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È iniziata l'era dell'hybrid workplace: più produttività, benessere e sicurezza grazie alla tecnologia

5' di lettura

Lavoro in remoto oppure in presenza?  Non è solo una questione sul luogo dove si svolge la prestazione professionale: l’ hybrid workplace è un modello organizzativo che mette al centro – ridisegnandola – l’esperienza del dipendente.

Secondo l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, dopo la pandemia che ha costretto la maggior parte delle aziende a una adozione massiccia del lavoro agile – spesso forzata – questo rimarrà, almeno nell’89% delle grandi imprese. Più di un terzo dei lavoratori ritiene, inoltre, che siano migliorati sia il work-life balance sia la produttività.

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Da un lato quindi, ora che l'emergenza sembra lentamente passare e il new normal appare sempre più vicino, vi è l'esigenza di fare chiarezza e riorganizzare l'attività lavorativa: non necessariamente a casa ma, nemmeno obbligatoriamente in ufficio. Ci si è accorti, finalmente, che i vincoli di spazio e di tempo non sono utili né alle aziende, che possono liberarsi di molti dei fardelli legati alla fisicità e alla routine degli impiegati; né a questi ultimi, che possono essere più produttivi e felici se svincolati dall'obbligo di lavorare alla stessa scrivania dalle 9 alle 18.

Certamente, l’altro lato della medaglia è il senso di isolamento che si percepisce lavorando da remoto. Secondo il report annuale 2021 Microsoft Work Trend Index, ben il 60% dei lavoratori afferma che il passaggio al lavoro remoto è percepito come un allontanamento dalle relazioni personali ancora fondanti il senso di comunità di un team. E secondo l’osservatorio Smart working del Politecnico di Milano, inoltre, la percentuale dei lavoratori che si sono sentiti pienamente ingaggiati si è ridotta di quasi la metà rispetto al 2019 e più di un quarto afferma di aver sofferto di “tecnostress”.

Un paradosso? Solo apparentemente. Se della tecnologia non si tengono in considerazione anche i limiti “sociali”, l’adozione sarà di ostacolo rispetto agli obiettivi.

Si tratta della Employee Experience , ossia delle modalità attraverso cui il dipendente si relaziona con le risorse, i processi e le routine aziendali: spesso saltando da un applicativo all’altro, essendo costretto a essere egli stesso quel punto di integrazione che la tecnologia dimentica. Questo causa, ad esempio, una forte insoddisfazione dei talenti della propria organizzazione: tre su quattro, secondo IDC, si dice frustrato dalla tecnologia obsoleta e dai processi manuali. Inoltre, le inefficienze comportano una spesa nascosta enorme in termini di tempo consumato per la ricerca di informazioni che, secondo uno studio di Spiceworks/Ziff Davis, arriva fino a un’ora al giorno.

Per Avanade, leader globale nella fornitura di servizi digitali innovativi, la risposta è il consolidamento informativo. Passata l’era del best of breed, nella quale si sceglievano le singole applicazioni dallo scaffale, ora la scelta vincente è quella di affidarsi ad un ecosistema che permetta di ottimizzare il portafoglio degli strumenti e quindi il costo totale.

 Fabio Chiodini, Modern Workplace Lead :

“Nella maggior parte delle aziende i sistemi transazionali sono presenti e consolidati, la sfida è ripensare l’esperienza di utilizzo, non più a silos ma coerente e guidata dalle esigenze dei dipendenti nel nuovo modo di lavoro hybrid. Avanade da tempo affronta i progetti di workplace con un approccio Human Centric, affiancando alle competenze tecniche, esperti di user experience e di change management. Questo approccio olistico trova la sua naturale implementazione nella piattaforma Microsoft 365 e in particolare in Microsoft Teams, come experience layer, che orchestra e organizza dati, azioni, processi dei sistemi transazionali aziendali, in un nuovo modo organico, semplice, personalizzato e sicuro per svolgere le attività quotidiane.

 Ecco che quindi il nuovo experience layer diventa il punto di accesso a tutte le attività morning to night , dove, grazie all’utilizzo dell’AI, si ribalta il classico paradigma di fruizione: non è più il dipendente a dover cercare su applicazioni diverse, ma sono le informazioni, i dati, le attività che seguono il suo comportamento e sono presentate in modo personalizzato, quando e dove servono.

 Luba Manolova, Direttore della Divisione di Microsoft365:

“Se molto del funzionamento del modello di lavoro ibrido dipenderà dalle nuove policy aziendali, oggi sono gli strumenti tecnologici pensati per uno scenario di lavoro ibrido o da remoto che facilitano l’esperienza dei dipendenti. La piattaforma di Employee Experience Microsoft Viva è l’esempio di tecnologia innovativa che integra gli strumenti per il coinvolgimento, l’apprendimento, il benessere e l’individuazione e condivisione di know-how dei dipendenti direttamente all’interno del flusso di lavoro. Funzionalità più che mai necessarie a fronte dei dati che scaturiscono dal nuovo Work Trend Index 2022, che evidenzia come il 54% dei lavoratori “ibridi” italiani avverta un maggiore senso di solitudine sul posto di lavoro rispetto al periodo pre-pandemico.

Inoltre, in un mondo dove il digitale e il lavoro da remoto la fanno da padrone, è fondamentale tenere molto alta anche l’attenzione alla sicurezza dei dati aziendali e personali. operando come se fossero sempre sotto attacco e adottando il modello Zero Trust.”

 Come accennato, è necessario affiancare al focus sull’esperienza dei dipendenti la piena consapevolezza dei problemi, dei rischi – ma anche delle soluzioni – che si incontrano quando si lavora in modo ibrido. È l’epoca del modello Zero Trust : più che impedire, cosa che limita fortemente il pieno sviluppo delle potenzialità dell’hybrid working, si tratta di introdurre il principio “non ti fidare, verifica sempre”. Le reazioni avvengono a livello di sistema, sfruttando la tecnologia stessa: il controllo di comportamenti anomali, ad esempio, avviene sfruttando protocolli di AI nel pieno rispetto della privacy. Un monitoraggio attivo, dunque, fortemente integrato negli strumenti di produttività, in grado di prevenire in modo trasparente il furto di identità digitale, vero focus delle politiche di sicurezza.

 Fabio Vernacotola, Security Practice Lead di Avanade:
“La forza di Zero Trust è nell’essere un paradigma di sicurezza piuttosto che una soluzione tecnica. Ogni azienda ha un contesto tecnologico/organizzativo diverso e ha bisogno di implementare “use case” potenzialmente diversi. Avanade supporta l’adozione del paradigma Zero Trust sulla base delle specificità del cliente, sfruttando la flessibilità di Microsoft 365 e la forte integrazione nativa delle componenti di produttività e sicurezza.”

 Il progetto di cambiamento è dunque globale, non solo tecnologico: è sociale, per massimizzare i benefici riducendo i problemi, ma anche culturale, ad esempio grazie a formazione specifica che fa riconoscere i segnali di rischio informatico. In Microsoft 365 sono, inoltre, disponibili funzionalità per incrementare la security awareness (attack simulation) e agevolare i processi di compliance normativa a tutela dei diritti del dipendente.

Avanade, fondata nel 2000 da Accenture LLP e Microsoft Corporation, è il fornitore leader di servizi digitali innovativi, cloud, consulenza, soluzioni verticali per settore ed esperienze design-led nell'ecosistema Microsoft. Oggi conta 56.000 professionisti dislocati in 26 paesi nel mondo, di cui oltre 1600 in Italia tra le sedi di Milano, Roma, Firenze, Padova, Bologna, Perugia, Cagliari e Torino.

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