Automotive

E-mobility, la fabbrica-laboratorio di batterie

A Torino Lithops è uno dei centri di ricerca di riferimento per lo studio delle celle al litio. L'azienda fa parte del Gruppo Seri Industrial

di Filomena Greco

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Gruppo Seri Industrial, centro di produzione a Teverola, in Campania.

A Torino Lithops è uno dei centri di ricerca di riferimento per lo studio delle celle al litio. L'azienda fa parte del Gruppo Seri Industrial


4' di lettura

L’automotive ripartirà dalla mobilità elettrica. E la corsa verso la creazione di una filiera italiana nel settore delle batterie elettriche per l’automotive, dopo lo stop industriale e di mercato imposto dal Covid-19, sarà ancora più veloce. La partita italiana si gioca a Teverola, in provincia di Caserta, dove il Gruppo Seri Industrial guidato da Marco Civitillo ha realizzato la prima fabbrica italiana di batterie e dove avrà sede uno dei futuri poli di produzione voluti dall’Unione europea e sostenuti dal Governo italiano con 427 milioni di aiuti. Torino ha un ruolo in questa avventura industriale grazie al contributo della Lithops – oggi parte del Faam Research Center – azienda nata nel 2010 e acquisita dal Gruppo Seri Industrial nel 2015. In particolare, la Faam, cuore del Gruppo Seri Industrial, ha deciso di acquisire l’azienda torinese nell’ambito del progetto di sviluppo di una vera e propria filiera integrata per la produzione di batterie al litio. E oggi il Centro Ricerche Faam (Frc) rappresenta, con i suoi dieci ricercatori guidati da Daniela Fontana e Carlo Novarese, uno dei centri di riferimento per la ricerca e lo sviluppo dell’intero gruppo sulle batterie litio-ione. «La sfida industriale non è semplicemente legata alla possibilità di creare le competenze industriali per produrre in italia le celle per le batterie, normalmente acquisite in Asia – spiega Marco Civitillo, Investor Relator di Seri Industrial – ma di realizzare un prodotto competitivo sul mercato, progettato secondo le esigenze dei clienti e, in una fase successiva di sviluppo, più sicuro, a più alte prestazioni e più sostenibile per l’ambiente».

Le batterie del futuro
È quella che Carlo Novarese, Program manager di Faam, definisce la nuova generazione di celle per batterie, «qualla che noi definiamo Generazione 3b e 4, attualmente non ancora disponibili a livello commerciale, che rappresenteranno un salto tecnologico rispetto ai prodotti attuali, sia in termini di performance, ad esempio la quantità di energia accumulata, per unità di volume o peso, che di sicurezza». In questa prospettiva si inseriscono le attività di ricerca e sviluppo per mettere a punto batterie con un elettrolita solido destinato, in futuro, a sostituire quello liquido. «Questo processo – spiega Novarese – garantirà un notevole incremento della sicurezza delle batterie, che saranno ad esempio meno infiammabili e pericolose in caso di incidente». Il fattore costo e il tema della sostenibilità ambientale rappresentano gli altri due driver delle attività di ricerca e sviluppo, senza dimenticare le attività di recupero e riciclo delle celle degli accumulatori. Sono queste le caratteristiche industriali che potranno fare la differenza, in futuro, tra le batterie Made in Europe e i prodotti realizzati in Asia, e che potranno rappresentare un vantaggio competitivo.

Fabbrica-laboratorio a Torino
Ambiente ad umidità controllata, dispositivi di protezione personale per la sicurezza del personale e per non contaminare i materiali, si lavora così nella fabbrica-laboratorio alle porte di Torino dove è stata messa a punto la procedura su scala pilota per realizzare, da polveri attive, additivi e solventi, le celle al litio. Da miscele omogenee si passa a collettori di corrente, rame o alluminio, uniti e passati in un forno industriale per far evaporare il solvente, fino alla realizzazione dell’elettrodo e poi delle celle e vere e proprie.

È l’esperienza di ricerca messa a punto nella piccola fabbrica-laboratorio di Torino a rappresentare il di partenza per la futura produzione che sarà realizzata in provincia di Caserta. Per mesi alcuni dei tecnici di Teverola hanno fatto formazione nell’impianto pilota di Torino per riqualificare i loro profili professionali. «Con l’acquisizione del polo torinese – spiega Novarese – Faam si è portata in casa il know how necessario a fare il salto industriale e produrre celle a litio-ione».

Il team di ricerca e sviluppo di Torino, racconta Civitillo, «collabora con il nucleo che abbiamo creato a Teverola e con un altro polo del Gruppo nelle Marche, a Monterubiano, più focalizzato sulla parte elettronica della batteria, precursore dello sviluppo degli accumulatori litio-ione in Italia». Si guarda dunque al futuro, sebbene per ora l’inaugurazione del primo polo industriale di produzione di batterie al litio – con a regime 75 addetti – è stata rimandata a causa dell’allarme sanitario in corso.

L’Europa in campo
Faam e l’intero Gruppo Seri Industrial sono parte attiva della European Battery Alliance, punto di partenza del progetto dell’Ue a sostegno della creazione di Giga factory nel vecchio continente, in deroga alla logica degli aiuti di Stato. Sì, perché in questo settore l’industria europea parte quasi da zero ed è necessario sostenere la creazione di competenze e filiere il più possibile complete.

A lavorare sulle celle al litio in Italia c’è soltanto la Faam, in particolare nel laboratorio di Torino, accanto ad altre quattro o cinque realtà in Europa. Le competenze industriali da recuperare, dunque, sono tante. Per questo il piano messo a punto dall’Europa prevede aiuti per 3,2 miliardi nel quadro del progetto Ipcei – circa 570 di risorse garantite dall’Italia – destinati a 17 aziende, 5 delle quali italiane: nell’elenco oltre alla Faam e a Seri Industrial ci sono Solvay, Enel X, Kaitek ed Endurance.

Risorse che, per l’Italia, saranno destinate prevalentemente alla realizzazione della seconda fabbrica di batterie al litio – questa volta una Giga factory da 2,5 GWh di capacità produttiva – destinate al settore automotive.

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