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È italiano il cargo spaziale intelligente che rilascia i satelliti nella posizione giusta

D-Orbit ha completato la missione per il rilascio di 12 satelliti distanziati, come richiesto da Planet: flessibilità e velocità per il servizio

di Leopoldo Benacchio

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D-Orbit ha completato la missione per il rilascio di 12 satelliti distanziati, come richiesto da Planet: flessibilità e velocità per il servizio


2' di lettura

Ci sono realizzazioni e imprese, in campo spaziale, che non suscitano molti clamori, né in fondo vogliono farlo, e una di queste è la missione Origin, dell'italiana D-Orbit appena conclusa. Consiste nella complessa operazione portata a termine da un cargo trasportatore di satelliti pensato, disegnato e costruito dall'industria di Fino Mornasco, Como, andato nello spazio il 3 settembre scorso, con il vettore Vega, partito dalla base di lancio europea della Guyana francese.

Dopo una serie di test necessari ha iniziato la propria missione a fine settembre e un mese dopo ha terminato la sua missione: consegnare nella giusta posizione in orbita ben dodici satelliti “Superdove” della Planet, ditta che ha cambiato anch'essa le carte in tavola nell'utilizzo dello spazio a favore della vita sulla Terra, con il suo concetto di approccio “agile” allo spazio stesso.

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Entrato regolarmente in orbita dove il vettore Vega lo ha lasciato, il satellite cargo Ion ha rilasciato in questo mese di tempo i 12 satelliti, di 5 chili ognuno, nelle posizioni corrette della loro comune orbita attorno alla Terra.

Posizionamento di precisione

«Il vantaggio è notevole, dato che i vari satelliti non sono rilasciati tutti assieme, ma, come richiesto da Planet, distanziati fra loro nel modo ottimale - spiega Luca Rossettini, Ceo di D-Orbit, che stima in minimo 6 mesi il vantaggio per Planet nell'usare il satellite cargo Ion rispetto alla situazione fin qui possibile, che consisteva nel lasciare tutti assieme i satelliti e poi farli posizionare coi loro propri, necessariamente modesti, mezzi.

Per questo Rossettini preferisce chiamare cargo, anziché dispenser, questi mezzi, dato che l'operazione di rilascio controllato è assai più intelligente e complessa dello sputare fuori i piccoli satelliti, come Planet ha iniziato a fare anni fa, nel 2016, addirittura dalla Stazione Spaziale internazionale.

Tant'è che nell'immediato futuro, dicembre 2020, è prevista una seconda missione, sempre con il cargo Ion, capace di eseguire queste complesse manovre orbitali, cambiando altezza e piano dell'orbita. Rilascio equidistante dei satelliti nell'orbita, maggiore velocità nella messa in funzione dei satelliti, in altre parole ricavi più rapidi per il cliente.

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La flessibilità, infine, è altra caratteristica apprezzata di questo nuovo dispositivo spaziale di D-Orbit, che può portare satelliti da pochi chili, come in questo caso, fino a 160 chili.

È interessante che una impresa innovativa e proiettata ai bisogni dell'utenza, come D-Orbit, si sia trovata con Planet, che, con la sua filosofia di basso costo e satelliti perfettamente funzionanti ma essenziali, è riuscita in ben sei anni, un'eternità nella Space Economy, a spedire 351 satelliti in orbita, dieci volte più di ogni altro concorrente collezionando petabyte di dati e soprattutto immagini delle varie zone della Terra: ogni località target ha almeno 1200 diverse immagini messe insieme in questi anni. Un tesoro di informazioni.

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