali dell'epoca. Durante gli anni dell'esilio britannico e statunitense, Sturzo si è distinto per l'intensa attività di ricerca, tradotta in numerosi saggi di teoria politica, di storia delle istituzioni e di sociologia politica, il cui tema principale si può sintetizzare nella definizione di libertà che Sturzo ci ha lasciato. Nell'articolo del 20 marzo 1949, pubblicato su “Il Popolo”, intitolato: Libertà politica e costituzione, Sturzo enuclea l'idea che nutre di libertà, confermando quel ponte ideale tra cultura politica liberale e popolarismo per il quale aveva iniziato a lavorare ai tempi in cui venne eletto Pro-Sindaco di Caltagirone (1905-1920); Scrive Sturzo: «La libertà è come l’aria: si vive nell’aria; se l’aria è viziata, si soffre; se l’aria è insufficiente, si soffoca; se l’aria manca, si muore. La libertà è come la vita; la vita è presente in tutti gli atti, in tutti i momenti; se non è presente è la morte. La libertà è dinamismo che si attua e si rinnova; se cessa l’attuazione e il rinnovamento, vien meno il dinamismo. [...] la libertà si attua ogni giorno, si difende ogni giorno, si riconquista ogni giorno».Credo sia stato proprio l'impegno per la costruzione di questo ponte ideale tra liberalismo e popolarismo, al quale Sturzo ha dedicato la riflessione politica di un'intera esistenza, di cui probabilmente Hayek è venuto a conoscenza attraverso l'opera di mediazione di due comuni amici: Luigi Einaudi e Wilhelm Röpke, che lo spingeranno ad indirizzare una lettera d'invito così significativa.

Nelle intenzioni di Hayek, la Mont Pèlerin Society avrebbe dovuto richiamare l'attenzione nei confronti della rinascita dei principi liberali, una prospettiva civile “plurarchica” (per usare l'espressione tipicamente sturziana), capace di tenere insieme l'ambito dell'economia, con il dinamismo della domanda e dell'offerta; l'ambito della politica, le cui istituzioni hanno il gravoso compito di stabilire con metodo democratico le comuni regole del gioco; e l'ambito della cultura che esprime tutto quel complesso di istituzioni che attestano il pluralismo all'interno della società civile.

Le parole che Hayek indirizza a Sturzo sono esplicite: «Sono stato autorizzato dal Consiglio della Mont Pèlerin Society di invitarla a diventare membro della Society…la Society è impegnata nello studio dei problemi della società libera». Tali parole incontrano l'opera sturziana nel punto in cui la promozione della società libera passa per l'analisi del totalitarismo, stabilendo un nesso tra liberalismo classico, pluralismo delle forme sociali, antiperfettismo e centralità della persona; un nesso che consente di individuare, pur nelle differenze, alcuni punti di contatto tra la teoria austriaca delle istituzioni, quella ordoliberale e il popolarismo sturziano.

A testimoniare un simile possibile incontro è un breve documento che Hayek scrive a Londra nell'agosto del 1945: Memorandum on the Proposed Foundation of an International Academy for Political Philosophy Called “The Acton-Tocqueville Society”. Si tratta del testo in cui Hayek esprime l’intenzione di dar vita all'associazione che nell'aprile del 1947 prenderà il nome di Mont Pèlerin Society; significativo, a tal proposito, è che per il nome della Society Hayek avesse pensato a due alfieri del cattolicesimo liberale: Lord Acton e Alexis de Tocqueville.Nel Memorandum del '45, Hayek denuncia la principale minaccia che incombe sui popoli europei, presi dalla tenaglia dei totalitarismi e devastati materialmente, moralmente e istituzionalmente dalle conseguenze di quei totalitarismi. Hayek solleva una questione di ordine teorico che era alla base del cosiddetto “Manifesto di Friburgo” del 1936, firmato da Eucken, padre dell'ordoliberalismo e uno dei fondatori della futura Mont Pèlerin Society. Si tratta del “fatalismo” che, per Hayek e per Eucken, esprime la cifra dell'incapacità degli intellettuali di incidere nel contesto civile, finendo per giustificare tutto ciò che accade, in quanto necessario svolgimento di una storia la cui direzione è già stabilita.Hayek, al pari di Sturzo, era convinto che, per evitare la deriva totalitaria, fosse necessario comprendere che i valori di libertà e di giustizia sono come l'aria che respiriamo, la diamo per scontata e ne avvertiamo l'importanza solo quando essa viene a mancare. Per tale ragione, è fondamentale che il maggior numero possibile di persone si convinca che per tali valori bisogna imparare a combattere, affinché siano preservati e promossi.Tanto per Hayek quanto per Sturzo il totalitarismo era una sorta di “marea” che ha investito il continente europeo e che avrebbe dovuto impegnare i liberali e i cristiani di tutto il mondo in una battaglia senza cedimenti, per la promozione di quei principi liberali e cristiani, fondamentali alla rinascita dell'Europa.

Questi erano alcuni dei problemi che Hayek e Sturzo credettero di dover affrontare a partire da una limpida teoria dell'ordine politico ed economico, non volendosi arrendere al populismo autarchico, al totalitarismo aggressivo e al protezionismo liberticida, amando la libertà propria e altrui più di ogni altra cosa ed amando la patria altrui almeno quanto la propria. Consapevoli che nessun ordinamento burocratico – pubblico o privato che sia – possa evitare la realtà che esiste sempre qualcosa, come recita il testamento spirituale di Röpke, “oltre l'offerta e la domanda”.

Questo qualcosa è la dignità della persona; un ordine etico, tanto nella prospettiva sturziana quanto in quella hayekiana, sebbene non confondibili, che chiede ancor oggi di essere affrontato e compreso in profondità se non si voglia correre il rischio di abbandonare il dinamismo economico nella palude del paternalismo statalista, figlio di una logica neocorporativa e neofeudale e finire per sacrificare le libere scelte individuali sull'altare della “presunzione fatale” del Grande Pianificatore.

Flavio Felice
Ordinario di Storia delle dottrine politiche, Università del Molise


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