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È morta la critica d’arte Lea Vergine, il giorno dopo il marito Enzo Mari

Aveva 82 anni, nata a Napoli, si era trasferita a Milano negli anni 70. Era ricoverata al San Raffaele per complicanze legate al Covid-19

(ANSA)

2' di lettura

È morta a 82 anni Lea Vergine, curatrice e critica d’arte. Se ne va il giorno dopo il marito Enzo Mari: con lui era ricoverata al San Raffaele per complicanze legate al Covid-19. Nata a Napoli nel 1938, Lea Buoncristiano, questo il suo vero nome, si era stabilita a Milano negli anni 70 dove era stata tra i protagonista culturali di quella stagione insieme a Gillo Dorfles, Arturo Schwarz, Silvana Ottieri, Camilla Cederna.

Arte e donne

Ha contribuito ad allargare l’indagine sull’arte, andando a raccontare pratiche come la body art a cui dedica un volume nel 1974 (rieditato e aggiornato nel 2000): Body art e storie simili. Il corpo come linguaggio. E si è spesa per il racconto al femminile dell’esperienza artistica, come nella mostra L'altra metà dell'avanguardia a Palazzo Reale a Milano nel 1980 (con allestimento di Achille Castiglioni), che presentava le opere di oltre cento artiste attive all'interno dei movimenti d'avanguardia d'inizio Novecento ma assenti dalla storiografia ufficiale: «Molte di queste donne hanno lavorato al posto dei mariti, al posto dei fratelli, al posto degli amanti e molte cose che noi vediamo firmate al maschile sono state fatte da loro, c'è da chiedersi perché l'oblatività delle donne è così feroce verso di loro, però questo è un altro discorso ancora», raccontò in proposito.

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Ha curato il libro Capri 1905-1940, a cui teneva molto, sui cortocircuiti culturali e politica dell’isola all’inizio del Novecento, «dove lavorarono anarchici, socialisti, futuristi, poeti e “profeti” d'ogni parte del mondo, tra malattia e stravaganza, nell'azione politica di respiro internazionale come nella clausura. Ne nacque un mito che è andato molto più in là della famosa realtà geografico-turistica dell'Isola».

Arte e dolore

Il suo ultimo libro è L'arte non è faccenda di persone perbene. Conversazione con Chiara Gatti, edito da Rizzoli nel 2016, in cui ripercorre la vita dall’infanzia napoletana, le avanguardie, le amicizie, la politica. Senza togliere il dolore attraverso tutto questo: «L'arte non è faccenda di persone perbene. È inutile che lo spettatore cerchi nella visione di un'opera d'arte qualcosa che lo consoli. Troverà solo qualcosa che lo dilanierà. Starà a lui decidere come adoperarlo».

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